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laR
 
20.06.2022 - 19:29
Aggiornamento: 19:52

Con Freddie & the Cannonballs a Memphis e dintorni

Dallo Swiss Blues Challenge all’International Blues Challenge nel Tennessee fino a ‘Two Sides of the Same Coin’, nuovo doppio album

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Si comincia con ‘Cannonballs!’, il minuto e mezzo che da sempre apre i loro concerti. «L’abbiamo fissato una volta per tutte». Fissato su ‘Two Sides of the Same Coin’, due lati della stessa moneta, nuovo doppio album dei ticinesi Freddie & the Cannonballs, dove Freddie è Federico Albertoni, bassista e cantante innamorato del blues, dall’esperienza ventennale. Della band è il tramite di questa «faticaccia» completata insieme a Mad Mantello (chitarra), Roberto Panzeri (batteria), Andi Appignani (organo) e ai sassofonisti Nigel Casey e Olmo Antezana prima di volare a Memphis, Tennessee.

(Flashback n.1) Correva l’anno 2021 e Freddie e i suoi Cannonballs vincevano lo Swiss Blues Challenge, garantendosi la partecipazione all’International Blues Challenge (Ibc) indetto dalla Blues Foundation, tenutosi lo scorso maggio. Un ‘Challenge’ fermatosi, con tutti gli onori, in semifinale. È quindi ora d’obbligo, prima di parlare del disco, parlare di quella città. «Bella», sintetizza Freddie. «Mi è capitato di raccontarla in questo modo: si arriva a Memphis e non si sa bene cosa succederà fino a che non suoni la prima nota; c’è da una parte il timore di non essere all’altezza, ma si fa anche strada la possibilità opposta, e cioè creare entusiasmo, che è quel che poi è successo. Siamo saliti sul palco con piglio deciso ma divertito, con la voglia matta di suonare e il pubblico americano ci ha regalato un calore inaspettato».


Christophe Losberger
Primi classificati a Basilea nel 2021

Famiglia allargata

(Flashback n.2) Era il dicembre 2021 quando su queste pagine l’Albertoni lanciava il crowdfunding per Memphis. "La partecipazione all’Ibc non prevede remunerazione e le spese per una band di sei elementi sono molto importanti. Questa è letteralmente l’ultima opzione che ci è rimasta per realizzare un sogno", ci diceva, rammaricandosi che nessuna istituzione – «Nemmeno gli enti che per statuto dovrebbero impegnarsi per questo», fa notare oggi – si era offerta di contribuire ai costi vivi di una formazione che andava a rappresentare l’intera Svizzera in un concorso internazionale. Se quel sogno si è realizzato, Freddie & the Cannonballs lo devono al proprio pubblico: «All’inizio ero un po’ scettico sul crowdfunding, lo vedevo un andare a elemosinare soldi, ma non avevamo scelta. E invece è funzionato benissimo e la cosa più bella è che ci ha avvicinati ancor più al nostro pubblico». Pochi giorni per raggiungere metà raccolta, una settimana per raggiungere l’obiettivo.

Di eroi nascosti e diritti civili

Il presente. Dopo la traccia autoriferita, è ‘The Truth is in The Pudding’, un blues ‘zozzo’ dunque bello, ad aprire ‘Two Sides of the Same Coin’, il cd 1 ‘Cannonballs Side’, gli inediti, che ha nella Stax-oriented ‘Let Me Sleep’ ha il primo dei testi ‘pregni’, dallo spunto pandemico: «Era il periodo in cui si provava a stare a galla, anche musicalmente, per chi almeno fa questo di professione. ‘Let Me Sleep’ è una riflessione sull’essere umano, sulla natura umana. Cito Tolkien in un paio di casi, mia grande passione, sono le considerazioni che si ritrovano nei romanzi distopici, post-apocalittici sulla natura umana, contrapposti agli elementi salvifici, le persone che ti stanno accanto e ti vogliono bene». Il suono si fa black per un altro testo zeppo di significati. ‘yOUR PAIN’, titolo graficamente degno di un’agenzia di comunicazione, è scritto così perché «racchiude una parte di senso importante di condivisone del dolore contenuto nella storia afroamericana. Sono temi che nel mio essere docente d’inglese affronto spesso in aula, il tema dei diritti civili, i movimenti nati in questo senso, in una storia americana la cui fortuna anche economica li include. Nella canzone ci sono riferimenti ben precisi».

Riferimenti come quello a Emmett Till, il 14enne afroamericano rapito e brutalmente linciato nell’agosto del 1955, cui nel 1962 Bob Dylan rese omaggio in ‘The Death of Emmett Till’. «Fu il George Floyd degli anni ’50, il primo caso che ebbe rilevanza sulla stampa. Ma ci sono anche altre storie che mi hanno dato lo spunto a chiedermi se abbia senso, come musicista bianco, europeo, privilegiato, cimentarmi con una musica che è di fatto frutto della sofferenza di un popolo». Memphis è stata anche l’occasione per trovare la risposta: «La sera delle semifinali, quello che credo fosse un buttafuori ascoltava un brano dal nostro primo Ep, ‘Rivers’ (Fiumi, ndr), in cui si menziona anche l’Alabama River che passa da Selma, sede di uno scontro terribile tra polizia e afroamericani (da cui l’omonimo film del 2014, ndr). Mi ha chiesto da dove venisse il testo; io ho domandato a lui, che avevo intuito essere attivo nei movimenti per i diritti civili, come vivesse l’idea di una band europea che parlasse di questi temi. Mi ha dato un benestare molto toccante».

Un cenno anche a ‘Unsung Hero’, ballad-tributo agli eroi nascosti. «Parla di mia moglie», svela Freddie. «Ha lavorato nei reparti Covid, ha creato in me grande ammirazione. Di solito non porto questi discorsi nelle canzoni in modo troppo aperto, ma scrivo di cose che mi riguardano e quindi ci stava. E poi ci siamo sposati a ottobre…». Evaso il momento ‘Congratulazioni’, un apprezzamento all’inno ‘We Shall Not Be Moved’, che chiude il primo disco. Sul secondo, ‘Vintage Side – Live!’, registrato dal vivo durante un concerto al Recording Studio Canaa di Mauro Fiero (suoi registrazione e missaggio di entrambi i dischi), una manciata d’interpretazioni di brani di altri, tra hit e ‘chicche’, frutto della ricerca di Albertoni.

In memoriam

Freddie & The Cannonballs sono attesi a JazzAscona a fine mese, a luglio al Summerblues di Basilea, in agosto al Vallemaggia Magic Blues, a Crans-Montana e Annemasse, in Francia. Albertoni: «Sono una conseguenza della vittoria dello Swiss Blues Challenge, che prevede la partecipazione della band vincitrice ad alcuni dei principali festival. Le porte ora si aprono più facilmente, perché di solito è una grande lotta». Una lotta, e insieme una storia, che avrebbe potuto scrivere anche il tastierista Chris Arcioni, andatosene nel 2020: «Manca tantissimo, anche a Memphis lo abbiamo pensato. Questo nulla toglie alla bravura di Andi Appignani, ma il vuoto umano rimane».

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