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laR
 
08.06.2022 - 09:12
Aggiornamento: 17:58

Di Alzheimer al Dimitri, dentro le storie di chi si è perso

A colloquio con Andrea Herdeg, coreografa di ‘Dementia’, lavoro di fine Bachelor all’Accademia. Quattro rappresentazioni in Ticino, la prima il 10 giugno

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Un momento delle prove di ‘Dementia’, spettacolo di fine Bachelor all’Accademia Dimitri

Ogni diciassette minuti, in Svizzera, qualcuno si sente dire ciò che non vorrebbe mai venire a sapere. Un proprio caro sta perdendo pezzi di sé, e non tornerà più. La demenza può avere vari nomi e manifestarsi in diversi modi; ma ha il tratto comune di essere devastante per chi, impotente, vede svanire un genitore, un fratello, un amico. "Dementia" è il titolo del lavoro collettivo di fine formazione degli studenti del terzo anno di ‘Bachelor in Arts of Theatre’ (A.A. 2019-2022) all’Accademia Dimitri di Verscio. «È un tema sempre più presente; così come, in generale, lo è la vecchiaia», ci dice Andrea Herdeg, che dello spettacolo cura la coreografia. Lo dicono i numeri, del resto: le persone affette da demenza si stima siano più di 146mila in Svizzera, dove ogni anno si diagnosticano oltre 31mila nuovi casi.

Ma dietro alle cifre, ci sono le storie reali e le persone con le loro storie. Così simili, così diverse. Invitato a percorrere i corridoi di una clinica immaginaria popolata da malati di Alzheimer, lo spettatore verrà portato a entrare il più possibile in ciò che è la raffigurazione della malattia, in un flusso di vicende e destini. «Gli elementi scenici sono ispirati da fatti e appunti dello psichiatra gerontologo zurighese Christoph Held e dal suo libro "Bewohner" (residenti). Vite e contatti che il medico ha avuto realmente, dalla mamma italiana all’ex alto dirigente d’azienda. È questo, il punto di partenza dello spettacolo. Non si racconta la malattia in modo generico; "Dementia" non è una rappresentazione che parla dell’Alzheimer in maniera scientifica; lo fa invece attraverso storie vere, che ‘concretizzano’ la patologia».

In contatto con chi ha perso sé stesso

Affidata al regista tedesco Volker Hesse (già direttore del Theater am Neumarkt di Zurigo e del Maxim Gorki Theater di Berlino, premio ‘Hans Reinhart-Ring’, creatore dello spettacolo "Sacre del Gottardo" eseguito alla cerimonia di apertura della galleria di base), la produzione vuole rendere omaggio ai malati, al personale curante e ai familiari; attraverso mezzi espressivi del corpo, della voce e delle emozioni. Con dialoghi in italiano, francese, tedesco e svizzero tedesco, Jérémie Bielmann, Laure Bruneteaux, Andrea Cannarozzo, Steeven Chakroun, Valeria Estrella, Salomé Fischer, Simon Huggler, Eva Felicitas Krause, Martha Mutapay, Georgia Paliogianni, Juan Bautista Poniz, Baptiste Vurlod impersonano il personale curante e muovono i ‘puppet’, con cui vengono rappresentate le persone anziane. È alle marionette, che Hesse conferisce il compito di raccontare le storie tratte dal libro del dottor Held; lasciando ai giovani attori e ballerini l’interpretazione delle persone anziane nel lavoro coreografico, con i corpi che cambiano.

«È un lavoro che ha toccato gli studenti nel profondo dal punto di vista emotivo – prosegue la coreografa Andrea Herdeg –. Anche perché è molto presente la tematica della morte; ma anche di ciò che comporta perdere qualcuno, di avere un proprio caro con il quale non si può più entrare in contatto perché, se fisicamente è ancora lì, ormai è altrove. Provare l’esperienza di come si possa vivere questa malattia, può essere emozionante. E ciò che volevamo fare, era proprio metterci in contatto con questo stato dell’aver perso sé stessi; di avere smarrito tutti quei parametri che permettono di avere dei punti di riferimento nella vita anche su un piano motorio (lo spazio, il peso, il tempo). Le persone affette da Alzheimer non hanno più una capacità orientativa: dimenticano da dove vengono e dove stanno andando; hanno perso tutto ciò che nella vita di ‘prima’ dava sicurezza. Per gli studenti, capire cosa può voler dire aver perso sé stessi, è stata un’emozione profonda e un ‘viaggio’ interessante. Non c’è una formula per entrare in un determinato stato emotivo: è un percorso personale, nel quale ognuno deve attaccarsi alle proprie esperienze e immagini». Un percorso toccante e al contempo fragile. «Perché una trasformazione dev’essere vera ed entrare in uno stato di disorientamento, non è semplice. Non si può forzare, né farlo in modo meccanico; pena lo sconfinare nella caricatura. L’equilibrio tra rappresentare il più possibile realmente le persone malate e farlo in modo eccessivo, è assai delicato».

Di ‘Amour’ e condivisione

Il progetto di preparazione dello spettacolo si è svolto su diversi livelli: dagli incontri con l’autore del libro "Bewohner" Christoph Held ai contatti con vari professionisti che si prendono cura di persone ammalate, alla visione di documentari e film. «Gli studenti sono rimasti colpiti da"L’Amour"» di Michael Haneke con Jean-Louis Trintignant e Isabelle Huppert. «Benché non parli di demenza, racconta di una donna che si sta allontanando a causa di una malattia che conduce alla morte (Anne, la protagonista, è colpita da un ictus che ne provoca la parziale paralisi e Georges si prende cura di lei; ndr). Inoltre diversi studenti hanno un parente o conoscente malato. È incredibile – conclude Andrea Herdeg – come più si chiede e più si viene a conoscenza di persone che hanno qualcuno vicino che vive o ha vissuto una situazione del genere. La condivisione dei rispettivi vissuti è stata importante, nell’ottica di arricchirsi interiormente anche delle proprie esperienze». Non è per contro stato possibile rendere visita a strutture che si occupano di persone affette da demenza, a causa delle restrizioni pandemiche.

Quattro le date previste in Ticino: a Verscio venerdì 10 giugno ore 20.30, sabato 11 ore 20.30 (alle 17.30 tavola rotonda con Alzheimer Ticino e Ginco Ticino, in presenza di Ombretta Moccetti, Rita Pezzati, Dante Carbini e Volker Hesse), domenica 12 ore 18; a Lugano (Teatro Foce) giovedì 30 giugno ore 20.30. Biglietti e prenotazioni: info@teatrodimitri.ch; spettacolo non adatto a un pubblico sotto i 12 anni.

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