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15.05.2022 - 10:17
Aggiornamento: 14:59

Eurovision, Kalush: ‘Ci vediamo nel 2023, nell’Ucraina libera’

All’alba, dopo la vittoria, la conferenza stampa. Oleh, il leader: ‘Pronto a tornare a combattere’. Zelensky su Telegram: ‘L’anno prossimo a Mariupol’

«Grazie a tutti coloro che in Europa e nel mondo hanno votato per l’Ucraina. Vincere è stato importante, soprattutto quest’anno. Grazie dal profondo del cuore. Gloria all’Ucraina». ‘Gloria all’Ucraina’ è la risposta. Sono le 2 di notte di sabato, o l’alba di domenica che dir si voglia. Il tempo di un abbraccio collettivo e Oleh Psjuk, rapper e frontman della Kalush Orchestra fresca vincitrice dell’Eurovision Song Contest, parla di musica e di guerra in una conferenza stampa affollata e densa di significati. «Ogni vittoria è significativa per gli ucraini in questi giorni. La nostra cultura è stata attaccata, siamo qui per provare che rimane viva e speciale». Oleh non ha avuto ancora modo di sentire Volodymyr Zelensky – «So che il presidente ha altre cose più importanti in questi giorni» –, ma può confermare a nome suo che «l’Ucraina sarà felice di ospitare l’Eurovision Song Contest nella nuova, integrata e pacifica Ucraina». È il primo di più applausi. Con la luce del giorno, il presidente gli farà eco via Telegram: «L’anno prossimo l’Ucraina ospiterà l’Eurovision per la terza volta nella storia. Faremo tutto il possibile affinché possa essere Mariupol la città ospitante».

C’è chi chiede alla Kalush Orchestra cosa possano fare l’Europa e il mondo per l’Ucraina e Oleh risponde: «Ascoltare la nostra musica, guardare i nostri film, visitare la nostra terra. Non siamo i soli che mixano elementi della tradizione, magari dimenticati, con la modernità. A parte noi, ci sono molti artisti di talento in Ucraina, in diversi aspetti della vita creativa». Qualcuno si ricorda anche che domani, lunedì 16 maggio, Oleh compie 28 anni, e parte un ‘Happy Birthday’. L’artista ringrazia, poi è la guerra che si riprende la scena: «Abbiamo un’autorizzazione temporanea, tra due giorni torniamo in Patria. Difficile dire di preciso cosa faremo, ma noi ucraini siamo pronti a combattere fino alla fine». Avete paura? «Essere spaventati non serve a molto. Tra l’essere lontani dalle bombe ed essere vicini ai nostri cari, sceglierò sempre la seconda ipotesi. Non c’è modo migliore per aiutarli. Di certo c’è che domani partirò e trascorrerò il mio tempo con le persone a me più care».


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L’abbraccio

‘Stefania’ era tra le cinque canzoni più ‘considerate’ ancor prima che succedesse quel che è successo. Oleh ci tiene a sottolinearlo quando gli si fa notare del plebiscito del televoto, diverso dal voto delle nazioni per le quali l’Ucraina, senza il voto del pubblico, la Kalush Orchestra sarebbe quarta. Sempre sul fronte musicale, Oleh cita Italia, Gran Bretagna, Polonia e Moldavia tra le canzoni più belle. Quanto alla propria, di canzone: «È stato stressante, onestamente, prepararla a dovere. Per tanto tempo non abbiamo potuto provare, se non online, a distanza. Solo a Torino è stato possibile lavorare sulla performance, sulle luci e su tutto il resto. Abbiamo cercato di progredire per quanto potessimo, vista l’importanza del contesto». Gli fanno notare che è la prima volta che il rap vince all’Eurovision: «Il rap è mainstream nel mondo», risponde Oleh. «Credo che tra una decina d’anni ci stupiremo se a vincere non sarà un rapper».

Si chiude con la guerra, si chiude con "Salvate Mariupol, salvate l’Azovstal!", il grido lanciato sul palco del PalaOlimpico alla fine della performance di ieri sera, prima che ‘Stefania’ facesse la storia: «È una situazione che fa paura. Ci sono persone bloccate, che non possono uscire. Abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno d’informare tutti, la gente e le autorità. Qui c’è tanta stampa: scrivetene, parlatene, ogni piccola informazione sarà utile».

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