14.04.2022 - 19:16
Aggiornamento: 19:50

Quando il teatro affronta con successo la dislessia

A Lugano è andato in scena il riuscito ‘Cronache del bambino anatra’, divertente e intenso

di Ivo Silvestro
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Luca d’Agostino
Cronache del bambino anatra

È difficile parlare di dislessia; lo è sempre stato: un tempo perché questa caratteristica era semplicemente sconosciuta e ignorante, adesso al contrario perché se ne discute molto e si evocano luoghi comuni e pregiudizi. È difficile nella scuola, è difficile nelle famiglie ed è difficile anche in teatro; in quest’ultimo caso tuttavia la sfida non è aiutare chi – non per pigrizia o scarsa intelligenza, come a prima vista si potrebbe pensare – fatica ad abbinare suoni e segni (che in fondo questa è la lettura) pensando a strategie e soluzioni, bensì raccontare che cosa significa non essere "neurologicamente tipici", rispetto a sé stessi e rispetto agli altri.

‘Cronache del bambino anatra’, spettacolo scritto da Sonia Antinori e presentato mercoledì sera al Teatro Foce nella stagione del Lac, affronta questa sfida ragionando sul rapporto tra una madre e un figlio, dal primo giorno di scuola all’adolescenza alla maturità del figlio e la vecchiaia della madre. Il figlio è dislessico, ma soprattutto è un figlio e questa è la prima felice intuizione di questo spettacolo divertente e delicato. La seconda è quella di ambientare la storia dagli anni Sessanta a oggi, una retrodatazione che se forse disorienta i più giovani, alle prese con "strane creature" come il telefono duplex o il Gelosino, dall’altra permette di affrontare la allora sconosciuta dislessia senza preconcetti (a parte forse quello della "genialità" delle persone neuroatipiche). Si ride, ci si arrabbia, soprattutto ci si immedesima con i due personaggi nelle varie fasi della loro relazione grazie a una regia lineare ed efficace, opera di Gigi Dall’Aglio, e all’intenso lavoro dei due attori, Maria Ariis e Massimiliano Speziani.

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