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Marina Alessi
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06.02.2022 - 19:05
Aggiornamento: 19:23
di Giovanni Medolago

La vita di Claudio Bisio ha conquistato il Cinema Teatro

Applausi e risate per lo spettacolo scritto da Francesco Piccolo andato in scena a Chiasso nel fine settimana

Nato a Caserta nel 1964, Francesco Piccolo è giornalista (chez La Repubblica), sceneggiatore cinematografico (per Moretti, Virzì, Silvio Soldini e Francesca Archibugi) e televisivo (“L’amica geniale”) nonché scrittore (“Il desiderio di essere come tutti” gli è valso il Premio Strega).

Da questa cornucopia di attività ha tratto lo spettacolo “La mia vita raccontata male”, visto nel weekend al Cinema Teatro di Chiasso. Protagonista Claudio Bisio, che talvolta riprende pari pari quanto scritto da Piccolo. Il racconto dell’approdo romano, ad esempio: “Se non vai a Roma sei un cretino, però c’arrivi da sfigato”. Una iella che Piccolo alias Bisio si porta appresso anche nei flirt giovanili: “Ero felice per aver incontrato Elena! Però era una trotzkista così rigorosa che guai a distrarla dalla rivoluzione, sicché in tre anni mi diede un solo bacio…”. Ciliegina sulla torta, Elena lo smolla definitivamente proprio il giorno di San Valentino, festa borghese da stralciare! Forse contagiato dalla passione ideologica della ragazza, ricorda sgomento quando si rifiutò di rispondere “Domenica In!” alla telefonata di Mara Venier, che prometteva un mucchio di quattrini ma era altresì portavoce di una pericolosa arma di distrazione di massa.

La scenografia di Guido Fiorato sistema Bisio in un appartamento/agorà dove spiccano i “generi” non alimentari epperò essenziali come una biblioteca e soprattutto diversi apparecchi tv. È da uno di questi schermi che apprende della clamorosa sconfitta nei Mondiali del 1974 della Germania Federale contro l’allora DDR: “Il gol di Jurgen Sparwasser al 78esimo mi fece diventare comunista”. Una rete che gli spettatori del Teatro Chiasso (sold out per entrambe le performance di Bisio), perlomeno quelli di una certa età, hanno ancora nella testa se non negli occhi: “Lui mirò al cuore del capitalismo. Un gran destro in diagonale, che il portiere Maier non si aspettava. Un gol rosso, comunista, operaio. Ci sono tiri che fanno venire giù lo stadio, il suo fece crollare il muro, un po’ prima del previsto”. La tv offriva altri indimenticabili momenti (e visioni: le gambe delle gemelle Kessler, le quali in abundantia cantano “Siete tutti belli come noi!”) come il Carosello, ma soprattutto una visione dell’Italia come sempre sgangherata, ma che ancora una volta ce l’ha fatta a superare un doppio quanto infausto ventennio: quello più tragico della Guerra e l’altro, un pochino più soft, firmato Berluska.
“Occorre una vita intera per diventare sé stessi. Ho capito che ognuno di noi è fatto di un equilibrio finissimo di tutte le cose, belle o brutte, e ho imparato che, come i bastoncini del mikado (Shangai in originale, ndr), se tirassi via la cosa che mi piace meno della vita, se ne verrebbe via per sempre anche quella che mi piace di più”. Questa, in fondo, è una poetica riflessione su un motto sintetizzato così da uno dei Maestri di Claudio Bisio, il grande Enzo Jannacci: “Varda che pö la vita la fa quel che voeur”. Pubblico in visibilio, sentitissimi applausi e volti ancora sghignazzanti all’uscita del teatro chiassese.

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