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29.01.2022 - 09:36
Aggiornamento: 17:16

A qualcuno piace ‘Hot’ (quella degli Hotlanta)

Un nuovo brano per la formazione capitanata da Rocco Lombardi e Matteo Bertini, pronta a diventare band a tutti gli effetti

a-qualcuno-piace-hot-quella-degli-hotlanta
Da sinistra a destra: Mattia Mantello, Matteo Ballabio, Francesco Rezzonico, Rocco Lombardi, Matteo Bertini (foto: Federica Di Lillo)

“Ogni singolo richiama un posto degli States” era la dichiarazione doganale d’importazione di suoni e intenzioni dall’altro Continente. Parole da una rubrica intitolata ‘Ognuno a casa sua’ dentro la quale, su queste pagine, sfilarono artisti di casa nostra (ma anche vicini di casa) alle prese con le restrizioni Covid. A maggio 2021, Hotlanta, progetto di Rocco Lombardi (batteria, percussioni) e Matteo Bertini (voce) uscirono di casa una volta per tutte riempiendo lo spazio di ‘MusicaViva’ alla Rsi, sancendo la propria nascita (oltre che rinascita) dal vivo, prolungatasi fino all’ultimo Vallemaggia Magic Blues, parlando di grandi appuntamenti.

Da allora – erano i giorni che andavano dall’ottima ‘Arcade Tales’ a ‘The Sinner’ Soul’ – ne è passato di rock (e rock-blues) sotto i ponti: dalle frenesie di ‘Gold Cadillac’ alla benedetta rilassatezza di ‘Guilty’, con Bertini a scartavetrare le corde vocali, fino a ‘Hot’, già online, in radio dalla prossima settimana. ‘Hot’ che dal funk sfocia nel latin in maniera quasi schizofrenica, dunque riuscita. «Ho costruito l’ossatura, anche armonica, dal giro di basso che mi sono divertito a suonare, aggiungendo una sezione latin, e anche lì mi sono divertito, sovraincidendo congas e timbales. Poi, con gli altri, abbiamo arrangiato il tutto”. Un soddisfatto Rocco Lombardi ci illustra la genesi di un brano che «esce dai nostri colori abituali, pur restando in quella tipologia di rock che ascolto con piacere». E allora facciamo fact-checking e chiediamo a chi ‘Hot’ la canta (e bene), Matteo Bertini: «Sì, l’idea è partita da Rocco. Voleva mettere quella parte di salsa nel ritornello, abbastanza complessa da far suonare nel pezzo senza che risultasse un pugno in un occhio, ma pastosa, legata. Come sempre, mi sono fidato della sua stravaganza d’idee per capire che l’esagerazione era invece integrazione». Vocalmente, «volevo armonizzazioni, che dessero picchi, qualcosa di scomodo e di fuori dalle righe». Così fuori dalle righe che il titolo pezzo, a un certo punto, «l’avremmo cambiato volentieri in DID, Dissociative identity disorder».

Disturbo d’identità

In ‘Hot’ suonano anche Mattia Mantello (chitarra), Matteo Ballabio (tastiere), Francesco Rezzonico (basso) e Marco Nevano (sax). Il ‘disturbo d’identità’, guardando all’album per intero, è la sana varietà di strutture, suoni, generi coinvolti, esecuzioni, negli anni (Duemila) Venti della classificazione a tutti i costi. Perché si può essere riconoscibili pur rimanendo eclettici: «Non siamo partiti con l’idea di produrre un album e non ci siamo dati limiti né di tempo, né d’identità. Quello che arriverà – dice Bertini – sarà esattamente il contrario di un concept, cose scrittte in 2-3 anni, alcuni brani usciti dal ‘magazzino’. Più che un album, una specie di Greatest Hits». Di questo mondo a sé dice pure Lombardi: «Lavorando da tanti anni e con tanti gruppi, mi è capitato di trovarmi in situazioni nelle quali si voleva un taglio ben preciso, si componeva per non uscire troppo dal seminato. Finanziariamente, non ho mai vissuto della musica che ho composto e in questo progetto ho voluto sentirmi libero. Non voglio vincoli se non quello datomi dal piacere di suonare».

Il grazie a Romeo Pazzinetti del BR Studio di Lodano, colui per il quale tutto suona dannatamente bene, lo sbobiniamo da Bertini: «Dalle batterie e le mille percussioni di Rocco, dopo essersi messo le mani nei capelli, Romeo ha tirato fuori un prodotto strepitoso». Per arrivare a 10 brani, obiettivo del futuro hot-album, ne mancano ancora due: «Matteo Ballabio ha composto un bellissimo blues, e sarà il prossimo», chiude Lombardi. «Matteo Bertini, che vive quello che canta, ha scritto l’ultimo. Ciò che faremo in futuro, mi auspico, sarà di lavorare più insieme a livello di gruppo». Un gruppo di «amici e musicisti che stimo e che voglio ci mettano ognuno del suo».

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