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05.12.2021 - 22:110

Altroquando, un tranquillo week end di paura

All’insegna dell’horror di qualità, si è tenuta la prima edizione del festival dedicata al cinema di genere

Il cinema horror da sempre sfrutta l’idea che la paura si manifesta quando la banalità del quotidiano improvvisamente si eclissa lasciando emergere l’altro volto, quello inquietante, della realtà. Lo dimostra anche molta produzione contemporanea che, con mezzi esigui e trame minimaliste, raggiunge risultati pregevoli. Si potrebbe però anche ribaltare la questione riflettendo sul fatto che, molto spesso, il cinema horror ci coinvolge in storie, situazioni ed esperienze in cui la banalità del quotidiano si profila non già come una certezza che svanisce, quanto sotto forma di una normalità tutta da riconquistare.

È proprio questa la strada imboccata da ‘Knocking’ (Svezia, 2021) di Frida Kempff, film presentato venerdì scorso, in prima ticinese, in occasione della serata d’apertura di Altroquando Festival. ‘Knocking’ è una storia per molti versi inquietante: ci racconta di una donna che, uscita da un istituto psichiatrico, si ritrova sola nella sua nuova casa. Nonostante si applichi fermamente per ritrovare una parvenza di normalità e un rinnovato senso di sicurezza domestica, ecco che qualcosa comincia a turbare le sue giornate: da un appartamento situato al piano superiore arrivano rumori misteriosi, a tratti accompagnati da quelle che sembrano delle richieste di aiuto. Nulla di più logico, in queste situazioni, confrontarsi con i vicini del piano di sopra che, tuttavia, a turno dicono di non aver udito nulla. Vicini che, immancabilmente, non riescono a tranquillizzare la donna che, di fronte al persistere dei rumori, è sempre più angosciata.

L’horror non è mancato neppure in occasione della seconda giornata di proiezioni. In prima serata è stato infatti proposto ‘Amulet’ (Gran Bretagna, 2020), primo lungometraggio dell’attrice inglese Romola Garai. Il film, che figurava anche nel programma dell’ultima edizione del Sundance, è interpretato da una convincete Carla Juri, attrice ticinese ormai saldamente lanciata a livello internazionale e affiancata, per l’occasione, da Imelda Staunton, uno dei volti storici del cinema britannico. ‘Amulet’ è un horror soprannaturale, a tratti spiazzante, che mescola diversi piani della realtà e che ci coinvolge nella vicenda di un senzatetto dal passato di soldato che trova rifugio in una casa in rovina abitata da una strana ragazza e dalla madre morente. Quest’ultima è relegata in soffitta e, con il passare dei minuti, si configura come un’inquietante presenza che emana un senso di incombente malvagità.

Due film che, pur nella loro diversità, riescono ad accattivare lo spettatore portandolo su terreni che evidenziano la natura pluridimensionale del reale. Mettendo in dubbio le abituali distinzioni fra sogno e realtà, fra illusione e realtà oggettiva, tanto ‘Knocking’ che ‘Amulet’ riescono a realizzare ciò che solo il miglior cinema fantastico riesce a fare: ovvero, riconvertire le nostre certezze, basate su ciò che si tende a dare (erroneamente) per scontato, in altrettante ipotesi su ciò che potrebbe essere possibile.

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