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21.11.2021 - 13:470
Aggiornamento : 14:16

E un bel giorno Zaz tornò Isabelle

Zaz - ‘Isa’ (Parlophone) - ★★★★✩ - Tirare il fiato, scrivere ‘Isa’, fare un duetto con Till Lindemann e poi tornare in tour. Fatto

Chi negli anni ha avuto l’occasione di fare un salto su zazofficial.com avrà notato come l’artista sia stata in tour per anni e anni, a Est e a Ovest, a Nord e a Sud, i luoghi intermedi e gli angoli del mondo. Chi ha frequentato le pagine social della più bella voce francese dai tempi di Edith Piaf (non è grandeur, è amore), ne avrà apprezzato le doti artistiche, la sensibilità, l’impegno sociale, compresa la libertà di dire (al Blick) che la mancanza di rispetto per le donne arriva anche dalle donne, oltre che dagli uomini, e la cosa la fa infuriare. Dopo essere stata ovunque, poco prima della pandemia, ha deciso di rifarsi una vita, nel senso di prendersi una pausa, destino comune ai baciati dal (meritato) successo che in alcuni casi non sanno come si paga una bolletta.

Anticipato da ‘Le journal d’Isa’, pillole di YouTube sulla genesi del disco, è arrivato ‘Isa’, quinto album della oggi 41enne Isabelle Geffroy in arte Zaz, da Tours, Francia centro-occidentale, esplosa undici anni fa con il singolo ‘Je veux’ dopo studi di Conservatorio, musica moderna e niente talent, scelta dai Fifty Fingers che cercavano una voce “un po’ rotta”, poi solista. Da ‘Je veux’ in avanti, dischi di platino e diamante, tra i quali un piccolo documento storico intitolato ‘Paris’, disco coi classici della chanson française che dovrebbe essere distribuito nelle scuole.

‘Isa’ è arrivato con ‘Imagine’, canzone del cambiamento, uno degli inni che fanno da traino agli album (la scorsa volta fu ‘Qué vendrá’). Ma se ‘Imagine’ è scritta da altri, Isabelle si è scritta la canzone che apre l’album, che si chiama ‘Les jours heureux’ e ha la medesima dolcezza commissionata tre anni fa agli autori di ‘Demain c’est toi’, desiderio di maternità che aprì ‘Effet miroir’, l’album precedente. ‘Les jours heureux’ è la migliore delle ballad possibili in cui del pianoforte si ascolta finanche quella che pare la meccanica dello strumento, forse perché il ritornello recita “Lascia che la vita danzi sui pianoforti a coda”. In verità, a ogni tasto dello strumento è collegato un suono ‘corporale’, trovato del produttore olandese del disco, Reyn Ouwehand in arte Reyn, che alla richiesta di Zaz di avere un suono organico ha trovato in lei quanto di più organico ci sia: “Mi ha messa davanti a un microfono – racconta Isabelle – e mi ha chiesto di fare cose col mio corpo”, tipo schiaffeggiarsi leggermente le guance, o battersi le cosce, e via così. Organico per organico, il tour si chiama ‘Organique Tour’.

Romanticismo Rammstein

Tornando al desiderio di maternità. Su ‘Isa’, in ‘Ce que tu es dans ma vie’ Zaz canta di Jayna, che è solo in parte la realizzazione del desiderio. Jayna è la figlia del suo nuovo compagno, esperienza che produce poesia (“Non importa cosa sono / Anche se non ha nome / Cosa sei nella mia vita / Anche se non ha nome / Sarò la tua sorella, la tua alleata / Il tuo amico, la tua roccia”. Quanto alla maternità, “ci stiamo lavorando”, dice alla stampa. Splendidamente orchestrata ‘Avec son frère’ è un capitolo sulla migrazione di giovani in cerca di meglio e prodighi di rassicurazioni affidate a una lettera per chi è restato. E così la notturna ‘À perte de rue’, nei pressi della chanson française, prima che al centro di essa vi giunga il “duetto folle” con Till Lindemann, cantante dei metallari Rammstein.

“Durante un concerto in Germania, la sua truccatrice mi disse che amava le mie canzoni”, racconta Zaz. Invitata nel camerino del frontman in occasione di un concerto parigino dei Rammstein, un abbraccio, due parole e un curioso congedo: “Me ne stavo andando quando ho sentito la mia canzone e sono tornata indietro: ecco, vedere Till danzare sulle note di ‘Je Veux’ è stato puro surrealismo”. Isabelle dirà più tardi alla Rts che in quell’occasione il cantante espresse il desiderio di registrare “assolutamente” un duetto in francese con lei, occupandosi del testo. Testo che, stando a rammwiki.net, l’enciclopedia digitale dei Rammstein, nacque in tedesco tre anni fa insieme a Thierry Faure, pianista di Zaz, poi tradotto in francese dalla signora Lindemann. ‘Le jardin des larmes’ è stata registrata in un posto familiare ai Rammstein, lo Studio La Fabrique a Saint-Rémy-de-Provence dove la band registrò due album; il videoclip, invece, in Uzbekistan, teatro di un bagno di sangue, deserto e amore reciprocamente distruttivo, con titoli di coda a voce, quella di Zaz. Che del contenuto dice: “L’amore che ci consuma dall’interno, e poi, la liberazione”. Da vedere.

E tutto il resto

L’appuntamento più svizzero di tutti è per il 10 febbraio alla Victoria Hall di Ginevra. Male che vada, il 12 aprile a Lucerna (Kkl) o il 17 maggio a Zurigo (Kongresshaus). L’appuntamento dal vivo più vicino a noi, sempre che i nostri cinema se ne occuperanno, è il live registrato giorni fa alle Carrières de Lumières, cave sotterranee nei pressi di Les Baux-de-Provence, Sud della Francia, proiettato nei cinema d’Europa il 25 novembre prossimo. Per ora c’è ‘Isa’, dove swing, jazz e gypsy sono pressati in una produzione tra il freddo-nordico e il grezzo-indipendente. Abituati agli svolazzi di ‘Paris’ e all’iridescenza di ‘Effet miroir’, accontentiamoci di armonie essenziali, funzionali alla necessità di raccontarsi di chi si è guardato dentro e ci ha visto di tutto, e raccogliamo l’invito all’ascolto di un lavoro quanto mai cantautorale che non cambia di una virgola il nostro amore per chi canta. A condurci per mano sono le parole, belle come quelle che chiudono l’album nella salomonica ‘Et le reste’: “E il viaggio continua senza di me / Che sia morbido come una carezza / Spero che un giorno ci rivedremo / Per amore, tenerezza, e tutto il resto”.

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