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17.11.2021 - 08:070
Aggiornamento : 15:47

Castellinaria, due film sull’accoglienza che non c’è

Stasera nel concorso Young ‘Europa’ di Haider Rashid e ‘La Mif’ di Fred Baillif

Sono due film molto diversi, per stili e temi, quelli che Castellinaria propone oggi pomeriggio: da una parte ‘Europa’ di Haider Rashid (alle 18.15 all’Espocentro), dall’altra ‘La Mif’ di Fred Baillif (sempre all’Espocentro ma alle 20.45). Da una parte la frontiera tra Bulgaria e Turchia, dall’altra una struttura d’accoglienza per minori nella Svizzera francese; da una parte un giovane profugo iracheno che fugge da trafficanti e gruppi paramilitari che sorvegliano i confini, dall’altra delle ragazze che cercano un equilibrio, una famiglia; da una parte un film claustrofobico, costituito quasi esclusivamente da primi e primissimi piani del protagonista nella sua fuga; dall’altra un film corale, costruito quasi come un documentario dal regista insieme alle protagoniste.

Dov’è l’Europa

Haider Rashid non ha solo diretto ‘Europa’, ma si è anche occupato (con Sonia Giannetto) della sceneggiatura e del montaggio, ma vanno menzionati anche il fonico Giandomenico Petillo e il sound designer Gabriele Fasano, perché il suono – dei boschi, dei paramilitari, il respiro del protagonista – è una parte fondamentale dell’esperienza di questo film che per certi aspetti ricorda i progetti immersivi di realtà virtuale: la camera “marca stretto” Kamal (interpretato dal bravo Adam Ali), portando lo spettatore a correre con lui nei boschi, ad arrampicarsi sugli alberi per sfuggire ai cacciatori di migranti, quasi fossimo suoi compagni di viaggio.

Uno stile narrativo certo non nuovo, ma che Rashid usa con buon mestiere e per dare forza a una storia tutto sommato semplice, tanto da costituire un genere cinematografico, quello del protagonista solitario in fuga. Rashid non racconta la migrazione, non traccia un quadro dei motivi che spingono migliaia di persone a cercare di raggiungere l’Europa, non si sofferma sui meccanismi criminali di questo traffico di uomini, sulle motivazioni politiche che spingono molti Paesi a chiudersi: il minimo di contesto necessario per comprendere la fuga di Kamal è dato da pochi testi che vediamo all’inizio del film. Quello che conta è mostrare Kamal, dare la possibilità di essere con lui, quasi di abbracciarlo in questo suo disperato viaggio, mettendo da parte retorica e pietismo per ricorrere a un forte realismo: questa è la rotta dei Balcani, questa è la migrazione, questa è l’Europa.

Dov’è la famiglia

‘Europa’ ha qualcosa di personale: il confine tra Bulgaria e Turchia è lo stesso che, anni fa e in un contesto molto diverso, il padre del regista ha percorso per raggiungere l’Europa, dove Haider Rashid è nato nel 1985.

E qualcosa di personale c’è anche in ‘La Mif’ di Fred Baillif: il regista, ex giocatore professionista di basket, è anche stato operatore sociale proprio in una struttura simile a quella che vediamo sullo schermo. Il film è nato appunto in collaborazione con la direttrice dell’istituto (Claudia Grob) dove, vent’anni fa, aveva fatto uno stage, attraverso un lavoro di scrittura condivisa con alcune delle ragazze ospitate in quel centro, attrici e coautrici di ‘La Mif’. È lo stile di “cinéma vérité” basato su persone reali e sull’improvvisazione, caro al regista svizzero (citiamo qui il bel ‘Edelweiss Revolution’ di qualche anno fa).

Il risultato, come detto, è un film corale, al centro del quale più che i singoli personaggi – la già citata direttrice, altri educatori, le ragazze ospiti – contano le dinamiche. Perché in quel centro di accoglienza si viene a creare un senso di comunità molto forte, una dimensione familiare che purtroppo l’istituzione non sembra in grado di gestire, come dimostra la gestione di un incidente. Il film racconta con delicatezza e rispetto di una famiglia, una ‘mif’ come si dice in slang, e dei limiti di un sistema che a volte sembra studiato più per nascondere i problemi che per affrontarli.

Due film molto diversi, ‘Europa’ e ‘La Mif’. Ad accomunarli è l’incapacità di una società, della nostra società, di accogliere e rispettare chi è in difficoltà.

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