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23.10.2021 - 12:290

Le eroine della commedia di Bindu de Stoppani

‘40enni in salita’, girato in Val di Blenio, avrà un’anteprima all’Iride di Lugano e poi sarà trasmesso dalla Rsi

Tre amiche d’infanzia si ritrovano anni dopo: il tempo è passato, ognuna è andata per la sua strada, quel legame nato in un campo estivo si è allentato anche a causa di alcuni contrasti. Eppure eccole lì: Marta, Isabella e Sara con la figlia adolescente Matilda, riunite per l’ultimo saluto alla quarta amica del gruppo, Lisa. Morta in uno dei suoi avventurosi viaggi in giro per il mondo, Elena ha lasciato scritto che le amiche avrebbero dovuto spargere al vento le proprie ceneri nelle montagne in cui si erano conosciute trent’anni prima.
Inizia così ‘40enni in salita’ di Bindu de Stoppani. Il resto è facile immaginarlo: tra sentieri bloccati e altri imprevisti quello che doveva essere un giretto di poche ore diventa un viaggio di tre giorni nel quale le quattro protagoniste riscopriranno la loro amicizia e ripenseranno alla propria vita. Il tutto tra le montagne della Val di Blenio e della Val Bedretto, che in molti riconosceranno all’anteprima in programma oggi alle 14.30 al Cinema Iride di Lugano. Il film, prodotto da Hugo film in coproduzione con Rsi e Cinédokké, sarà poi trasmesso su Rsi La1 martedì 26 ottobre alle 21.
‘40enni in salita’ è un commedia ben costruita, con personaggi caricaturali senza essere macchiettistici, alternando con intelligenza momenti di comicità ad altri più drammatici e intensi. E, cosa non molto frequente al cinema, uno sketch sulle mestruazioni. «Sono felice che abbia notato questa cosa» ci dice Bindu de Stoppani. «Per me è stato importante mostrare nella maniera più completa cosa vuol dire essere donna in situazioni magari non perfette». C’è anche una scena sulla scomodità del far pipì tra i cespugli, ma quello è forse più comune delle mestruazioni. «E le mestruazioni mostrando il sangue rosso – prosegue la regista –: le pubblicità hanno sempre usato il colore blu… eppure è una cosa normale, un evento mensile che riguarda metà della popolazione. Penso sia stato importante mettere, in modo ironico e divertente, il tema sul tavolo».

Come è nata l’idea di quattro donne perse in montagna?

Questo film ha iniziato il suo percorso quando mio marito è andato con degli amici a scalare il monte Toubkal in Marocco. Quando al ritorno mi ha raccontato come era andata, mi sono chiesta cosa sarebbe accaduto se a scalare una montagna fossero state quattro o cinque donne completamente inesperte? Mi piaceva l’idea di un’avventura vista e vissuta da un altro genere, e poi non avevo mai visto film con donne in circostanze simili, che devono eroicamente sopravvivere nella natura.

Protagoniste di una commedia con però molti momenti drammatici.

A me piace giocare con la commedia che si sviluppa dal dramma, con la risata che arriva perché sai cosa le protagoniste stanno provando. Mi piace giocare con questa dualità, poi è ovvio che ti muovi su un filo sottile, a volte vai più sulla commedia, a volte più sul dramma.

Come sono stati costruiti i quattro personaggi femminili? E forse dovrei dire ‘cinque’ perché comunque anche Lisa, pur non apparendo mai, è anche lei protagonista del film.

Per me è stato molto bello costruire questi personaggi. Ognuna delle cinque protagoniste – come detto anche Lisa che muore all’inizio del racconto ed è un’urna che le altre si portano per tutto il viaggio – rappresenta un tipo diverso di donna e nella prima parte del film sono molto inquadrate in questo modello: Marta è la mamma perfetta con marito, figli e casa tutti in ordine; Raffaella è la businesswoman glamour che deve mostrare al mondo il suo successo, anche se ha un matrimonio fallito; Sara che è incasinata, sempre impegnata in qualche storia d’amore e con la figlia teenager, Matilda, che è un po’ il suo specchio. E poi Lisa: la vediamo rappresentata da questa urna, ma è l’avventurosa che spinge le amiche fin da quando erano piccole.
Ognuna di queste donne rappresenta un lato di una donna completa e man mano che il viaggio prosegue le protagoniste cambiano, uniscono le loro forze. Come delle supereroine che combinano i propri poteri.

Le attrici come sono state scelte?

Il casting è stato molto divertente. Il film è stato scritto prima della pandemia e appena c’è stato il lockdown abbiamo avuto l’ok dalla produzione. Ok, potevamo girarlo… ma come, quando?
Appena è stato possibile, nella pausa tra le due ondate quando innocentemente tutti pensavamo che sarebbe finita lì, sono andata a Roma per il casting. Con Anna Ferzetti ho già lavorato in ‘Cercando Camille’ e per Sara ho sempre pensato a lei; Elena (Di Cioccio, sullo schermo Marta ndr) ed Euridice (Axen, che interpreta Isabella, ndr) si sono presentate al casting ed erano perfette per il ruolo. Anche Irene Casagrande, che fa Matilda, è stata veramente una scoperta.
E poi hanno provato tutte insieme, perché nel film sono solo loro, in montagna: il loro lavorare insieme era molto importante quindi prima delle riprese per due settimane abbiamo provato, costruito una relazione.

E le riprese? Immagino che l’avventura delle protagoniste sia stata un po’ anche quella della troupe…

C’è voluto un po’ di tempo per adeguarsi: la prima settimana eravamo tutti un po’ spaesati, anche perché come detto eravamo nello spazio tra i due lockdown, dopo tre mesi chiusi in casa ritrovarsi all’aria aperta, e a un’altitudine abbastanza alta, è stato un po’ uno shock.
Quasi tutto il film è all’aperto, quando pioveva pioveva davvero, quando c’era il sole c’era il sole, quando c’era il vento c’era il vento e non potevi chiudere il tetto o dire “questa scena la giriamo domani”, perché chissà che tempo ci sarebbe stato domani. Siamo comunque stati fortunati e la troupe svizzera e ticinese hanno mostrato grande dedizione.
Questa avventura l’abbiamo vissuta tutti, anche le attrici: ricordo che all’inizio avevano paura dei grilli, dopo cinque settimane di riprese si sdraiavano nei prati.

Un’anteprima al cinema, poi direttamente in televisione. Come mai?

È una domanda che andrebbe fatta ai produttori… penso che la televisione fosse felice e ansiosa di mostrarlo e poi per noi cineasti la situazione è complessa. Quest’anno di Covid ha trattenuto tanti grandi film che stanno uscendo nello stesso momento: per film più piccoli, più personali, più locali è difficile… È un peccato e sono quindi felice che la Rsi creda in ‘40enni in salita’ e vuole che esca. Magari poi tornerà in sala…

Anche perché è un ‘vero’ film, pensato per il cinema.

Sì, la storia ha un sesto personaggio: la natura. C’è tutto un gioco sulla claustrofobia delle quattro donne in questo spazio vasto ed era quindi importante per noi catturarlo in modo cinematografico.

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