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15.04.2021 - 22:54

Visions du Réel, fuori e dentro la bolla di Valerie Blankenbyl

Al festival cinematografico di Nyon il documentario ‘The Bubble’ sull’isolamento di un complesso residenziale per ricchi pensionati

Si è aperto nel migliore dei modi, il festival cinematografico di Nyon Visions du Réel: approfittando delle parziali riaperture, gli organizzatori hanno subito annunciato, a partire da giovedì prossimo, una cinquantina di proiezioni pubbliche che si affiancano al ricco programma online che accompagnerà il pubblico fino al 25 aprile.

Nella competizione internazionale, ieri è passato uno dei due documentari svizzeri in concorso: ‘The Bubble’ di Valerie Blankenbyl, disponibile online fino a domenica (visionsdureel.ch).

La bolla alla quale la regista fa riferimento è difficile da descrivere, anche perché il nome vero, The Villages, suggerisce la fuorviante immagine di una piccola comunità, diciamo una cittadina. Quello che abbiamo di fronte è piuttosto un distretto abitativo, grande due volte Manhattan – e ulteriori espansioni sono in programma – che accoglie 150mila pensionati. Ceto medio-alto, praticamente tutti bianchi e sostenitori di Trump, una sorta di utopia dell’America cristiana e conservatrice, come lo ha raccontato Emiliano Bos in un reportage pubblicato su Ticino7 il 6 marzo.

Ma a Blankenbyl non interessa raccontare contraddizioni e paranoie di una parte della popolazione statunitense: il suo documentario esplora l’isolamento dalla realtà circostante che è al centro del progetto The Villages. Ci troviamo appunto in una bolla, separata dal resto della Florida da muri e barriere sulla cui legalità ci sarebbe da discutere, dal momento che in buona parte si tratta di suolo pubblico. Un isolamento comprensibile: a voler cercare un ambiente che corrisponde a interessi ed esigenze personali non sono certo solo i residenti di The Villages. In questo distretto della Florida le cose si spingono oltre, non è solo la presenza di campi da golf, piscine e altre attività care ai pensionati della upper middle class, ma proprio l’assenza di persone che non siamo pensionati della upper middle class. Così essendo tutti anziani, nessuno è anziano perché non ci sono giovani che, con la loro presenza e i loro sguardi, ricordano l’età che avanza: una liberazione, ammette una delle residenti intervistate.


Blankenbyl racconta The Villages oscillando tra ‘1984’ e ‘Stepford Wives’ (in italiano ‘La fabbrica delle mogli’ e ‘La moglie perfetta’): tutto è perfettamente monotono e monotonamente perfetto, in questo complesso residenziale, ma tra giardini tutti uguali e strade senza buche troviamo statue del fondatore Harold Schwarz, i cui eredi ancora controllano The Villages, lampioni con altoparlanti che trasmettono la radio ufficiale (affidata dalla conservatrice Foxnews), un unico giornale, ovviamente di proprietà di Schwarz. Quello che accade dentro la bolla è una sorta di bizzarro esperimento sociale, osserva la giornalista dell’Orlando Sentinel Lauren Ritchie, un esperimento che non riguarda solo i residenti, ma la gestione di un’importante porzione del territorio completamente in potere della famiglia Schwarz.

Ma il peggio è quello che accade fuori: anche se i residenti non vedono nulla di quel che accade superati i confini dalla bolla, c’è o meglio c’era un mondo che The Villages sta distruggendo, impoverendo il tessuto economico, esaurendo risorse naturali preziose come l’acqua, disgregando comunità costrette a lasciare le proprie case per far posto all’espansione di The Villages.

Le immagini di ‘The Bubble’ ci portano in continuazione fuori e dentro la bolla, evitando facili moralismi e invitandoci a riflettere sul senso e la portata delle tante forme di segregazione e isolamento che portiamo avanti.

Leggi anche:

United Roads of America. Il villaggio dell’utopia esiste (giù in Florida)

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