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10.03.2021 - 21:25

Lingua madre, scopriamo la proposta digitale del Lac

Presentato il calendario di appuntamenti che, fino a maggio, animeranno online il centro culturale

Annunciato nelle scorse settimane, con condivisione di un manifesto artistico-filosofico, Lingua madre entra nel vivo con la presentazione del – come chiamarlo: cartellone? palinsesto? programma? Diciamo calendario di eventi: una ventina, quelli in questo progetto digitale del centro culturale Lac, che si succederanno al ritmo di un paio a settimana da sabato 13 marzo fino a fine maggio. Ogni progetto sarà gratuito, disponibile per alcuni giorni dalla data di presentazione.
Nel comunicato stampa si citano “18 progetti inediti, 4 conferenze, 4 lungometraggi”, ma è facile perdersi, tanto che un paio di volte gli stessi ideatori, il direttore artistico del Lac Carmelo Rifici e la direttrice del Fit festival Paola Tripoli, hanno dimenticato qualche brandello del ricco e stratificato calendario. Procederemo quindi in maniera rapsodica, citando solo alcuni degli appuntamenti – elencati su www.luganolac.ch – per illustrare i vari ‘corpus’ in cui è stato suddiviso il progetto. Prima, però, ripercorriamo l’idea di base: un teatro online che non sia il semplice streaming di spettacoli, che non subisca la tecnologia ma ne faccia strumento di riflessione. Intorno a tre grandi temi che la pandemia ha ridefinito: il linguaggio, con la parola diventata terreno di scontro e fonte di ansia; il corpo, di cui abbiamo riscoperto la fragilità; il rito, al quale abbiamo dovuto rinunciare perché improvvisamente pericoloso.
Dimensioni che troviamo già nel primo appuntamento: le ‘Poesie anatomiche’ di Francesca Sangalli che sono un’esplorazione del nesso tra parola e corpo. Parte del corpus Video artistici, il progetto vedrà, da sabato 13 marzo, Camilla Parini diretta da Alessio Maria Romano esplorare il corpo architettonico del Lac. Nello stesso corpus incontreremo poi il compositore Gabriele Marangoni, un curioso progetto di Riccardo Favaro sull’analisi logica, con la sintassi che diventa archetipo delle possibilità del linguaggio e del controllo, e un “flusso di coscienza” sulla ritualità scritto e diretto da Carmelo Rifici.
Abbiamo poi le Creazioni sonore: non un semplice podcast, ma una sorta di produzione teatrale che si avvale di solo audio. Non a caso il primo appuntamento è stato affidato a Cristina Galbiati di Trickster-p che ha adattato uno spettacolo di Manuela Infante, già ospite del Fit festival. Sempre in questo corpus, avremo una rilettura di Rifici del ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo.
Interessante il Corpus documentari, con una rivisitazione dei ‘Comizi d’amore’ di Pasolini da parte di Tindaro Granata e un lavoro in tre parti sui riti trasformati dalla pandemia di Angela Dematté.
Nel Corpus testi troveremo un lavoro, dall’esplicativo titolo ‘Ipertesto’, di Francesca Sangalli, dove si parte da Borges e si arriva al web.
Molto interessante si preannuncia il Corpus Other Lands, curato da Paola Tripoli: l’idea è raccontare la vita degli artisti che operano in Paesi dove la liberà di espressione è messa in discussione lasciando che siano loro a condurre la narrazione, evitando quindi la retorica di uno sguardo esterno.
Più tradizionali, come formato, i Corpus film e Corpus conferenze, con proposte interessanti: il primo film, il 16 marzo, sarà ‘Aurora’, film sullo spettacolo di Alessandro Sciarroni sul Goalball, sport praticato da atleti con disabilità visiva, preceduto da un dialogo con il regista; il primo relatore, il 27, sarà il neurolinguistica Andrea Moro.

Due riflessioni

Ci sono due riflessioni da fare, su Lingua madre. La prima riguarda il Lac: il centro culturale luganese riunisce, sotto lo stesso tetto, arte, musica, teatro, danza, mediazione culturale; circostanza alla quale il pubblico ticinese si è ormai abituato ma che in realtà è relativamente rara. Una riunione dettata anche da motivi pratici e che comporta qualche compromesso, nella gestione di tempi e spazi, ma che nel contesto attuale si rivela una preziosa risorsa: non vogliamo dire che un’iniziativa come Lingua madre è possibile solo a Lugano – di progetti simili ve ne saranno altri, in giro per il mondo –, ma certo richiede delle sinergie che qui sono già pronte e collaudate, sia all’interno del Lac sia fuori.
La seconda riflessione riguarda l’identità del teatro. Il grosso limite delle iniziative di spettacoli in streaming è che il teatro su schermo non è una novità: esiste da circa 125 anni e si chiama cinema, poi affiancato da televisione, video online eccetera. Quel che si vuol dire è che il pubblico, abituato a trovare su schermo un certo tipo di linguaggio visivo e immaginativo, è comprensibilmente disorientato dal trovarvi all’improvviso il linguaggio del teatro con un po’ di tecnica televisiva per le riprese. Rifici e Tripoli hanno cercato un’altra via e viene il dubbio che quella riflessione su linguaggio, corpo e rito più che la nostra società, riguardi innanzitutto il teatro, un rito in cui dei corpi – degli spettatori e degli artisti – si ritrovano a costruire un linguaggio. Che poi è il rischio che corre un’iniziativa come questa – rischio astratto, sia chiaro, non avendo ancora potuto vedere nessuna delle produzioni –, quella di essere un esercizio di autoreferenziale virtuosismo.

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