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14.01.2020 - 21:330

Dalla panchina al balconcino, Ale e Franz shakespeariani

Con ‘Romeo e Giulietta. Nati sotto contraria stella’, a Chiasso e Locarno da giovedì, il duo comico celebra cinque lustri di onorata ed esilarante carriera

Doppi sensi, divertimento, dissacrazione. Servirà più di un’ora e mezza di umorismo tragico alla compagnia di comici-girovaghi che cercano di portare in scena l’eccellentissima e lamentevolissima tragedia di Romeo e Giulietta, liberamente citando William Shakespeare. Nella pièce, nonostante le disastrose premesse che includono dinamiche artistiche e umane, l’opera farà il miracolo.

Ale e Franz, ticinesi acquisiti, portano tra Chiasso e Locarno uno spettacolo giovane che lungo il 2020 toccherà l’Italia non ancora toccata e, da giovedì, il Ticino. L’appuntamento è per giovedì 16 e venerdì 17 gennaio al Cinema Teatro di Chiasso (cassa.teatro@chiasso.ch, tel. 058 122 42 78) e per sabato 18 e domenica 19 gennaio al Teatro di Locarno (www.teatrodilocarno.ch, tel. 091 759 76 60). In ‘Romeo e Giulietta. Nati sotto contraria stella’, con musica e canto di Roberto Zanisi, Leo Muscato dirige Ale (Alessandro Besentini) e Franz (Francesco Villa) e il resto del cast che include Eugenio Allegri, Marco Gobetti, Marco Zannoni e il classe 1940 Paolo Graziosi, che nel 1964 debuttò a teatro proprio in un ‘Romeo e Giulietta’, quello di Zeffirelli.

Ale. Immagino che “dalla panchina al balconcino” sia osservazione che le hanno fatto tutti...

No, tutti proprio no. Parecchi. In effetti il passaggio dalla panchina al balcone non è passato inosservato...

Dunque, come siete arrivati dalla panchina a Shakespeare?

Abbiamo visto questo spettacolo 15 anni fa, sempre realizzato da Leo Muscato. Ce ne siamo innamorati subito. Ma quindici anni fa avevamo un percorso diversi, un’età diversa e un’esperienza diversa. Con Leo abbiamo lavorato su altro tipo di spettacolo, sempre lasciando a lui la scelta del momento giusto per farci riallestire quella cosa che tanto ci piaceva.

E poi il momento è arrivato.

L’anno scorso, dopo lunghi anni di vero e proprio stalkeraggio nei suoi confronti. Leo alla fine ha ceduto alle nostre richieste e noi siamo stati ben felici di partire, a maggio dello scorso anno con le prove. Abbiamo debuttato al Festival Shakespeariano di Verona. Da lì, eccoci qui, anche nella benvoluta Svizzera italiana, terra nella quale siamo sempre attivi, che si tratti di Bellinzona, Lugano o Chiasso.

L’esordio al Festival Shakespeariano di Verona sembra una cosa suffi­cientemente responsabilizzante...

Sì, Verona è un festival molto importante, un festival in cui vanno, tra mille virgolette, compagnie un po’ più ordinarie della nostra. Si aggiunga che abbiamo scelto di rifarlo in stile elisabettiano, con una compagnia di soli uomini che interpretano anche i ruoli femminili, come si faceva ai tempi. Abbiamo accettato la sfida, azzardando un po’. Con esiti ottimi, devo dire. Le critiche speciali che sono arrivate ci hanno reso ancor più felici.

Mi permetto di aggiungere: esordire al Festival Shakespeariano di Verona vestito da Giulietta dev’essere atto ancor più responsabilizzante...

In effetti è la prima volta che indosso abiti femminili, in assoluto. Ero sufficientemente preoccupato, ma anche certo di essermi preparato abbastanza bene. All’esordio, una volta uscito sul palcoscenico, è arrivato subito un applauso. Mi sono detto “Speriamo che non sia un incoraggiamento ad andarmene, ma uno a restare”. Diciamo che ho superato varie tappe responsabilizzanti, come essere Giulietta davanti a colleghi e colleghe, e davanti ai giornalisti. Lo shock mi sembra superato.

E la treccia?

Quella non c’era modo di ricavarla...

L’azzardo è anche quello di festeggiare i 25 anni non con un ordinario ‘Greatest hits’ della vostra comicità, ma qualcosa di più impegnativo...

Esatto. Quale storia d’amore migliore per essere riproposta a Verona, ma anche in Svizzera, dopo 25 anni di carriera e con l’amore che abbiamo per il teatro?

Storia d’amore per storia d’amore: anche la vostra collaborazione è una love story...

Caspita se lo è! È un rapporto speciale, lavorativo e di amicizia, è un legame particolare dentro il quale ognuno porta il bello e il brutto della propria vita. Come accade in tanti altri lavori, ma soprattutto in questo, nel quale gli umori e i sentimenti sono sempre in superficie, più avanti di tutto il resto.

E anche voi siete girovaghi come i personaggi della storia che portate in scena. Come si resta insieme 25 anni? Qual’è il segreto della vita di coppia? Di quella coppia comica, intendo...

Le modalità non sono molto diverse dai rapporti umani. Il segreto è quello di avere sempre progetti e obiettivi condivisi, di avere gli stessi stimoli o cercare di immetterne dei nuovi. Di avere qualcosa in comune, sempre, che è la cosa che porta avanti qualsiasi rapporto, che sia esso lavorativo o amoroso.

La convivenza tra un milanista e un interista, e tra un ottimista e un pessimista, aiuta nel non darsi mai per scontati?

Quelli calcistici sono veramente due poli opposti. Franz è là, nel limbo, con Ibrahimovic a godere di piccole e saltuarie soddisfazioni; noi invece siamo poco sotto la Juventus che cerchiamo di lottare per il Campionato.

Allenati da un ex juventino? Non è una sensazione sgradevole?

Ce ne siamo fatta una ragione.

Per finire. Non vi fate mancare nulla, dal canto in ‘Nel nostro piccolo’, lo spettacolo precedente visto a Lugano, a William Shakespeare. C’è ulteriore arte che vorrete sondare?

È prematuro per dirlo. Siamo in pieno decollo di questa tournée. Le richieste sono tante, lo spettacolo sta andando molto bene ed è anche possibile che si prosegua a lungo.

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