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16.04.2019 - 09:070

Sua Maestà Enrico XXXV (Ruggeri alla Rsi, intervista)

'Alma' è il 35esimo capitolo della sua discografia. Al suo interno un omaggio a Lou Reed, un anno dopo la ‘Lettera dal Duca’.

Nel dopocena in cui Notre-Dame continua a bruciare, la sua ‘Rien ne va plus’, scritta e cantata da chi si definisce «il cantante di un gruppo punk che poi ha scoperto Jacques Brel e Aznavour», suona per una volta diversa dal solito. È il dopocena dello showcase di Enrico Ruggeri e di un nuovo album presentato nelle stanze della Rsi, come di norma accade, a parole di pomeriggio e di sera coi fatti. ‘Alma’, è il ritorno da solista dopo la parentesi dei rinati Decibel, «che sono sempre un laboratorio», spiega l’artista. «Abbiamo registrato i concerti, potrebbe uscire un live». ‘Alma’, dunque, «non poteva essere un disco alla Decibel senza di loro, e nemmeno un mio disco come se nulla fosse successo».

Decibel che gli hanno insegnato qualcosa («due persone che non entravano in uno studio da 37 anni e a Sanremo non conoscevano nessuno. La grande lezione è che si può vivere benissimo anche senza sapere chi sono i cantanti di oggi»), Decibel che compaiono anche in ‘Alma’: è il caso di ‘Supereroi’, musica di Fulvio Muzzi (approvata dai bimbi di Ruggeri) in un brano per bambini diventati adulti: «I miei supereroi erano Pasolini, Flaiano, Bob Dylan, John Lennon che fermava la guerra in Vietnam» continua Rouge. «I supereroi di oggi sono quelli che ti consigliano quali scarpe mettere o che sanno impiattare un risotto con gli asparagi». In musica, gli eroi odierni sono «ragazzi che fanno il firmacopie nei centri com-merciali e il giorno dopo suonano al Forum di Assago, come i ragazzini che a 12 anni scoprono la pornografia senza sapere di cosa si tratti. Io, le prime donne nude, le ho viste nel catalogo di Postalmarket».

Da Bowie a ‘Forma 21’

‘Alma’ è disco di sensazioni forti, anche letterarie e cinematografiche. ‘L’amore ai tempi del colera’ è ispirata sin dal titolo a Gabriel Garcia Màrquez e così ‘Come lacrime nella pioggia’, che arriva da ‘Blade Runner’ (e porta anche la firma del figlio Pico). Guardando alla musica, «via l’orrenda parola “pre-produzione”, via i suoni precotti dei computer». E canzoni «suonate fino a quando non ritenevamo fosse il momento di registrarle», cosa che «non è una novità, tutti i grandi dischi, in fondo, sono stati fatti così». Chiude una profonda riflessione sulla morte intitolata ‘Forma 21’ in cui si muove Lou Reed, che di Ruggeri è stato uno dei miti in terra, ora altrove. L’omaggio arriva a un anno da ‘Lettera dal Duca’ scritta per Bowie; due canzoni «per due delle più grandi perdite degli ultimi 50 anni, due personaggi cui devo l’aver fatto questo mestiere».

‘Forma 21’ – una di quelle canzoni che dovrebbero trovarsi in ogni disco per contratto (un ‘Contratto con gli ascoltatori’, nulla di politico) – è «qualcosa che non si può scrivere a 20 anni. Sì, forse è una delle più importanti che ho composto, anche se temo finirà nella categoria di quelle amate dai fan, la categoria di quelle di cui io vado fiero, ma non sono promuovibili». Per inciso, la Forma 21 è esercizio finale del Tai Chi di cui Lou Reed era un esperto: «La moglie dice sia morto mentre eseguiva quella figura, con un’espressione di stupore che mi è capitato di vedere negli ultimi momenti di vita di alcune persone. Stupore, per nulla lugubre, al contrario».

Dai tappeti ai palloni

Le discussioni in auto tra componenti dei Decibel sulle reali responsabilità nell’abbandono di Peter Gabriel dai Genesis, o l’addio di Hugh Cornwell dagli Stranglers sono ancora parte del presente musicale di Ruggeri, che oggi ascolta Rammstein e System of a Down e «le cose nuove che fanno i vecchi, Costello, Joe Jackson, gente che vale ancora anche se scrivesse con la mano sinistra». In Italia stima Ermal Meta e con lui canta ‘Un pallone’, storia di Iqbal Masih, bimbo pakistano venduto a 8 anni dal padre per saldare un debito di una decina di dollari. Su ‘Alma’, Iqbal è trasportato dal mondo dei tappeti a quello dei palloni da calcio, «il sogno dei milionari tatuati, il sogno dei bambini che giocano nei cortili e sperano di diventare calciatori e il sogno di quelli che i palloni li fabbricano e non giocheranno mai». La canta Ermal perché «è uno che sa cosa significhi lottare per la propria dignità».

Persone superiori e cuori ingenui

Di sera, alla Rsi, tra classici e non ancora tali – ‘Nuovo swing’, ‘Quello che le donne non dicono’, ‘Il costo della vita’ – c’è il tempo per ascoltare i bravi Paolo Zanetti (chitarre, mandolino), Davide Brambilla (flicorno, percussioni, fisarmonica) e Francesco Luppi (pianoforte, chitarra acustica); c'è il tempo per ascoltare la genesi de ‘Il mare d’inverno’ risposta malinconica a una tradizione di pinne, fucili ed occhiali («Thomas Mann, sul mare, ci ha costruito una carriera») e il tempo per una lucida analisi di una professione che sta ridiventando di culto: «Ho capito quasi subito che non avrei fatto San Siro, ma anche che non sarei mai scomparso», confessa nel definire la sua musica ormai «musica d’élite». Dopo aver diviso, con sorriso beffardo, gli ascoltatori tra «persone superiori che ascoltano un certo tipo di musica e cuori ingenui che ne ascoltano un’altra», Ruggeri s’infila in una ‘Contessa’ con coda alla Bregovic e, ‘costretto’ da Rita Pavone in sala, bissa con una versione ridotta di ‘Mistero’. Chapeau.

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