Camera Penale Milano difende l'indipendenza dei giudici dopo le critiche del premier sul caso Siher
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Camera Penale Milano difende l'indipendenza dei giudici dopo le critiche del premier sul caso Siher

L'associazione stigmatizza le affermazioni della Presidenza del Consiglio che hanno definito "vergognosa" la decisione del GIP sul caso Siher, richiamando al rispetto della terzietà e indipendenza giudiziaria.

28 ottobre 2026
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La Camera Penale di Milano ha preso posizione sulle polemiche seguite al rigetto della richiesta di convalida del fermo dell'amministratore del canale Telegram 'Movimento 17 ottobre' Youssef Siher. A seguito delle dichiarazioni provenienti dalla Presidenza del Consiglio, l'associazione ha espresso "stupore e preoccupazione".

"Leggiamo con stupore e preoccupazione le dichiarazioni, provenienti dalla Presidenza del Consiglio, tese a stigmatizzare la decisione della Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano di non convalidare il fermo e non disporre alcuna misura cautelare nei confronti di Youssef Siher - si legge in una nota -. Evidentemente si ritiene, confondendo ruoli e funzioni, che il giudice - la cui decisione non è oggetto di una critica, pure possibile, ma viene liquidata come 'vergognosa' - debba assecondare le aspettative di sicurezza e accogliere, acriticamente, le richieste cautelari. Ciò per non 'mortificare il lavoro delle forze dell'ordine'".

"La terzietà del giudice, la sua indipendenza, la necessità che ogni provvedimento giurisdizionale sia assunto esclusivamente sulla base della legge, senza condizionamenti esterni, rappresentano un presidio ineludibile di garanzia", sottolinea la Camera Penale di Milano. "Il giudice, chiamato a pronunciarsi sulla legittimità di un fermo e sulle istanze cautelari di una parte, deve applicare la legge, verificare la ricorrenza dei presupposti sostanziali e processuali per l'applicazione delle misure cautelari, senza soddisfare aspettative di sicurezza o sollecitazioni esterne - si sottolinea nel comunicato -. Sono principi che non possono valere a seconda delle circostanze, della natura dei fatti contestati o del gradimento delle decisioni, perché il rispetto della presunzione d'innocenza così come le garanzie processuali prescindono dall'identità dell'indagato, dalla gravità delle accuse o dal consenso che una decisione incontra".

La Camera Penale di Milano "ribadisce che la terzietà del giudice, principio ormai da tempo di rango costituzionale grazie alle battaglie dell'avvocatura penale, così come la sua indipendenza, devono essere garantiti sempre e vanno difesi da ogni interferenza, soprattutto quando può risultare più difficile e più scomodo farlo".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni