La misura, volta a tutelare la laicità dello Stato, ha generato quasi 40 arresti e un dibattito sulla libertà religiosa, creando attriti con la Turchia.
La decisione dell'Azerbaigian di vietare a studentesse e personale scolastico di indossare l'hijab a scuola ha scatenato dure proteste e quasi 40 arresti nel Paese, innescando al contempo anche tensioni con la Turchia, di solito stretta alleata di Baku, ma in questo caso schierata in difesa dei diritti delle donne musulmane.
Le misure approvate mirano, nelle intenzioni del governo, a tutelare la laicità dello stato. Circa il 96% degli azeri si dichiara musulmano, ma la Costituzione definisce il Paese laico, garantendo la libertà religiosa. A dire il vero, l'emendamento approvato il 21 settembre non ha introdotto un divieto esplicito del velo islamico, ma ha proibito l'uso a scuola di capi d'abbigliamento che violano il "principio di laicità". Il nuovo codice impedisce quindi di fatto alle studentesse e alle insegnanti di indossare l'hijab quando si trovano in una scuola pubblica.
Le proteste si sono diffuse in tutto il Paese, con manifestazioni e boicottaggi delle lezioni. Nella capitale 37 persone sono state arrestate nei disordini, ha spiegato il ministero dell'interno.
Video sui social media mostrano studentesse con l'hijab mentre vengono allontanate dalle scuole, con alcune in lacrime mentre abbracciano gli insegnanti. "A dire il vero, sono piuttosto commossa. Mi sento ferita", ha dichiarato ad Al Jazeera Zahra Hasanova, un'insegnante che ha descritto l'hijab come una scelta personale. "Se un giorno dovessi decidere di toglierlo, dovrebbe essere una mia scelta". Diverse proteste davanti agli edifici scolastici hanno chiesto alle autorità di revocare i provvedimenti, mentre il giornalista d'inchiesta indipendente azero Polad Aslanov (già in carcere per alto tradimento) ha iniziato uno sciopero della fame, sostenendo che le restrizioni violano l'articolo 48 della Costituzione del Paese, che garantisce la libertà di coscienza.
La controversia ha infatti innescato un più ampio dibattito su libertà religiosa, laicità e accesso all'istruzione. Per i critici della misura come Aslanov infatti, se la Costituzione azera tutela la libertà religiosa, il nuovo codice d'abbigliamento ne limita di fatto l'espressione e impedisce agli studenti il pieno accesso all'istruzione.
Ma il nuovo 'dress code' ha scatenato tensioni anche con la Turchia. Alcuni manifestanti hanno protestato per difendere i diritti delle musulmane davanti al consolato dell'Azerbaigian a Istanbul. Il presidente azero Ilham Aliyev ha rivolto una critica velata alla Turchia - di solito stretto alleato dell'Azerbaigian - e durante un discorso al congresso del suo partito, 'Nuovo Azerbaigian', ha chiesto di non "interferire con "il nostro stile di vita", senza tuttavia menzionare esplicitamente Ankara. Le autorità turche non hanno replicato ufficialmente.