Il rapporto documenta pestaggi, umiliazioni e violenze, anche sessuali, contro migranti, donne e minori, da parte dei 'Regulares' della Legione spagnola.
Amnesty International denuncia presunti casi di "tortura e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti" ai danni di migranti a Ceuta, dopo gli ingressi in massa di almeno 80mila persone a fine luglio nell'exclave in Marocco, da parte di membri delle forze armate spagnole impegnati nei controlli. In particolare l'Ong per i diritti umani indica militari dei 'Regulares' della Legione spagnola come autori di questi trattamenti degradanti che "sembrano rispondere a un modello".
Durante una missione nell'exclave spagnola dal 10 al 15 settembre, Amnesty ha intervistato 65 migranti e richiedenti asilo, 22 dei quali hanno denunciato pestaggi, intimidazioni e umiliazioni, furti di denaro e confisca dei telefoni cellulari, attribuendoli ai militari. Circa la metà dei denuncianti è minorenne.
In un rapporto, la Ong ha documentato con video e foto giovani marocchini con ferite "compatibili con colpi inferti con manganelli rigidi" e lesioni procurate da presunte aggressioni illegali. Un giovane, secondo il dossier, ha assicurato di essere stato "obbligato a inginocchiarsi" prima di ricevere i colpi. Un altro ha affermato di non riuscire a camminare da 25 giorni, dopo essere stato "lanciato da un'altura" da un gruppo di militari, che lo aveva svegliato mentre dormiva vicino all'Ermita de San Antonio. Un giovane marocchino e uno algerino hanno testimoniato di essere stati immobilizzati con le fascette ai polsi e di essere stati colpiti "con manganelli e pugni". Tra le pratiche denunciate, anche "insulti e minacce costanti" perché i migranti lascino Ceuta. Alcuni migranti hanno raccontato di essere stati costretti a tagliarsi i capelli, inginocchiarsi e baciare una croce cristiana.
"Questa violenza è stata esercitata anche contro donne marocchine, inclusi insulti, umiliazioni e vessazioni di carattere sessuale", riferisce Amnesty. Secondo i dati citati dalla Ong, tra i 500 e i 700 minori non accompagnati si trovano ancora in strada, dei 2383 finora identificati dalle autorità. E "circa 800 donne, alcune con bambini e bambine, continuano a vivere in strada" a due mesi dagli ingressi a Ceuta. Molte di queste persone, secondo la Ong, provengono da Paesi in conflitto, come Somalia o Yemen, per cui avrebbero diritto a richiedere asilo, ma non avrebbero viste avviate le procedure né i colloqui per individuare eventuali vulnerabilità.