Le risorse di accoglienza nell'exclave spagnola sono sature. Adolescenti tra i 14 e i 17 anni costretti a rifugi di fortuna dopo l'ingresso di massa di luglio.
A Ceuta ci sono circa 1000 migranti minorenni che girano per le strade senza meta e non hanno un posto assicurato in cui dormire, mentre le risorse di accoglienza disponibili nell'exclave spagnola sono "completamente sature": lo riporta il quotidiano El País, che descrive come diversi gruppi di ragazzini, principalmente adolescenti maschi di età compresa tra i 14 e i 17 anni, passino le giornate "in un limbo", venendo rimbalzati tra sedi amministrative, polizia e servizi sociali e finendo poi per doversi trovare rifugi di fortuna in cui trascorrere la notte, come delle specie di accampamenti su alcune spiagge.
Tale situazione, aggiunge la testata spagnola, si protrae ormai da settimane, ovvero da quando, gli scorsi 30 e 31 luglio, oltre 70.000 persone parteciparono a un episodio di entrata irregolare in massa a Ceuta dal vicino Marocco. Molte di quelle persone hanno abbandonato il territorio spagnolo già nei giorni successivi, mentre altre sono state sistemate in strutture e tendopoli temporanee. Ma per i minorenni la situazione è diversa: le leggi infatti vietano processi di espulsione o rimpatrio sommari (pur se Rabat ha dato disponibilità a riceverli), e i procedimenti che riguardano i loro casi devono essere strettamente individuali, il che comporta spesso anche tempi amministrativi lunghi.
La situazione di questi migranti minori è al centro di una prolungata diatriba politica. La gestione della loro accoglienza è di competenza delle amministrazioni regionali e locali, che a Ceuta e in diversi altri territori è in mano al centrodestra, avversaria del premier Pedro Sánchez. Nell'exclave, il governo locale sostiene di essere stato lasciato senza supporto per risolvere l'emergenza e quindi di non avere alcuna soluzione a disposizione per poterli accogliere nell'immediato.