Radicale, laica e femminista, si è spenta a 78 anni a Roma dopo una lunga malattia. Ha segnato mezzo secolo di politica italiana ed europea con le sue battaglie.
Radicale, laica, femminista, combattente. Da sempre in prima linea per i diritti umani e civili. In politica per mezzo secolo. Emma Bonino è morta oggi a Roma, a 78 anni, dopo anni di lotta contro una lunga malattia. Era stata ricoverata in ospedale, presso il Santo Spirito di Roma, il 7 settembre e ieri era stata trasferita in una struttura privata: la situazione restava però "delicata".
La storia di Emma Bonino inizia con la battaglia per il diritto all'interruzione di gravidanza, per cui - poco più che ventenne - si autoaccusa del reato di procurato aborto. Le battaglie che conduce, sempre in prima linea, la portano a farsi arrestare, a mettere a repentaglio la sua salute per scioperi prolungati della fame e della sete, ma anche ad entrare in tutte le istituzioni e ad essere in predicato, più volte, per la presidenza della Repubblica. Negli anni - tra le altre cose - diventa vicepresidente del Senato, commissaria europea, ministra del Commercio internazionale e delle politiche Ue nel Prodi II e ministra degli Esteri nel governo Letta.
Piemontese, classe 1948, Emma Bonino nasce in una famiglia contadina a Bra (Cuneo) ma subito rompe gli schemi rispetto alla vita che le si prospettava: in barba alle indicazioni paterne, sceglie il liceo invece dell'istituto magistrale e poi si laurea in lingue e letterature straniere alla Bocconi con una tesi sull'autobiografia di Malcom X.
Entra in contatto per la prima volta con i radicali nel 1974, in un consultorio di Firenze. Da allora segue personalmente il tema dell'aborto e si fa strada con il suo personalissimo appeal, diventando negli anni simbolo di emancipazione femminile, diritti universali ed europeismo. Da liberale dichiarata, riesce a capitalizzare i consensi del partito radicale, a cui resterà sempre legata, e a costruirsi una lunghissima carriera da eletta e nominata, da Montecitorio a Palazzo Madama, dalla Farnesina fino a Bruxelles.
Studiosa, rigorosa, testarda, battagliera, nel 2011 viene inserita, unica italiana, tra le 150 donne che muovono il mondo dalla rivista Newsweek. Promotrice dal 2017 della campagna sui migranti "Ero straniero" per superare la Bossi Fini, negli anni si impegna anche per il fine vita all'insegna della "libertà di scelta fino alla fine".
Chi in vita le è stato vicino la descrive come una persona poco incline al contatto fisico, ma capace di grandi slanci e di mettersi in gioco personalmente per le "giuste cause". Come quando si fa arrestare per procurato aborto o si batte strenuamente per la legalizzazione della cannabis (di cui personalmente non fa mai uso). Per otto anni convive con un tumore al polmone, da cui si dichiara guarita nel 2023 ma, dalla radioterapia in poi, la sua immagine cambia ed in pubblico si mostra sempre con un caratteristico turbante.
Se il suo vero padre politico è stato Gianfranco Spadaccia, il legame con Marco Pannella - altro protagonista indiscusso dell'universo radicale - è stato fortissimo, un'altalena di "amore e odio", ma soprattutto di competizione interna. Molti considerano Emma l'alter ego istituzionale di Marco. Le insistenti voci su una loro liaison vengono puntualmente smentite: lei racconta di aver amato per una decade un altro radicale, Roberto Cicciomessere.
Forte della conoscenza di ben sette lingue (si trasferisce in Egitto per quattro anni e diventa Illustre Visiting Professor presso l'Università Americana del Cairo), Bonino si spende molto anche sul fronte internazionale: membro del comitato esecutivo dell'International Crisis Group, ideatrice e promotrice della Corte penale internazionale, delegata per l'Italia all'Onu per la moratoria sulla pena di morte, nonché fondatrice di 'Non c'è pace senza giustizia', associazione che promuove i diritti umani e lotta per l'abolizione delle mutilazioni genitali femminili. Una delle sue più cocenti sconfitte è veder sfumata, nel 2005, la carica di Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Al Quirinale pensa seriamente a cinquant'anni, nel 1999, quando - un unicum nella corsa al Colle - vi si candida apertamente. Era apprezzata sia nel centrosinistra, sia nel centrodestra (nel '94 era entrata in coalizione con FI), ma non ce la fa. Anni dopo dichiara che il suo tempo è passato. La sua ultima casa politica è Più Europa che fonda nel 2018 "per un'Italia più libera e democratica".