Società

È morto Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose e figura di riferimento per il dialogo ecumenico

Il monaco, predicatore e saggista si è spento a 83 anni a Torino, lasciando un'eredità di profonda influenza su credenti e non credenti, nonostante le recenti tensioni interne alla sua comunità.

1 settembre 2026
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Il dialogo, la fraternità, la ricerca dell'unità e della comprensione tra credenti, e non solo, sono stati i punti di riferimento chiave del suo lungo percorso di monaco, predicatore, saggista. Il suo impegno ha segnato generazioni e promosso l'incontro tra fedi diverse.

Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, è morto oggi, all'età di 83 anni, all'Ospedale Molinette di Torino, lasciando come eredità la profonda influenza esercitata su intere generazioni di cattolici, come pure l'intenso rapporto sempre avuto con persone di altre fedi e un gran numero di non credenti, artisti, intellettuali.

Nato a Castel Boglione (Asti) il 3 marzo 1943, monaco laico e biblista, fondatore delle Edizioni Qiqajon, aveva dato vita alla comunità nel 1965 a Magnano, nel Biellese. Fu nell'autunno del 1968 che arrivarono i primi fratelli e sorelle, cattolici e protestanti, che con lui iniziarono la vita in comune, nel celibato, nella preghiera e nel lavoro.

Nel 2000 la Comunità di Bose fu riconosciuta come "associazione privata di fedeli", e nel corso degli anni "fratel Enzo" ha dedicato il suo ministero alla predicazione, in comunità e nelle chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse, oltre che a innumerevoli pubblicazioni e collaborazioni con testate italiane ed europee. Ha guidato Bose come priore fino al 2017, quando lasciò l'incarico a Luciano Manicardi. Vero pioniere del dialogo ecumenico, sulla scia del Concilio, fu nominato nel 2014 consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani.

Le tensioni interne alla comunità - "una situazione tesa e problematica per quanto riguarda l'esercizio dell'autorità, la gestione del governo e il clima fraterno" - portarono però la Santa Sede a disporre una visita apostolica nel dicembre 2019, e nel maggio 2020 un decreto approvato da Papa Francesco dispose l'allontanamento di Bianchi, che nel 2021, dopo tentennamenti e ritrosie, lasciò il monastero, dando poi vita alla Fraternità della Madia, vicino a Ivrea.

"La nostra fede nella resurrezione ci fa sperare che la comunione non viene meno. Eppure ogni distacco è perdita", scrivono ora i fratelli e le sorelle: "Gli ultimi anni sono stati per la nostra Comunità molto dolorosi. Abbiamo sofferto e vi abbiamo fatto soffrire. Il male però non vanifica il bene e in questo momento vogliamo rendere grazie per tutto quello che Enzo ci ha insegnato e per il fratello che è stato e che resta".

"Il tempo ci ha impedito di giungere a una riconciliazione visibile, che proprio qualche settimana fa si andava esprimendo in passi concreti", scrive la Comunità monastica di Bose nell'annunciare la morte del fondatore, rendendo noti i passaggi più significativi dell'ultimo scambio di messaggi tra Bianchi e l'attuale priore Sabino Chialà, in occasione della festa della Trasfigurazione.

Discusse sono state alcune ultime uscite di Bianchi sul tema della messa in latino e dello scisma dei lefebvriani, sempre però nel segno dell'unità fra i cristiani. La sua scomparsa ha comunque suscitato oggi un coro unanime di reazioni di forte cordoglio e gratitudine verso la sua figura. Una per tutte: "ci lascia in eredità una 'impronta' indelebile, caratterizzata da un connubio rigoroso e vitale: fedeltà appassionata al messaggio evangelico e capacità coraggiosa di traduzione dello stesso nella cultura contemporanea.

Viene a mancare una figura unica, potente, che ha segnato inevitabilmente una delle epoche più complesse della storia dell'umanità", dice don Simone Bruno, direttore editoriale delle Edizioni San Paolo, di cui Bianchi è stato assiduo collaboratore.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni