covid-19-e-case-anziani-cosa-ripensare-per-dignita-ospiti
Sala di Cristallo presso la casa anziani Serena per le visite agli anziani dei propri parenti durante emergenza Coronavirus COVID-19 (Ti-Press)
ULTIME NOTIZIE Culture
Animali
4 min

Ora è chiaro come le balenottere mangiano senza strozzarsi

È grazie a un salvifico ‘tappo’ carnoso che va a chiudere e proteggere le vie respiratorie, scoperto dall’Università della British Columbia, Canada
Musica
3 ore

Rettore-Ditonellapiaga, una questione spudoratamente ‘Chimica’

No-vax, suore, Lucio Dalla, muri di abbattere e parità: nella conferenza di presentazione del duetto sanremese è Rettore show
Musica
8 ore

Addio a Elza Soares, cantante brasiliana del millennio

Così la definì la Bbc nel 1999. Per il Rolling Stone, fu tra le cento più grandi voci della storia della musica brasiliana.
Festival di Sanremo
11 ore

Sanremo: i duetti del venerdì, da De André a... Britney Spears

In un range che va da ‘Nella mia ora di libertà’ (ospite Capossela) a ‘Baby One More Time’ (sic), a tema ’60, ’70, ’80 e ’90
Culture
13 ore

A ‘Storie’ le ragioni del respingimento di Liliana Segre

La vicenda è al centro del documentario di Ruben Rossello prodotto dalla Rsi, in programma domenica 23 gennaio
Culture
14 ore

Referendum Lex Netflix, ‘una pugnalata alle spalle’

Lo sostiene cinésuisse, secondo cui combattere la revisione della legge sul cinema è un attacco alla cultura e all’economia della Svizzera
Cinema
15 ore

Addio Camillo Milli, presidente della Longobarda e Megadirettore

Formatosi con Strehler, poi a fianco di Fo, è stato uno dei protagonisti della commedia italiana. Recitò ne ‘Il marchese del Grillo’ di Monicelli
Culture
16 ore

La cultura ticinese nel cinema svizzero ha un nuovo alleato

Presentato alle Giornate di Soletta un fondo nazionale per sostenere i film legati al Sud delle Alpi. Ne abbiamo parlato col regista Niccolò Castelli.
Locarno Film Festival
20 ore

Locarno75, la Retrospettiva è dedicata a Douglas Sirk

Una rilettura del regista tedesco a 35 anni dalla sua scomparsa avvenuta in Ticino. A colloquio con Roberto Turigliatto, co-curatore della retrospettiva
Scienze
1 gior

La resistenza agli antibiotici uccide 1,2 mln di persone l’anno

Il rapporto è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet
Culture
1 gior

Usi, una storia lunga tre secoli

Intervista a Pietro Montorfani, autore con Mauro Baranzini di un libro sulla storia dell’Università della Svizzera italiana
Teatro Sociale
1 gior

‘Volar cantando’, Rossana Taddei alle radici del suo folklore

Sabato 22 gennaio il nuovo spettacolo, celebrazione dei 15 anni di sodalizio con Gustavo Etchenique e momento di riscoperta di nuovi classici
 
14.12.2020 - 22:120

Covid-19 e case anziani, cosa ripensare per dignità ospiti

Presentati i risultati preliminari della ricerca condotta dalla Fondazione Sasso Corbaro sulle limitazioni nelle case anziani durante la prima ondata

Conosciamo sempre meglio il nuovo coronavirus: le caratteristiche della malattia che provoca, i possibili trattamenti e terapie. E anche le conseguenze – gli effetti collaterali, se vogliamo usare una terminologia medica – degli interventi non farmacologici quelle misure che costituiscono ancora adesso la misura principale per contenere il contagio ma che, se pensiamo soprattutto alle limitazioni dei movimenti, hanno un costo sociale e psicologico importante.

Per quanto riguarda la situazione nelle case anziani, confrontate durante la prima ondata con la sospensione delle visite agli ospiti, la Fondazione Sasso Corbaro in collaborazione con l’Università della Svizzera Italiana e l’Università di Lucerna ha avviato uno studio i cui risultati preliminari sono stati presentati oggi. “Proporzionalità e conseguenze delle misure di restrizione delle libertà personali nelle Case per anziani durante la pandemia di Covid-19. le famiglie che soffrono” l’eloquente titolo della ricerca condotta da Sheila Bernardi, Maddalena Fiordelli, Sara Rubinelli, Viviana Spagnoli, Roberto Malacrida e Graziano Martignoni.

Prima di vedere metodi e risultati, due parole – di Graziano Martignoni – sugli obiettivi: «Raccogliere documenti, informazioni per orientare e riorientare in vista di quel che sta già accadendo l’attività della case anziane nel rispetto della dignità dei residenti, del loro bisogno di libertà, del loro bisogno di non essere imprigionati per necessità di sicurezza». Perché se da una parte si può parlare di una buona resilienza da parte degli operatori delle case anziani e dei familiari degli ospiti, dall’altra è emersa la necessità di lavorare su quelle che Martinoni ha riassunto come le “tre c”: la comunicazione tra casa anziani e familiari, i contatti con gli ospiti da mantenere anche durante i momenti di chiusura, e i colloqui, gli incontri come modalità più preziosa per mantenere questi contatti.

Metodi e risultati preliminari

Due premesse sulla ricerca. La prima: si tratta di uno studio qualitativo e non quantitativo: l’obiettivo è cioè raccogliere idee, concetti, vissuti, non dati precisi su quanto le varie misure abbiano inciso sul benessere delle persone coinvolte. La seconda: la ricerca si è concentrata sugli operatori delle case anziani (medici, infermieri, animatori, direttori) e sui familiari degli ospiti; più delicato il lavoro di ricerca degli ospiti che però Graziano Martignoni spera di poter avviare successivamente, una volta conclusa l’analisi di questa prima fase (e pubblicati i risultati su una rivista scientifica).

In collaborazione con l’Adicasi, l’Associazione dei direttori delle case per anziani della Svizzera italiana, sono stati raccolte 44 interviste: 16 a operatori, 8 a direttori (ma queste ultime non sono ancora state analizzate) e 20 a familiari, prestando – ha spiegato Sheila Bernardi – particolare attenzione ad avere interlocutori più vari possibili per raccogliere più esperienze diverse. Gli argomenti toccati in queste interviste, realizzate tra giugno e agosto, riguardano principalmente le misure restrittive applicate nelle varie fasi della pandemia e la comunicazione tra casa anziani e familiari e tra ospiti e familiari.

Che cosa ha significato quindi la pandemia? Per gli operatori, un aumento del carico lavorativo ed emotivo, ai quali si è comunque riusciti a fare fronte; per i familiari si parla perlopiù di preoccupazione e sofferenza. Giudizi discordanti per quanto riguarda la comunicazione tra casa anziani e familiari, tempestiva e trasparente per alcuni, insoddisfacente per altri.

Interessante la parte riguardante la comunicazione tra familiare e ospiti, sia durante il periodo di chiusura, sia durante la fase successiva con postazioni di incontro, separatore in plexiglas  e orari limitati. Limitazioni, soprattutto le prime, giudicate proporzionate dai familiari: le criticità sono emerse sulle “modalità alternative” di contatto, come gli strumenti per la comunicazione a distanza. Utili ma, si legge nel riassunto, non in grado di “sopperire alla mancanza di contatto fisico e di accompagnamento nel fine vita del residente”.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved