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23.04.2020 - 21:45
Aggiornamento: 24.04.2020 - 00:26

Tutti sulla stessa barca, da Radio Caroline a Radio Morcote Int.

Nei giorni dell'isolamento, nasce una nuova emittente. Conduce (con la Dany) lo storico Grant Benson, già a bordo della nave 'pirata' madre di tutte le radio rock

Sullo smartphone clicchi sullo streaming e ti ritrovi nel mezzo di 'Rich girl' di Hall & Oates e capisci che Radio Morcote International, due settimane di vita, trasmette musica e non musichette; al telefono ti risponde Grant Benson, che ti saluta come fossimo in diretta. Anche se non siamo in diretta, perché questo big della radio che della radio ha fatto la storia, si palesa agli ascoltatori tutte le sere dalle 18 alle 20 – insieme alla Dany che con lui condivide i giorni della reclusione – per un paio d'ore nate per gioco e diventate un appuntamento fisso per mettere alla prova la convivenza. O meglio, "per superare la crisi di coppia in quarantena", come recita il comunicato che cita Bruce Willis e Demi Moore sotto lo stesso tetto in nome delle figlie e altre irresistibili storie.

«È cominciato tutto un paio di settimane fa» racconta Grant. «Dany lavora nel settore marketing-eventi, io in quello radiofonico. Godevamo già prima del lockdown della possibilità di lavorare da casa e allo scoccare delle 18, in situazioni di normalità, nove morcotesi su dieci si ritrovavano nei bar. Non potendolo più fare, a quell'ora noi ci apriamo due birre e suoniamo due dischi. Così, francamente, è nata Radio Morcote International». Spiegato dalla Dany: «È stato un gioco tra noi due, per non accoltellarci. Io, dico la verità, non avevo mai fatto radio in vita mia, è tutta una novità . Ovviamente, non per lui...».


On air (© Radio Morcote International)

'I Love Radio Rock'

Il curriculum di Benson è un elenco di grandi emittenti: RTL 102.5, Radio 105, Radio NumberOne, Radio Montecarlo. Elenco che parte da Radio Caroline, in quegli anni Ottanta trascorsi ‘a bordo’ che lo riguardano direttamente. Radio Caroline è la prima radio pirata nata in Inghilterra nel 1964 per aggirare il monopolio musicale al tempo nelle mani della BBC, che in quegli anni aveva occhi (orecchie) soltanto per le grandi case discografiche. Infilandosi in un vuoto normativo britannico in materia di emittenti, Ronan O'Rahilly, giovane uomo d'affari inglese già “ribelle espulso dalla scuola per sette volte” (autodefinizione), acquistò una nave poi battezzata MV Caroline e da acque internazionali si mise a trasmettere i Beatles, gli Stones, The Who e tutto il resto della nascente scena rock ignorata dalla radio di Stato, aggirandone il divieto: boom di ascoltatori e plebiscito anche da parte di band e artisti, sebbene dalle trasmissioni questi non incassassero nemmeno mezza sterlina (ma vuoi mettere la pubblicità?). Il tutto, nel giro di un paio di anni, portò alla nascita di di un esercito di radio pirata (Radio London in testa) e a una lunga battaglia 'navale': una legge del 1967 le dichiarò tutte fuorilegge, ma Caroline continuò a trasmettere, portando il numero di ascoltatori da 7 a 20 milioni, costringendo la BBC a varare un canale dalle simili caratteristiche (Radio 1), fino ad arrivare – finalmente riconosciuta dal governo britannico su frequenze AM, ma non prima del 2017 – ai giorni nostri.

Il 20 aprile scorso, Radio Caroline ha perso il suo fondatore. Il sito di Benson ospita il ricordo di David Knopfler, fratello di Mark: “Radio Caroline è stata fondamentale nei primi giorni di vita dei Dire Straits, dandoci supporto nel periodo in cui ne avevamo veramente bisogno, e per quello gli saremo sempre grati”. E il ricordo di Grant, che tradotto per noi, di persona, è il seguente: «È difficile spiegare in modo esaustivo l'impatto che Radio Caroline ha avuto e ha sulla cultura britannica» spiega Grant. «In Gran Bretagna, Radio Caroline viene pronunciata allo stesso modo in cui si pronunciano The Beatles, Mary Quant, Carnaby Street, Swinging London, è una parte integrante del tessuto britannico e non credo di esagerare se dico che grand parte delle radio musicali a base di rock e di pop devono molto a Ronan O'Raighley. Non nego che quando ho saputo della sua scomparsa è stato come perdere un secondo padre o poco ci manca, è stato un duro colpo per me. Abbiamo lavorato insieme, mi ha dato tanti consigli».

Nel 2009, la storia di Radio Caroline è finita sul grande schermo con un buon numero di personaggi basati sui veri protagonisti di quell'epopea: 'I love Radio Rock' ('The Boat that Rocked', titolo originale) vede all'opera Kenneth Branagh, Philip Seymour Hoffman, Nick Frost, Bill Lighly e molti altri, diretti da Richard Curtis in una versione più o meno fedele di quella storia. «Eravamo tutti a bordo di una barca», racconta Grant. «Era una nave da mille tonnellate e a noi era chiesto di lavorare, in teoria, un mese sulla barca e una settimana off a terra. Ma stiamo parlando del Mare del Nord, non del Mediterraneo e nemmeno del Lago di Lugano, quindi non sempre le condizioni atmosferiche garantivano la barchetta a fare da spola. Spesso capitava di passare anche due o tre mesi di fila a bordo. Eravamo tutti lì, squadra tecnica, cuochi, marinai e disc jokey, tutti insieme appassionatamente. È stata una cosa speciale. Non nego che gran parte della mia carriera, forse il 99%, è dovuto a Radio Caroline. Tutte le volte che mi sono ritrovato a fare richiesta di lavoro, quell'esperienza mi ha sempre aperto le porte».

Sweet Home Morcote

Anche se «puramente casuale», l'acqua è elemento che torna nella storia di Grant: «Vivere a Morcote in questi giorni è una grande fortuna. Ci sentiamo imprigionati, ma in una gabbia d'oro. Penso a chi abita nei palazzi di Lugano, Bellinzona, e ancor più di Milano. Siamo dei privilegiati, e anche per questo, con questa radio, abbiamo voluto restituire qualcosa alla comunità. Sia a quella di Morcote che al Luganese, al Ticino per intero».

Tornando all'approccio, è sempre la Dany: «Effettivamente siamo noi in onda, non c'è nulla di preparato. Arriviamo lì e ce la raccontiamo un po'». Grant commenta: «Se quello che va in onda fosse preparato, sarebbe davvero triste...” (risate, di gusto). «Essendo nata come un gioco, e stiamo giocando tuttora – la palla passa a Grant – è nata un po' sui nostri gusti, ma abbiamo scoperto che la programmazione combaciava con il nostro pubblico.  Non siamo sicuramente in concorrenza con le emittenti locali, che sono anni luce davanti a noi. Ma abbiamo scoperto che forse, magari casualmente, abbiamo intercettato una fascia di ascolto non completamente servita delle emittenti attuali. Trasmettiamo rock, revival, golden oldies, anni '60 e '70, anche un po' di swing ogni tanto. Andiamo da Beatles a Gun 'n Roses a Frank Sinatra e stranamente le cose stanno bene insieme».


On air (© Radio Morcote International)

Ricominciamo

A Radio Morcote International regna una certa euforia da esordienti. Benson: «Un mio collega di Los Angeles ieri mi ha detto: “Sono vent'anni che non ti sento parlare in maniera così entusiasta del tuo lavoro”. Da bambino facevo la radio come forse hanno fatto tutti, nella camera da letto con il giradischi. L'unica differenza è che oggi esiste internet e quella radio che facevo nella cameretta, adesso la faccio per il mondo intero». La Dany: «Ci seguono dal Ticino, dall'Italia, dal Cile, dal Quatar, da Stati Uniti, Gran Bretagna, Sudafrica, Germania, Francia. Apparteniamo tutti a una comunità, che è quella di chi è costretto a restare in casa. Siamo tutti nella stessa barca – Dany la comunicatrice ha il concetto esatto – ed è una bella emozione sentirsi parte del tutto». Grant aggiunge: «Ho lavorato per parecchio tempo a Bergamo, per Radio Number One, che ha la sede nel centro città. So di diversi colleghi più molto giovani di me che se la sono vista brutta. Speriamo che il peggio sia passato...».

'Watch this space'

Sono giorni in cui la radio non è mai stata così 'di moda'. I giorni dei podcast, del ritorno – si dice in queste ore – del drive in: tutti al cinema, tutti ai concerti, ma ognuno nella sua auto come in 'American Graffiti', come in 'Happy Days'. «Leggevo un'indagine inglese – conclude Benson – sull'impennata dell'ascolto radiofonico in Inghilterra e, presumo, nel resto del mondo. La gente ha riscoperto vecchi media. Chissà quante di queste 'novità' ci porteremo nella cosiddetta 'Fase 2'. Vedo parecchi miei colleghi che fanno i loro programmi da casa. Nel bene e nel male, questa cosa ci ha insegnato qualcosa. E per dirla tutta, non avrei mai pensato che un giorno avrei detto che mi manca un po' la coda sull'A9 verso Como...». Meno alla Dany: “A me che 5 giorni su 7 facevo la coda, invece, no».

Domanda pop-rock, per concludere: progetti per il futuro, Grant? (e via di ironia british): «Vogliamo scalare tutti i media del Ticino, abbiamo fatto già un'offerta per acquisire laRegione, ma io punto alla Rsi, e solo per arrivare a Mediaset!». La Dany: «Pensavo che la nostra sarebbe stata una radio per gli amici e i parenti, per parlare con mia mamma, mandare i messaggi alle amiche. La cosa mi ha stupito talmente che faccio fatica a dirti che vorrei che questo isolamento smettesse». Chiude Benson: «La cosa ci è esplosa tra le mani. Ogni sera ci sono centinaia di persone collegate da tutto il mondo. A partire dalla comunità di ticinesi in Cile. Che dire, se non “Watch this space”, vediamo che succede, come diciamo in Inghilterra».

Radio Morcote International è su www.streamingv2.shoutcast.co/benson oppure su www.grantbenson.com

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