Lo stimano due studi su ‘Nature Health’. In Svizzera il caldo più anomalo d’Europa e oltre 900 vittime stimate, in proporzione più che in altri Paesi

Durante l’estate del 2003, quella dell’ondata di caldo finora presa a paragone, tra le vittime delle alte temperature circa due morti su cinque erano attribuibili al riscaldamento climatico causato dall’uomo. Nell’estate appena trascorsa la proporzione è salita a più di tre su cinque: il 65 per cento. A stimarlo sono due studi di un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Clair Barnes dell’Imperial College di Londra, in corso di pubblicazione sulla rivista ‘Nature Health’. Il primo ricostruisce le estati dal 2000 al 2025 in 854 città europee, il secondo applica lo stesso metodo all’estate del 2026.
Secondo le stime, tra giugno e agosto il caldo ha causato oltre 50mila morti nelle 854 città considerate, che insieme contano quasi 173 milioni di abitanti. Quasi la metà delle vittime aveva 85 anni o più. L’area più colpita è l’Europa meridionale, dove le temperature hanno raggiunto livelli pericolosi per la salute già a metà giugno: 380 morti ogni milione di abitanti, con punte a Malta, in Italia, in Ungheria e in Croazia. L’Italia, da sola, conta oltre 13mila decessi stimati.
Rispetto a un mondo senza riscaldamento globale di origine umana, l’Europa è oggi più calda di circa 2,5 gradi. Da qui gli oltre 32mila morti attribuibili al riscaldamento climatico, appunto il 65% del totale. La quota scende al 57% nelle due settimane più torride, tra il 17 giugno e il 1° luglio: temperature simili, hanno spiegato gli autori, sarebbero state pericolose anche nel clima preindustriale, senza quei 2,5 gradi dovuti alle attività umane.
Se le temperature raggiunte nel 2026 sono state particolarmente alte anche tenendo conto del riscaldamento globale, la percentuale di vittime del caldo dovute al cambiamento climatico è in linea con una tendenza al rialzo. Nello studio sugli anni dal 2000 al 2025, la quota di morti attribuibili al riscaldamento globale cresce in modo quasi regolare: era del 39% all’inizio del periodo, ha raggiunto il 68% nel 2025 ed è aumentata in tutti i trenta Paesi analizzati.
Da notare che, per quanto riguarda le temperature raggiunte nel 2026, la Svizzera è il Paese con lo scarto più marcato rispetto alla norma: in media 4 gradi in più rispetto al periodo 1991–2020, il valore più alto tra i trenta Paesi analizzati. Nelle dodici città svizzere considerate, i ricercatori stimano oltre 900 morti di caldo, in proporzione più che in Francia o in Germania. Quasi sette su dieci sono attribuiti al riscaldamento di origine umana. Tra gli autori c’è anche Ana Maria Vicedo-Cabrera dell’Università di Berna, che per l’estate del 2022 aveva già stimato al 60% la quota di morti di caldo attribuibili al riscaldamento glocain Svizzera.
Va precisato che quelle cifre sono stime, non conteggi dei decessi registrati. I ricercatori hanno costruito un modello che, partendo dal rapporto osservato tra temperature e decessi in 232 città europee tra il 2000 e il 2019, stima quante persone muoiono ogni giorno per cause legate al caldo. Il numero di vittime dipende quindi da diverse ipotesi. Il modello, per esempio, non tiene conto di quanto le società abbiano imparato a proteggersi dal caldo, con piani d’allerta, climatizzatori e assistenza agli anziani soli, il che potrebbe portare a sovrastimare il numero di vittime. Non considera neppure l’invecchiamento della popolazione e la diffusione delle malattie croniche, che agiscono in senso opposto. Secondo l’epidemiologa Kristie Ebi dell’Università di Washington, estranea allo studio e interpellata da ‘Science’, potrebbe invece sottostimare i decessi durante le ondate più estreme.
La quota attribuibile al riscaldamento globale è invece più solida e trova conferma in altre ricerche. Uno studio di un gruppo statunitense pubblicato lo scorso dicembre su ‘Pnas’, con un metodo diverso, attribuisce al riscaldamento il 41% dei morti francesi dell’agosto 2003. Proprio quest’ultimo lavoro mostra anche quanto possano fare le misure di adattamento: dopo il 2003 la Francia ha introdotto piani contro il caldo e climatizzato le case di riposo, e un’ondata simile, oggi, farebbe il 77% di vittime in meno rispetto a una Francia rimasta vulnerabile come allora. E molto si può ancora fare. «Quasi tutti questi decessi si possono prevenire», ha detto Ebi a ‘Science’. L’adattamento tuttavia da solo non basta: senza una riduzione rapida delle emissioni, il peso del caldo sulla salute aumenterà. Anche con l’aria condizionata.