Scienze

Alzheimer, la ricerca è a un punto di svolta ma il reclutamento di pazienti è critico

Il Rapporto Mondiale 2026 di ADI rivela 160 terapie in sviluppo, ma la carenza di 55mila volontari e le diagnosi tardive rallentano i progressi.

21 settembre 2026
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Quasi 160 possibili terapie in valutazione in oltre 192 studi clinici nel mondo, otto dei quali in fase III attesi al completamento entro il 2026. Progressi nella ricerca che rischiano di essere rallentati dalla difficoltà di reclutare partecipanti alle ricerche: ne servirebbero circa 55mila, ma i criteri di selezione molto stringenti fanno sì che occorra coinvolgerne almeno 350.000. Sono i numeri del Rapporto Mondiale 2026 diffuso da Adi - Alzheimer's Disease International in occasione della XXXIII Giornata Mondiale Alzheimer, che ricorre domani, e presentato nel nostro Paese da Alzheimer Italia.

Il documento è dedicato alla ricerca clinica sulle demenze, che "è in una fase di espansione senza precedenti" e ha mostrato per la prima volta che alcuni trattamenti possono rallentare la progressione della condizione. Ad ostacolare la partecipazione alle ricerche sono la difficoltà di accesso agli esami specialistici e, soprattutto, la diagnosi spesso tardiva: a livello globale si stima che il 75% delle persone che convivono con una forma di demenza non riceva una diagnosi formale: in alcuni Paesi può raggiungere il 90%. Questo impatta anche sulle potenzialità dei nuovi trattamenti, che agiscono soprattutto nelle fasi iniziali della condizione: da qui l'importanza della diagnosi precoce.

La campagna pone l'attenzione anche su 10 segnali d'allarme da non sottovalutare: perdita di memoria, difficoltà a svolgere attività abituali, problemi con il linguaggio, disorientamento nel tempo e nello spazio, scarso o ridotto giudizio, difficoltà a tenere traccia delle cose, oggetti messi nel posto sbagliato, cambiamenti dell'umore e del comportamento, difficoltà a comprendere le informazioni visive e spaziali, ritiro dal lavoro o dalle attività sociali.

Secondo i ricercatori della Lancet Commission, fino al 45% dei casi potrebbe essere ritardato o ridotto agendo sui fattori di rischio: indicate come azioni positive la partecipazione ad attività cognitive, sociali e fisiche, lo stop al fumo, la riduzione del consumo di alcol e un'alimentazione sana ed equilibrata. Suggerito poi di gestire obesità, diabete, ipertensione, colesterolo e perdita dell'udito, e sconsigliata la terapia ormonale in menopausa come strumento per ridurre il rischio.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni