Scienze

Allarme ONU sul clima il pianeta in una zona di pericolo con El Niño che si intensifica

L'Organizzazione meteorologica mondiale e l'UNEP avvertono che il fenomeno raggiungerà il picco a fine 2026 e persisterà fino a febbraio del prossimo anno, con probabilità vicine al 100%.

3 settembre 2026
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Il pianeta scivola in una "zona di pericolo" climatica mai esplorata prima, travolto da un fenomeno El Niño che si fa sempre più grande.

L'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) preme sul bottone rosso, dopo l'allarme lanciato dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), e avverte che, con le temperature del Pacifico equatoriale centro-orientale già al di sopra della media, l'impatto del fenomeno raggiungerà il picco a fine 2026 e persisterà fino a febbraio del prossimo anno. Le previsioni dei Centri di osservazione della WMO indicano una probabilità "eccezionalmente alta, prossima al 100%".

Per il segretario generale dell'ONU, António Guterres, la scienza non lascia spazio a dubbi. "El Niño - ha precisato - sta assumendo proporzioni gigantesche. Il pianeta si trova in acque inesplorate e quelle acque si stanno riscaldando". Si tratta, nello specifico, di un fenomeno di riscaldamento periodico del Pacifico tropicale sudorientale che si verifica con intervalli fra i due e i sette anni, fra i mesi di marzo e febbraio.

Secondo la WMO, El Niño si è consolidato e nei prossimi mesi raggiungerà livelli molto elevati, alimentato da condizioni oceaniche eccezionalmente calde nel Pacifico tropicale. Un rafforzamento che si traduce in ripercussioni su precipitazioni e temperature in varie parti del mondo e rischio di inondazioni, siccità e caldo estremo. Gli effetti sulle aree geografiche variano in base alla località e alla stagione e possono essere modificati da altri fattori climatici, incluse le condizioni nell'oceano Indiano e in quello Atlantico.

Le conseguenze potrebbero riguardare anche il contesto europeo, seppure in modo diverso. L'influenza di El Niño in Europa è infatti meno diretta rispetto a quella nelle regioni tropicali e, di conseguenza, è più complesso fare previsioni specifiche. Nonostante questo, nel continente continua a persistere il caldo.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni