Scienze

Presenza umana collegata a un rischio 2,5 volte maggiore di incendi nell'Artico

Ricerca basata sull'illuminazione notturna satellitare evidenzia correlazione tra insediamenti e incendi, con impatti su permafrost, ecosistemi e emissioni di carbonio

5 agosto 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

Non sono soltanto il riscaldamento globale e la siccità a favorire gli incendi nell'Artico. Anche la presenza umana nella regione contribuisce in modo significativo ad aumentare il rischio di roghi.

Lo dimostra uno studio internazionale guidato dall'Università di Zurigo (UZH) e pubblicato oggi sul sito internet dell'ateneo.

Nella regione dell'Artide, tra il 2001 e il 2013, gli incendi si sono verificati con una frequenza 2,5 volte superiore nelle aree interessate da attività umane rispetto a zone climaticamente simili ma prive di insediamenti o infrastrutture, stando ai ricercatori.

Per l'indagine dell'UZH, condotta con la collaborazione del Goddard Space Flight Center della NASA e dell'Università di Münster in Germania, è stata impiegata l'illuminazione artificiale notturna rilevata dai satelliti come indicatore della presenza umana, comprendendo insediamenti, infrastrutture e siti industriali. L'analisi evidenzia una chiara correlazione spaziale tra le aree illuminate e la maggiore incidenza degli incendi.

Gli autori precisano tuttavia che il cambiamento climatico resta un fattore determinante, poiché l'aumento delle temperature e le condizioni sempre più secche favoriscono il rischio di roghi boschivi e la propagazione delle fiamme. Ciononostante, i risultati indicano che anche le attività legate allo sviluppo industriale, alle infrastrutture e agli insediamenti sul territorio svolgono un ruolo importante e finora sottovalutato.

Lo studio mette inoltre in luce marcate differenze regionali nella frequenza degli incendi in prossimità delle aree abitate o industrializzate. Secondo i ricercatori, tali variazioni potrebbero dipendere dall'efficacia delle misure di prevenzione e delle capacità di intervento. Rafforzare la gestione del rischio attorno a insediamenti, strade e impianti industriali potrebbe quindi contribuire a ridurre gli inneschi e limitare i danni.

Le conseguenze degli incendi nell'Artico non si limitano alle comunità locali: minacciano abitazioni, infrastrutture, ecosistemi e biodiversità. I roghi comportano anche un disgelo del permafrost più rapido e trasformano la tundra in ambienti ancora più vulnerabili agli incendi, alimentando ulteriormente i cambiamenti ambientali.

Inoltre, lo studio sottolinea che gli effetti si estendono ben oltre la regione artica. Gli incendi rilasciano infatti grandi quantità di carbonio nell'atmosfera e contribuiscono ad amplificare il riscaldamento globale. Il fumo prodotto dai grandi roghi divampati nelle regioni dell'Artide è in grado di raggiungere località molto distanti, come è avvenuto ad esempio durante l'estate del 2025, quando il fumo provocato dagli incendi boschivi nel Canada settentrionale attraversò l'Atlantico, rendendo il cielo visibilmente caliginoso anche sopra la Svizzera.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali
Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni