L'esperimento è stato eseguito sui topi (Ti-Press)
Scienze
13.06.2019 - 18:060

L'elisir della lunga vita? Basta un po' di sangue giovane

Ricercatori dell'Università di Washington hanno scoperto che una proteina abbondante nel sangue dei giovani aiuta a ritardare l'invecchiamento se trasferita negli anziani

Una proteina abbondante nel sangue dei giovani aiuta il corpo a rimanere in salute, e a ritardare l'invecchiamento se trasferita negli anziani: lo indica l'esperimento descritto sulla rivista Cell Metabolism, condotto nei topi dai ricercatori dell'università di Washington.

Con gli anni la quantità di questa proteina - un enzima chiamato eNampt - cala nei topi e negli uomini, di pari passo con l'aumento dei problemi di salute, e ha un ruolo chiave nel processo con cui le cellule producono energia. Con l'età le cellule diventano sempre meno efficienti nel fabbricare questo 'carburante' - chiamato Nad - necessario a mantenere il corpo in salute.

I ricercatori, guidati da Shin-ichiro Imai, hanno visto che dando ai roditori anziani un'integrazione di questa proteina, presa da quelli giovani, sembra rallentare il peggioramento della salute, mentre aumenta la durata della vita di circa il 16%, oltre alla produzione di Nad. "Il nostro lavoro suggerisce che questa proteina determina quanto viviamo e quanto rimaniamo in salute quando invecchiamo", prosegue Imai.

Il principale centro di controllo dell'invecchiamento è un'area del cervello, l'ipotalamo, che viene diretto in gran parte proprio dalla proteina eNampt, rilasciata nel sangue dai tessuti grassi. L'ipotalamo produce il carburante servendosi di questa proteina, che arriva al cervello attraverso il sangue. Quando cala nel sangue, l'ipotalamo smette di funzionare bene, accorciando la durata della vita.

I ricercatori hanno infatti visto nei topi che la quantità di proteina nel sangue è direttamente collegata al numero di giorni vissuti dall'animale: più era alta, più era vecchio il topo. "Non sappiamo se questo legame sia presente anche nell'uomo - conclude - ma sicuramente questa proteina va studiata di più, per capire se può essere usata come potenziale biomarcatore dell'invecchiamento".

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