Sogno o son Festival

Serena Brancale e tutto il resto (Sanremo, le pagelle)

Il cuore dice ‘Qui con me’, la testa Fedez & Masini. Fulminacci cinque stelle, Arisa una favola. Renga non pervenuto

Serena Brancale
(Keystone)

Senza alcuna pretesa di verità assoluta, così sono suonate alle nostre orecchie le trenta canzoni del 76esimo Festival della canzone italiana. Una volta premesso quanto segue: andateci voi su quel palco.

Chiello, ‘Ti penso sempre’ – ★★✩✩✩

Ritmica sbarazzina un po’ Prefab Sprout per il rapper che canta d’amore, intonato come Massimo Ranieri. Noi gli abbiamo sempre preferito Chiello di Radio Ticino, perché non parla con l’AutoTune. La parola è “disinnamorarsi” e si sa, disinnamorarsi è ‘na parola. Lo aspettiamo di venerdì, a cantare Tenco. Giudizio: mi sono disinnamorato di te, perché non avevo niente da fare

Fedez & Masini, ‘Male necessario – ★★★★✩

Se vinceranno sarà tutta colpa del Masini, che le sue melodie ti scavano dentro come il dolore e ti restano attaccate come la colla dei cerotti. E questa canzone che sanguina ci rende commestibile anche il rapper, per quella cosa di Giuda o dei mostri che non stanno solo sotto il letto, chiunque dei due l’abbia scritto. Giudizio: belli stronzi (è un complimento)

Fulminacci, ‘Stupida sfortuna’ – ★★★★★

La chiamano scuola romana e la sua è Roma senza le buche. Il ritornello è degno del miglior Tozzi, l’autoironia (“E passeranno classifiche e Sanremi”) è degna del miglior Brunori, che con questa canzone a Sanremo ci avrebbe vinto. Giudizio: sono un ragazzo sfortunato, ma il ritornello mi ha regalato un sogno

Levante, ‘Sei tu’ – ★★★★✩

L’avevamo lasciata nel 2023, bionda come Platinette, una specie di violenza psicologica. “Se potessi vederti coi miei occhi / Lacrimeresti tutto il mio stupore” è sufficientemente Prévert, “Per mostrarsi anche nelle miserie / Poi restare a contare le macerie” è abbondantemente riscatto. E allora bentornata Levante, che prima sembravi Ponente. Giudizio: e mi manca il respiro

Luchè, ‘Labirinto’ – ✩✩✩✩✩

Appartiene a quella particolare categoria di rapper che stonano anche con l’AutoTune, ma appartiene anche a quella dei rapper che non vanno a tempo, che forse è peggio. Ma è solo perché oggi si ostinano – i rapper o chi per essi – a cantare il melodico. “Succede a tanti di sentirsi prigionieri in un labirinto, specie a chi ha un’anima sensibile”, dice a Sorrisi e Canzoni Tv. Giudizio: il labirinto, quello di ‘Shining’

Elettra Lamborghini, ‘Voilà’ – ★✩✩✩✩

Non bastano le mosse del Tuca Tuca per fare un tributo a Raffaella, showgirl dei due mondi, per questo sterile riciclo delle sue canzoni calato nella situazione-tipo Lamborghini, automobili cabrio e bottiglie da 500 euro. Giudizio: fiesta, qué pleonàsitca pleonàstica esta fiesta

Mara Sattei, ‘Le cose che non sai di me’ - ★★✩✩✩

Una cosa alla Giorgia, ma non la canta Giorgia. La ragazza con l’anagramma di perle (Sara Mattei all’anagrafe) canta una di quelle canzoni che oggi chiamano ‘disneyane’ perché hanno due o tre accordi in più della media. E in tempi di vacche armonicamente magre, due o tre accordi in più fanno la differenza. Giudizio: una stella ai due o tre accordi in più

Sayf, ‘Tu mi piaci tanto’ – ★★★✩✩

Un po’ Max Gazzè e un po’ Dargen D’Amico, quello che traveste le accuse da carezze. No, non è una canzone d’amore. Il rapper italo-tunisino-genovese scatta un’istantanea dei suoi e dei nostri tempi, con dentro l’Italia di Berlusconi, quella di Cannavaro, Tenco e la Genova del G8 (“Ho fatto una canzonetta / È un fiore su una camionetta”, verso che vale il pezzo). Giudizio: sono solo canzonette, ma le dobbiamo cantare

J-Ax, ‘Italia starter pack’ – ★★★✩✩

Bella la cosa dei cantieri, bello il “vietato ma fa niente”, bello il Paese il cui vivervi è atto strettamente dipendente dal destino (“Qui per campare serve / un po’ di culo sempre”). Scenografia tra Happy Days e Max Pezzali, due concetti che non sono mai stati troppo distanti, ‘Italia starter pack’ è un ‘Italiano medio’ diventato adulto, una ‘Terra dei cachi’ in cui c'è poco da ridere, è Van De Sfroos che sale sul cavallo e arriva a Samarcanda. Giudizio: oh-oh J-Ax, oh oh

Leo Gassmann, ‘Naturale’ – ★✩✩✩✩

“La felpa con il nero dell’eyeliner” fa molto Califano, il bridge è quello de ‘La cura per me’, perché dei successi degli altri, come il maiale, non si butta via niente. Giudizio: una stella alla felpa con il nero dell’eyeliner

Serena Brancale, ‘Qui con me’ – ★★★★★

L’avevamo lasciata così, undici anni fa, serenamente jazz, prima dei ‘Baccalà’ e di ‘Anema e core’. Un anno dopo Cristicchi, in ‘Qui con me’ è di un’altra madre che si canta, quella di Serena che se n’è andata via. È vero, “quanta vita ruba il tempo”, e quindi benedette le canzoni che ce lo restituiscono. Tre minuti sono pochi, ma è tanto, e l’interpretazione è da Oscar. Giudizio: anima e cuore

Enrico Nigiotti, ‘Ogni volta che non so volare’ – ★★★★✩

Tutte le canzoni dovrebbero contenere un verso come “E mentre fuori scoppia un altro inferno / Da qualche parte adesso è già domani”. Come in ‘C’è tempo’ di Ivano Fossati, il centro della canzone però non è il ritornello bensì il tema strumentale. In questa bellissima cosa degna d’un Ron ci sono le parole di Pacifico, al secolo Gino De Crescenzo, che da tempo elargisce poesia a molti, da Morandi a Gabbani, da Malika a Ornella. E così Nigiotti vola. Giudizio: con quanto fiato ha in gola

Ditonellapiaga, ‘Che fastidio!’ – ★★★✩✩

Come Woody Allen che in ‘Manhattan’ fa l’elenco delle cose per cui vale la pena di vivere, Ditonellapiaga fa quello per cui verrebbe voglia di tirarsi un colpo o di invadere la Polonia. E quindi fanculo gli oroscopi, i piani tariffari, i corsi di pilates, i giornalisti (sic) e i nasi rifatti (quelli delle sciure di via Nassa, che comunque sono molto divertenti). E fanculo anche l’inno nazionale cantato ai pianobar. Manca solo il free jazz punk inglese. Giudizio: non sopporto i cori russi

Tredici Pietro, ‘Uomo che cade’ – ★✩✩✩✩

Ce l’abbiamo messa tutta per non fare paragoni col papà, ci siamo detti che il brano non sanremese è proprio quello che apre le porte, che il co-autore Di Martino scrive bellissime cose anche senza Colapesce, che l’importante non è cantare bene ma l’emozione che trasmetti, ma poi ci sono venute in mente le parole di Tredici Pietro: “Chi segue i propri sogni è destinato a cadere e a farsi male”. Giudizio: e siamo caduti

Ermal Meta, ‘Stella stellina’ – ★★★★✩

Dite pure “ancora co’ ‘sta guerra!”, tanto a Ermal non gli avete fatto niente e il suo cantar di bimbi, in mezzo a tutto l’esistenzialismo di comodo di quest’anno, vale il biglietto. Anche solo per Marinella che visse un giorno come le rose, qui “come le farfalle”. Da Concertone del Primo Maggio, da festa di piazza, da stadio o da club: dove la metti, ‘Stella stellina’ orgogliosamente sta. Giudizio: stella stai

Samurai Jay, ‘Ossessione’ – ✩✩✩✩✩

Canta (stona, con l’AutoTune) su ritmi caraibici che sanno tanto di estate. È tutto un po’ eccessivo e la protagonista non ne esce tanto bene (“Stai dormendo nel letto di un altro pure stasera”). Giudizio: ossignur

Nayt, ‘Prima che’ – ★★★✩✩

Armonie alla ‘Seven seconds’ e un buon testo. Come Rkomi lo scorso anno, e con le stesse vocali aperte, arriva per sfinimento ma alla fine arriva, e migliora col tempo. Giudizio: goodnayt

Patty Pravo, ‘Opera’ – ★★✩✩✩

Pigramente signora (Sanremo 1987), scrive per lei Giovanni Caccamo, pigramente poeta. L’avrebbe cantata bene anche Irene Fargo (1962-2022), a Sanremo nel 1992 con ‘Come una Turandot’. ‘Opera’ è canzone lenta, mastodontica e orchestrale come la circostanza impone. Il testo è da performance di Yoko Ono, quelle in cui qualcuno grida al capolavoro e altri alla supercazzola. Giudizio: semplicemente la Patty

Malika Ayane, ‘Animali notturni’ – ★★★✩✩

Al minuto 1, il basso colto e il verso “siamo tutti in pace con i sensi degli altri” ci dicono che arriveremo fino alla fine. E all’improvviso arriva una canzone tipo i Brand New Heavies o gli Incognito, per Malika che è di un’eleganza acida, nel senso di acid jazz anni Novanta. Giudizio: appunto, un pezzo da Novanta

Raf, ‘Ora e per sempre’ – ★★★★✩

Storie da un matrimonio che al secondo ascolto diradano i dubbi nati all’anteprima di Milano, forse per overdose da ritornelli. Scritta col figlio per parlare dell’amore tra mamma e papà, non sfigura di fianco a ‘Inevitabile follia’, ‘Oggi un dio non ho’, ‘Cosa resterà di questi anni ‘80’ e ‘Come una favola’, le canzoni degli altri suoi Sanremi. Raf si ascolta ora e dura per sempre, come le preghiere. Giudizio: ora pro nobis

Eddie Brock, ‘Avvoltoi’ – ✩✩✩✩✩

Oltre che una cosa da avvoltoi, il tentativo di rifare ‘Balorda nostalgia’ di Olly è credibile come spacciarsi per ventriloqui alla radio. Generato, non creato, della stessa sostanza di TikTok, il Brock è un Claudio Villa giovane che canta un piccolo trauma ritmico e letterario (“Perché è più facile per te farti spogliare che spogliarti il cuore”). Giudizio: va beh, andiamo a rifarci il letto

LDA e AKA 7even, ‘Poesie clandestine’ – ★✩✩✩✩

Così come quelli di ‘Avvoltoi’, i sette che hanno scritto la canzone sono piombati come rapaci su ‘Anema e core’ di Serena Brancale e si sono portati via tutto. Ritmi e melodie mediterranee strizzano entrambi gli occhi a D’Alessio, il babbo di LDA, e allora meglio Gigi. Giudizio: sei forte papà

Sal Da Vinci, ‘Per sempre sì’ – ★★★★✩

Diciassette anni dopo ‘Non riesco a farti innamorare’ (Sanremo 2009), Da Vinci ce l’ha fatta: il vestito bianco, l’amore eterno, gli invitati con le buste e Dio a fare da testimone, con Sal che scalzerà ‘Perfect’ di Ed Sheeran dai video dei matrimoni. È l’anno di Malika Ayane ma non voleranno gli spartiti perché sì, si pensa subito al Castello delle cerimonie, ma chi ha scritto ‘Per sempre sì’ sapeva quello che stava facendo. Giudizio: Sal, dai vinci

Michele Bravi, ‘Prima o poi’ – ★★★★✩

Fa quello che Renga non fa da anni, scegliere bene le canzoni, anche se arrivano al secondo ascolto. E questa è una grande canzone, come ‘Inverno dei fiori’ (2022) e ancor più ‘Il diario degli errori’ (2017). E sulle belle canzoni a volte non c’è molto da dire. Giudizio: Michele bravo

Maria Antonietta e Colombre, ‘La felicità e basta’ – ★★★✩✩

Mettono insieme i Ricchi e Poveri, ‘Ci vediamo a casa’ di Dolcenera e ‘Xanadu’ di Olivia Newton John, escono dalla riserva indie e si candidano a diventare la versione simpatica dei Coma_Cose. Giudizio: vola colombre

Dargen D’Amico, ‘AI AI’ – ★★★✩✩

Il nuovo album si chiamerà ‘Doppia mozzarella’ e questa canzone è buona, ma è al massimo una margherita semplice. Il D’Amico sarcastico e politico di ‘Dove si balla’ (Sanremo 2022) ma soprattutto ‘Onda alta’ (Sanremo 2024) si è preso una pausa. E comunque si balla. Giudizio: ci vorrebbe D’amico (quello politico)

Francesco Renga, ‘Il meglio di me’ – ★✩✩✩✩

Tutti i cantanti sono introdotti da un jingle della canzone più famosa, e quella di Francesco Renga è ‘Angelo’, a perenne monito. La stella è alla carriera, perché si sono messi in sei per scrivere ‘Il meglio di me’, compreso chi la canta, e ne è uscito il peggio. Giudizio: prenditi cura di lei (dove lei è la scelta della canzone)

Arisa, ‘Magica favola’ – ★★★★✩

È l’amore che cambia le cose, è l’educazione sentimentale di una donna e di un’artista in autobiografica confessione. Mai così lirica, scrive per lei di nuovo (e anche) Giuseppe Anastasi, cui si devono piccoli capolavori arisiani come ‘La notte’. La strofa è più bella del ritornello, le modulazioni fin troppe, ma Arisa quando canta è una favola. Giudizio: c’era una volta, e ancora c’è

Bambole di pezza, ‘Resta con me’ – ★★✩✩✩

Dovevano essere la risposta femminile ai Metallica, ma forse i Metallica non avevano fatto domande. Si sono messi in dieci per scrivere ‘Resta con me’, un pop-rock un po’ democristiano, dal titolo modugnano. Giudizio: bambole, non c’è una lira (di Costanzo, Marchesi, Verde)

Tommaso Paradiso, ‘I romantici’ – ★★★✩✩

È colui che disse che l’Auto-Tune è un bene perché altrimenti chi non sa cantare non potrebbe scrivere canzoni, dimenticando che chi non sa cantare può sempre scrivere dei libri, e questo è possibile sin dal 1453, dalla Bibbia di Gutenberg (da non confondere con Zuckerberg). Paradiso è anche colui che lasciò i Thegiornalisti via social per condurre una carriera da solista, un modo non esattamente romantico di lasciarsi, ma è il destino di quelli che scrivono testi e musica, prendi Sting (salvo poi essere trascinati in tribunale dagli ex soci). E comunque viva i romantici, che anche noi guardiamo il cielo e i treni che passano, ovunque essi vadano. Giudizio: destinazione Paradiso

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