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04.03.2021 - 19:27

Il londinese Davide Shorty, ‘Regina’ per diventare re

Si è guadagnato la finale di venerdì tra le Nuove Proposte. Ed è fresco di Premio Lunezia: 'Lusingato, premio battezzato da Fabrizio De André, tra i miei idoli'

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Davide Shorty (foto: Alberto Romano)

Abbiamo un fiuto per il secondo posto. Intervistammo Mirkoeilcane, che nel 2018 arrivò secondo e poi si prese gli altri premi; e Tecla Insolia nel 2019, data vincente dal sito Rai, poi abbassata di un gradino nessuno sa perché, in luogo di un Gassmann che nessuno sa più chi è e che quest’anno non c’è. E invece Tecla sarà Nada nella fiction Rai. Ci abbiamo provato quest’anno intervistando la Nuova proposta (ma molto più Big di qualche Big) Davide Shorty, che dal sole di Palermo, nell’abbastanza lontano 2012, si trasferì sotto la pioggia di Londra per capire, e forse lui l’avrà capito, come mai le tendenze della musica si decidono tutte lì. La distanza non gl’impedì (a Palermo, del passato remoto si fa ampio uso) di essere terzo a X Factor nel 2015, di registrare ‘Terapia di gruppo’ nel 2018 coi Funk Shui Project (incluso Showcase Rsi) coi quali, un anno dopo, pubblicò ‘La soluzione’. Collaborazioni con Daniele Silvestri, Roy Paci, l’ex giudice e amico Elio, e arriviamo al tempo presente.

Davide Shorty parla dall’albergo, felice del Premio Lunezia, il cui scopo è la valorizzazione musicalletteraria delle canzoni italiane. È «lusingato, perché premio battezzato da Fabrizio De André, uno dei suoi idoli. «Mi sento destabilizzato, non me lo aspettavo, è la prima volta che ricevo un riconoscimento ufficiale». A Sanremo, puntellata di soul, funk e tradizione italiana, Shorty canta ‘Regina’, che poi (Sanremo gossip) è la sua ex Céline Lancini e non per questo non può apparire nel video della canzone: «Nessuno avrebbe potuto fare un lavoro migliore del suo per rappresentare se stessa, esempio di donna forte». L’amore modellato in amicizia, oggi, chiude il cerchio con una collaborazione artistica che include lei, ed è «ispirata da lei». ‘Regina’, canzone, sta su ‘fusion.’, album in minuscolo e col punto, anticipato dal 5 marzo in poi da ‘fusion a metà’, mezzo album in avanscoperta, tanto per gradire: «Fusion inteso non come genere musicale, ma come fusione di culture, sonorità, generi, emozioni. La diversità è una grandissima ricchezza che andrebbe celebrata sempre». Per quel che riguarda il minuscolo, «è il contrario delle frasi urlate col caps lock (maiuscolo, ndr), è lo stare tranquilli, il canalizzare energie, attitudine che serve molto di più alla comunicazione».

Ne ha visti di palchi, lo Shorty, ma che si trova a Sanremo l’ha capito soltanto quando c’è arrivato: «Mi sono detto, ecco, quello è davvero Amadeus. È qualcosa che non so spiegare, è un’emozione bellissima, un’occasione da vivere appieno, specialmente in un momento del genere. Sanremo è anche un messaggio per far capire che si può fare musica in sicurezza». E con tutte le paure del caso: «Non sono una macchina, essere imperfetti consente di trovare l’equilibrio».

Sul divano alle spalle di Shorty c’è una Telecaster. È un tassello della sensazione che si prova quando sul palco dell’Ariston non c’è soltanto l’interprete, ma anche il musicista: «Non ho mai studiato in maniera accademica e così dedita, strimpello un po’ tutto, chitarra, basso e pianoforte, ho nozioni sufficienti che mi vengono dai tanti ascolti di jazz». E quindi tutto passa da lui, quando arriva la musica. Nemmeno Sanremo gli ha fatto perdere il controllo del proprio lavoro. Ma per ‘fusion.’, inteso come disco, s’è messo tutto intero nelle mani di Tommaso Colliva, un Grammy coi Muse e ai comandi tanta musica italiana che conta: «È stata una lezione per me capire di dover lasciare la produzione a Tommaso. Conosco il suo lavoro, mi sono affidato a lui. In questo bisogna lasciarsi portare dal flusso. Prima che esecutori, bisogna essere buoni ascoltatori». E ad ascoltarlo c’era certamente Elio, che su Sanremo poteva dare consigli: «Mi ha detto di divertirmi, innanzitutto. E poi mi ha detto di cadere. Mi ha detto di Gianni Boncompagni, di quando suggerì a Gianni Morandi d’inciampare, così la gente si sarebbe ricordata di lui». Non l’ha fatto Shorty, perché ha paura della scala di Sanremo. E nemmeno si è vestito da Rockets.

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