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Correva l'anno 2016 (foto: Beatlesiani d'IItalia Associati)
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04.03.2021 - 13:490
Aggiornamento : 19:40

A Sanremo i Beatles avrebbero cantato ‘Yesterday’

E se lo dice Rolando Giambelli dei Beatlesiani d'Italia Associati, qualche certezza l'abbiamo. ‘Ma il Festival deve un premio alla carriera a Peppino Di Capri’

«Sono fan di Peppino di Capri prima ancora che dei Beatles» dice Rolando Giambelli, giornalista fotografo e musicista nonché fondatore e presidente dei Beatlesiani d’Italia Associati. «Prima dei Beatles lo ascoltavo cantare ‘A Saint-Tropez’, e ‘Don’t Play That Song’, un pezzo che per l’epoca era avanguardia». Giambelli è strenuo sostenitore della necessità di un premio da consegnarsi al pianista-cantante napoletano, che torna ogni anno quando a Sanremo si parla di riconoscimento alla carriera. Di Capri, 15 partecipazioni al Festival e due vittorie, ogni tanto si lagna per il dimenticatoio. «Me lo auspicherei – dice Giambelli – perché Peppino di Capri è una pietra miliare della musica italiana e di quella napoletana, per la quale ha cantato canzoni meravigliose». Di Capri il cui legame con i Beatles è molto più prossimo di quanto si possa pensare…

«Quando nel 1965 i Beatles arrivarono in Italia – racconta Rolando – Peppino Di Capri fu scelto dal manager dei Fab Four, Leo Wätcher, come momento attrattivo per il pubblico chiamato a riempire le date del tour italiano», otto concerti in cinque giorni per quaranta minuti di set. Al napoletano furono affidate le aperture dei due concerti milanesi: «Guardando il cartellone che pubblicizzava il concerto, sembrava che fosse Peppino di Capri la star dell'evento. In Italia siamo fatti così…».

E se i Beatles fossero stati ospiti a Sanremo, Rolando, cos’avrebbero cantato? «Credo ‘Yesterday’, tanto per dirne una, brano che molti hanno attribuito a una canzone napoletana. Una leggenda metropolitana vuole che Paul McCartney abbia scritto ‘Yesterday’ immaginandosi una melodia napoletana preesistente. La leggenda si basa forse su fatto che Sir Paul ha una predilezione per Napoli. Quando lo scorso anno sono stati cancellati i suoi tour per il mondo, c’erano anche le date di Lucca e di Napoli. Ho pensato che quando compierà ottant’anni, nel 2022, Paul potrebbe recuperare il concerto nello Stadio San Paolo, che ora si chiama Maradona, un po’ per via del nome, Paul, e un po’ perché alla fine di ogni concerto italiano McCartney sventola la bandiera italiana e canta 'O sole mio. Ho scritto al suo manager, che mi ha risposto dicendomi che l’idea è piaciuta. Se mai dovesse succedere, sapete di chi è...». 

In trent’anni, Giambelli se ha viste e fotografate di ogni a Sanremo. E in più, Francesco Gabbani gli ‘deve’ la vittoria del 2016 («Fui io, in fase di votazione, ad accorgermi che i tastierini non funzionavano. E si rivotò»). C’è anche la spilletta-amuleto dei Beatlesiani, che su Gaetano Curreri, per esempio, portò bene. «Ne ho visti tanti quando c’era Baudo», conclude il Beatlesiano d’Italia. «Quando Mia Martini cantò ‘Gli uomini non cambiano’ ero sotto il palco. Ricordo le vittorie di Fausto Leali e Francesco Renga, miei concittadini. E nel 2015 e 2016, in quel teatro, ho portato due festival dei Beatles. Mi manca non essere lì quest'anno».

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