Flavio Massimo
Sanremo
09.02.2019 - 17:150

Piacere, Scaldapubblico (lo spettacolo nello spettacolo)

Flavio Massimo, nome da gladiatore, tiene viva la galleria dell'Ariston. E alla sigla dell'Eurovisione, parte un doppio show

«Raga mi raccomando: fatemi vedere le vostre manine!». «Raga non sento le voci, ricordatevi che siamo in uno stadio, siamo in uno stadio!». Non è il Comunale di Sanremo, dove gioca la Società sportiva dilettantistica Unione Sanremo s.r.l. attualmente nelle lontane acque della serie D. Questo è sempre e comunque il Teatro Ariston, luogo di culto nazional-popolare o popolar-nazionale, come nei giochi di parole del Baglioni di ‘Acqua dalla luna’ (che voleva essere un grande mago). Per questo articolo scordatevi la platea, storicamente popolata da creature più vicine ai manichini che agli esseri viventi.

'Guarda che Massimo è il cognome'

Siamo in galleria, al piano di sopra, grande quanto un teatro di provincia. La galleria nota per l’aspirante suicida del 1985, del quale – come nei tour del crimine tipicamente americani – si possono ripercorrere le orme affacciandosi alla ringhiera. La galleria è il regno di Flavio Massimo, che detto così fa molto gladiatore e comunque non siamo troppo distanti. Ora: descrivere cosa accade in galleria quando Massimo – «Guarda che Massimo è il cognome» – attacca a lavorare è impresa ardua come descrivere tutte le entità impalpabili come la coscienza e quell’anima (Il Volo la bacia, Gianna Nannini ci è dentro, I Collage ne sono stati derubati. Ma il tema lo trattiamo poco sotto). Senza spenderci in approfondimenti medici sul perché una persona causa felicità nei propri simili e te l’abbracceresti come fosse tuo fratello quando nemmeno hai mai avuto un fratello, nel momento in cui Flavio Massimo veste i panni dello scaldapubblico lo si può soltanto guardare mentre lavora. Al limite, partecipare.

Come al San Paolo

Dicesi “scaldapubblico” «colui che tiene vivo il pubblico nei momenti particolari della trasmissione, come il rientro dalla pubblicità o anche durante lo spettacolo facendolo cantare, ballare, cercando di farlo sentire a casa e di partecipare, perché il pubblico è parte integrante dell’evento televisivo, detta i tempi, gli applausi, le risate», racconta Flavio, 31 anni, «orgogliosamente napoletano», diviso equamente tra la città natale e la capitale, terra di televisione e di storia del cinema. «Il mestiere che faccio io s’impara nei villaggi turistici, ma conosco i palcoscenici come cantante, intrattenitore e attore, per ora, in piccoli ruoli. Ho iniziato come figurante, poi mi sono accorto che la passione era tanta, sono cresciuto e oggi sono all’Ariston per la seconda volta». Dopo il Festival di Sanremo, Flavio tornerà al suo teatro con ‘Dal Vesuvio al Cupolone’, opera «che è un po’ anche la mia storia, prodotta da Leonardo Ippolito, un maestro della canzone napoletana. Questo spettacolo compie 20 anni».

‘Ragazze, ben arrivate!’

A un gesto di mani sventolate alla maniera della curva sud, l’Ariston di sopra diventa uno Stadio San Paolo di elegantissimi ed elegantoni che hanno appena sfilato sul red carpet scattandosi i dovuti selfie; si sono inginocchiati davanti al terrazzino sul quale il presentatore del Festival risponde da decine d’anni alle domande di Vincenzo Mollica in diretta tv con il telegiornale della sera e ora sono seduti dentro lo show. «Raga, mi raccomando, le mani ci ser- vono per applaudire, togliete i telefonini, dai!», una di quelle direttive alla quale è impossibile obbedire, perché gli ultrà stanno scattando foto di tutto, dai tendoni glitterati fino all’ultima vite. La sera documentata è quella di giovedi, quella di ‘Sotto il segno dei pesci’ e di ‘Gente di mare’. In affanno, una coppia di quelle che sembrano storiche frequentatrici di Festival arriva quando il countdown verso la sigla dell’Eurovisione è giusto a metà; hanno l’età di Ornella Vanoni e chissà quante ne avranno viste (in termini di canzoni). «Ragazze! Bene arrivate, mi raccomando, cariche anche questa sera!», e ce le immaginiamo mentre si spellano le mani su ‘Rolls Royce, Rolls Royce, voglio una vita così, voglio una fine così’ (più che altro, “Voglio una fine così”).

'Notte prima degli esami'

C’è la prova applausi, la prova ovazione, c’è l’oooh con le mani tese in avanti, fino all’ultimo spot pubblicitario, quello di “Sanremo 2019 è presentato da”. «Ci siamo tutti?», grida Flavio. Nella tradizione che si ripete ininterrotta sin dalla notte dei tempi, parte trionfante la sigla dell’Eurovisione: il battere di mani – siamo o non siamo allo Stadio San Paolo? – ne fa una festosa e frenetica tarantella europea. E quando Antonello Venditti, centrato da un’unica luce sopra la testa, suona le prime note di ‘Notte prima degli esami’, nel teatro al buio come di notte il mare, qualcosa si muove che pare una lucciola. E invece è Flavio con il led del telefonino, e la galleria diventa Posillipo.

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