Domani in concerto nella chiesa del Collegio Papio nell’affettuoso ‘New Viaggio Trio’ con Adrien Moignard alla chitarra e Philippe Aerts al contrabbasso

Un tempo era lo strumento del popolo che profumava di feste in piazza tra canzoni parigine, tango, valse e musette. Solo oggi, merito suo – all’anagrafe Richard Galliano, classe di ferro 1950, francese di Le Cannet, Costa Azzurra – che la fisarmonica è entrata di diritto nelle sale da concerto, portata in auge nella scuderia Deutsche Grammophon fra luminose registrazioni di Bach, Vivaldi, Chopin, Gershwin e Nino Rota. Lui, Galliano, è un fiume in piena di idee, energie e concerti dal vivo uno dietro l’altro, mentre in privato suona anche flauto e pianoforte. Così per classicAscona, mercoledì 7 ottobre (ore 19.30 nella chiesa del Collegio Papio) lo troviamo in scena nell’affettuoso New Viaggio Trio con Adrien Moignard alla chitarra e Philippe Aerts al contrabbasso, remake del suo leggendario Viaggio che uscì nel lontano 1993: operazione-nostalgia filtrata da vecchi motivi in compagnia di due musicisti scomparsi (Pierre Michelot e Charles Bellonzi) con i quali lui si esibiva spesso insieme al virtuoso di chitarra Biréli Lagrène. Un lento scorrere di tanghi, bossa nova, musette, valses, persino un Inno alla libertà che è un fiore, sull’onda lunga di una memoria infusa di fragranze popolari, jazz e improvvisazione.
D’altra parte, nel pedigree di questo formidabile suonatore dello strumento a mantice figurano decine di collaborazioni con stelle del jazz, in un’ottica che ha avuto come punti di riferimento Chet Baker, Charlie Haden, Astor Piazzolla e Michel Portal. «Il potere che ha la fisarmonica di far emozionare il pubblico è impagabile, come quello di una grande orchestra» racconta, rimestando i ricordi di quando a 4 anni imbracciava lo strumento, sotto l’ala di papà Lucien. «Oggi invece suono soltanto quella che mi regalò mia nonna negli anni ‘60, quando ancora ero bambino”.
Che strumento è?
Un modello Victoria, dal suono unico. Ho fatto tutto nella mia vita con lei incidendo brani classici di Bach, suonando con Marsalis e Ron Carter, facendo concerti sulla chanson francese insieme a Juliette Greco e Charles Aznavour.
Vero che a un certo punto, da ragazzo, l’hanno sconsigliata di andare in America a fare del jazz?
Sì, è stato soprattutto Piazzolla, dicendo che un musicista deve suonare la musica della sua terra. Abitavo a Parigi già da anni dove furoreggiava la musica di Edith Piaf. Specie nell’ambiente di Montmartre, ricco di poesia. Esiste il nuevo tango, aggiungeva, tu devi fare la new musette. In realtà qualche eccezione l’ho realizzata suonando proprio la musica di Astor, dopo la sua morte.
Oggi cosa ama di più?
Un po’ di tutto, ma invecchiando preferisco le cose semplici e spontanee perché il jazz è diventato troppo complicato, intellettuale. Mi piace la musica fresca che arriva dalla canzone. Amo Stan Getz, ma anche la bossa nova di Jobim. Ho 75 anni, sono in buona forma, ma devo fare delle scelte per continuare la progressione. In fondo mi sento ancora uno studente.
E questo New Viaggio?
Una metafora di ciò che ho sempre amato. Mettere valigia e fisarmonica in macchina e battere le strade con mia moglie Giselle. Un’immagine di libertà. Preferisco guidare, che prendere l’aereo.
C’è molto in programma ad Ascona, pure con il suo melowtone.
Intreccio tanti stili con gusto francese, più un paio di tributi a Piazzolla e Django Reinhardt. Quanto al melowtone si tratta di uno strumento splendido, una melodica che riproduce il suono dell’armonica a bocca. La uso pensando a Piazzolla e a Toots Thielemans, genio assoluto del jazz.
Non è la prima volta per lei da queste parti...
Credo di no, ormai la memoria fa brutti scherzi. La Svizzera è bellissima e mi piace molto il Ticino. Di sicuro ho suonato a Verscio dove c’era la Scuola Teatro del mio amico clown Dimitri, incastonata tra le vigne. Accoglieva musicisti, attori, acrobati e circensi. Una meraviglia.