A battezzare il Summer Party, e così sarà anche per le prossime date, è stato "L'Arca di Loré", un minifilm originale di circa cinque minuti, diretto dallo stesso Cherubini che lo ha scritto con Federico Taddia e Steve Polli. Uno spettacolo nello spettacolo che porta lo spettatore direttamente dentro l'atmosfera del concerto: soglia narrativa tra il villaggio, il festival del pomeriggio e il live serale, con una barchetta di carta - il cui profilo troneggia anche sul palco - protagonista del racconto e che grazie all'IA passa di mano in mano, girando il mondo. L'arca ha spiegato le sue vele e inizia la sua navigazione. E lo fa partendo da Niuiorcherubini, l'ultimo disco di Jovanotti, uscito lo scorso novembre, al quale spetta l'onore di aprire le danze con Shiva Jam. Oltre ai successi del passato, Tanto, Gimme five ("erano quaranta anni che no la facevo"), Penso positivo, Gente della notte, Ciao Mamma, ci sono anche gli ultimi brani: sulle note di Buon Vento, sul palco arriva Alfa, con il quale ha condiviso il feat, indossando una t-shirt di tempi andati con la scritta Go Jovanotti Go: "se faccio questo mestiere è colpa tua", dice il giovane cantautore a quello che fu suo faro da bambino. Qua e là, omaggi sparsi ai grandi della musica italiana: da quello doveroso a Giuni Russo con Alghero, a Toto Cutugno con Italiano, passando per Edoardo Vianello con Abbronzatissima e Gino Paoli con Sapore di sale. Spuntano anche Domenico Modugno e Franco Battiato. Ma la parola d'ordine è sempre una, sempre la stessa: divertirsi. I Love you Baby, L'estate addosso, Ti porto via con me, un tris micidiale. E l'energia rimane sempre alta. Fino alla chiusa finale, dopo quasi tre ore, con Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, L'ombelico del mondo, Ragazzo Fortunato. Prima di chiudere con A te, Jovanotti - che ha ricevuto dal pubblico anche la tipica bandiera che al posto dei quattro mori ritraeva il suo volto - ha voluto dire grazie alla Sardegna che lo ha ospitato, prima leggendo la poesia di Grazia Deledda Noi Siamo sardi e poi ricordando Andrea Parodi, indimenticata voce dei Tazenda, con No potho reposare.
Durante lo spettacolo trova spazio anche una speciale intervista di Francesca Fagnani a Jovanotti: alla fatidica domanda 'che belva si sente?', l'artista si trasforma in leone, scimmia, ippopotamo, giraffa. Tutti gli animali dell'arca stasera hanno ballato felici.