Il gruppo Pd alla Camera si orienta per il no al Ddl antisemitismo se non verranno accolte le richieste di modifica. Dubbi tra i riformisti e critiche di Fassino sulle interpretazioni.
Riunione fiume di quasi quattro ore del gruppo del Pd della Camera in vista del voto finale in commissione e poi dell'approdo in Aula del ddl sull'antisemitismo. L'orientamento, spiegato dalla segretaria al termine della riunione, è quello di votare no qualora la maggioranza - come parrebbe per il momento orientata a fare - non accogliesse la richiesta di modificare la definizione "divisiva" inserita nel testo sull'antisemitismo. Restano, però, alcuni dubbi su questo, espressi anche nel corso della riunione, soprattutto dall'ala riformista. "Io ho fatto un invito alla riflessione", ha detto l'ex ministro Lorenzo Guerini al termine della riunione. L'ex segretario Ds Piero Fassino ha sottolineato, dal canto suo, come la discussione risulti in generale "inquinata" da due "letture sbagliate": da un lato, "dall'essere condizionati dal fatto che al governo c'è Netanyahu" e che rappresenta una cosa che, però, "non può ridurre - prosegue sempre Fassino - il nostro impegno nella lotta all'antisemitismo"; e dall'altro, il fatto che "è un errore far credere che questa legge abbia aspetti penali e sanzionatori che non ha: nessuno sulla base di questa legge verrà perseguito per l'espressione delle sue posizioni". Sul voto "vedremo", ha aggiunto Fassino interpellato su quale scelta farà nel caso non venga accolto l'appello alla maggioranza a cambiare il testo, ma "il messaggio che il Pd deve dare sull'antisemitismo deve essere chiaro, netto e senza ambiguità" e così "il rischio è che arrivi un messaggio ambiguo".