Locarno Film Festival

Vent'anni dalla scomparsa del regista grigionese Daniel Schmid

5 agosto 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

Vent'anni fa scompariva il cineasta grigionese Daniel Schmid. In questa giornata, che coincide con l'apertura del Locarno Film Festival, Keystone-ATS ricorda uno dei registi che più hanno segnato il cinema svizzero.

Nato a Flims (GR) il 26 dicembre 1941 e morto di tumore nello stesso luogo nella notte fra il 5 e il 6 agosto 2006, Daniel Schmid fu una figura chiave del nuovo cinema svizzero, accanto a registi come Alain Tanner e Claude Goretta. "Con la sua opera, di grande originalità, fu il cineasta più cosmopolita e uno dei più importanti del panorama svizzero", si legge sul Dizionario storico della svizzera.

All'anagrafe Daniel Schmidt, eliminò in seguito la "t" finale del cognome, firmando la propria opera come Daniel Schmid.

Atteggiamento critico

Dal 1962 studia storia, storia dell'arte, scienze politiche a Berlino. In parallelo lavora come interprete, giornalista e traduttore.

Schmid inizia la sua carriera cinematografica nel 1966, quando viene ammesso alla Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin (DFFB, l'Accademia tedesca di cinema e televisione), che frequenta per due anni. Insieme a Rainer Werner Fassbinder e Werner Schroeter, partecipa alla contestazione studentesca tra Monaco e Berlino.

Questo atteggiamento critico è particolarmente visibile nella sua prima pellicola, "Heute Nacht oder nie" ("Questa notte o mai", 1972). "Quello che mi è sempre piaciuto è giocare con le forme, mistificare", raccontò Schmid al proposito. "Il mio è come il viaggio di un contrabbandiere tra nord e sud, tra lirica e cinema, tra documentario e fiction".

"La Paloma" (1974), considerato dalla critica il suo capolavoro, riassume in sé tutti questi aspetti. Tra le sue opere, oltre a quelle già citate, si ricordano in particolare "Jenatsch" (1987), "Il bacio di Tosca" (1984), "Violanta" (1977), "Ecate" (1982), "Fuori stagione" (1992), "Beresina e gli ultimi giorni della Svizzera" (1999). Nel 1999 Schmid riceve il Pardo d'onore alla carriera al Locarno Film Festival.

Schmid si è inoltre dedicato alla messa in scena di opere liriche, curando ad esempio le regia de "I puritani" di Bellini, nel 1995 a Ginevra, e quella de "Il trovatore" di Verdi, nel 1996 a Zurigo.

"L'arte della rappresentazione, la 'mise en scène', è una delle grandi passioni di Schmid. Nulla è lasciato al caso; Schmid ha voce in capitolo sull'allestimento degli spazi, l'illuminazione, l'arredamento e i colori, fin nei minimi dettagli", si legge nel ritratto del cineasta di Swiss Films.

Eredità e ostilità

Gli archivi di Schmid sono conservati alla Cinémathèque suisse a Penthaz (VD), fra di essi ci sono corrispondenza e sceneggiature dei suoi film. La Cineteca svizzera, per festeggiare i 75 anni nel 2023, aveva presentato in Piazza Grande al Locarno Film Festival la versione restaurata di "La Paloma".

Il ticinese Renato Berta, grande amico del regista, ha firmato la fotografia in tutti i film di Schmid. Quest'ultimo visse apertamente la propria omosessualità, una scelta tutt'altro che scontata nel panorama cinematografico dell'epoca.

Secondo Berta, però, le resistenze incontrate dal regista non furono dovute soltanto al carattere innovativo del suo cinema. Nella sua autobiografia "Photogrammes" (Grasset, 2021), scritta a quattro mani con Jean-Marie Charuau, il direttore della fotografia scrive: "Ma ancora oggi, non posso impedirmi di pensare che dietro l'ostilità verso Daniel c'era soprattutto molta omofobia".

Iniziative di commemorazione

Per ricordare Schmid a vent'anni dalla sua scomparsa, l'Hotel Schweizerhof di Flims (GR) aprirà le sue porte da venerdì a domenica e proietterà film del cineasta grigionese nelle sale storiche nonché sulla terrazza sul tetto, si legge sul sito web dell'albergo a quattro stelle. Il tutto gratuitamente previa prenotazione.

Molte delle pellicole di Schmid sono proprio state girate nell'albergo di famiglia. "Sono cresciuto nella hall di un hotel, circondato da tutte le sue atmosfere. Un luogo in cui apparenza e realtà si intrecciano continuamente. Questo palcoscenico, con il suo intreccio di illusione e realtà, mi ha sempre ispirato e continua ad affascinarmi", diceva il regista nel 2004, riferisce Swiss Films.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali
Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni