Locarno79

Tutti i particolari (presto) in cronaca

A margine della presentazione di giovedì scorso, breve incursione tematica tra i principali titoli del Festival alle porte (pietre miliari incluse)

(Keystone)
14 luglio 2026
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Di cinema parleremo abbondantemente in agosto, in quantità calcistica. Dalla presentazione del Locarno Film Festival, avvenuta lo scorso giovedì e di cui abbiamo dato ampia copertura, è avanzato un riassunto di quanto vedremo dal 5 al 15 agosto nella cittadina che si appresta a ospitare il più grande film sotto le stelle della sua storia, la semifinale Svizzera-Argentina, che a modo suo è cinema anch’esso (spesso le interpretazioni drammatiche dei simulatori di falli sono da Pardo d’oro).

Torniamo dunque alle parole di Giona A. Nazzaro (suoi i virgolettati di questo articolo, provenienti da Zurigo), che ha definito le proiezioni della mezzanotte in Piazza Grande “immancabili”. È da qui che ripartiamo per dire che il 5 agosto il Festival omaggia il David Lynch di ‘Wild at Heart’ (Cuore selvaggio), Palma d’Oro al 43esimo Festival di Cannes per il regista morto nel gennaio dello scorso anno. Il 7 agosto la Piazza ospiterà la prima mondiale di un restaurato ‘Balla coi lupi’ di Kevin Costner (“Portate da casa un paio di coperte e qualcosa da sgranocchiare, sarà una lunga notte”). Per celebrarne l’anniversario, ecco ‘Taxi Driver’, l’8 agosto, film da nemmeno un Oscar, se non quello della Storia.

Piazza Grande

A volo d’uccello, ecco alcuni dei titoli dalla Piazza Grande. ‘Les Yeux Verts’ è il film franco-belga-svedese che apre il Festival, una storia di migrazione e integrazione dalle tinte irachene. L’italiano ‘Armony’ di Dario Albertini vede nel cast il Rezzonico Award di quest’anno, Asia Argento, ma anche Valerio Mastandrea, quasi-David per ‘Cinque secondi’. ‘Ich ist ein Anderer’ è il film di Felix Randau su Felix Kestern, il fisioterapista di Himmler, che avrebbe salvato la vita di tanti prigionieri dai campi di sterminio nazisti. È un film “basato sul giornalismo d’inchiesta, sulla ricerca della verità”.

Olivia Wilde verrà a Locarno per presentare ‘The Invite’, che è commedia tanto quanto ‘Demain je tombe amoureux’ di Martin Provost, storia di un insegnante di liceo scaricato dalla moglie proprio nel giorno in cui va in pensione. ‘Paper Tiger’ è il thriller di James Gray con la mafia russa degli anni Ottanta sullo sfondo, mentre ‘Frank & Louis’ di Petra Volpe (due volte candidata svizzera all’Oscar per il miglior film straniero) è una storia di detenuti e dignità umana.

C’è musica nel franco-africano ‘Congo Boy’, storia di chi, nell’Africa centrale a rischio guerra civile, cerca un futuro migliore facendo leva sull’arte. ‘Down the Arm of God’ di Peter Brunner, già a Locarno con ‘Luzifer’ (2021), è la storia di un pastore che vuole proteggere i senzatetto, confrontato a una comunità – la sua – che la pensa diversamente. ‘Il cileno’ di Sergio Castro-San Martin è un thriller politico girato anche in Ticino, ‘Ni vue, ni connue’ di Marc Fitoussi è un’altra commedia, a Locarno per sancire l’unione artistica tra Isabelle Huppert e Sandrine Kiberlain.

Concorso

Contrariamente al passato, il Concorso un fil rouge ce l’ha. Anzi, ne ha tre. Quello della “forte componente narrativa, con la famiglia al centro”, ovvero l’italiano ‘Alberi erranti’, storia di tre famiglie sarde, e ‘Nul Dul Dega Eomne’ di Hong Sangsoo, dove la famiglia è coreana. ‘Brave New Love’ di Maria Bäck è opera in cui ci si chiede se una donna che vive in famiglia possa auspicarsi un altro amore conservando però lo status quo. L’italiano ‘Ketticé di Giovanni Tortorici è una storia di 16enni palermitani dal diverso contesto familiare, in ‘Lejos De Los Árboles’ di Meritxell Colell Aparicio c’è l’eredità (umana) di un nonno esiliato in Messico. Con il post-colonialismo sullo sfondo, ‘Rehmat’ è una storia di comunità indiane che cercano un dialogo.

Il secondo fil rouge è la comunità, da quelle dell’India post-colonialismo che in ‘Rehmat’ di Gurvinder Singh cercano un dialogo ai rapporti tra generazioni nel rumeno ‘You Don’t Belong Here’, fino al francese ‘Dîci là’, ambientato in una valle discosta nella quale più destini s’incrociano.

Il terzo fil rouge è il corpo e la possibilità di plasmarlo in modo diverso. Sotto questo cappello stanno il fantasy con statement sociale ‘Princesa Burro’, le scelte di vita di una donna in ‘Violence du corps de l’autre’ (è annunciata “una sorpresa per gli appassionati di musica svizzera”), il melo-thriller ‘The Riverbank’ (A Margem Do Rio) di Matheus Farias ed Enock Carvalho, storie di giovani uomini e desiderio. Chiudiamo con la commedia ‘Object A’ di Ann Oren, ovvero la vita erotica di due chirurghi dai curiosi rituali, e con ‘The House on the Moon’ di Nelson Yeo, già autore di ‘Dreaming & Dying’, il primo film del Sud-Est asiatico a vincere il Pardo d’oro Cineasti del Presente: sua è la storia di una coppia attempata e di quello che dovrebbe essere un ‘ah, quando eravamo giovani!’. B.D.

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