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14.08.2021 - 20:45
di Mariano Morace

Locarno74, la diversità di Giona Nazzaro

Il festival si avvia alla conclusione ed è tempo di bilanci. E il primo successo è stato riuscire a farlo, il festival

Siamo giunti così alla fine di questa edizione numero 74 del Locarno film festival. Questa sera con la tradizionale cerimonia del palmarès, che speriamo siano riusciti a rendere più agile e meno macchinosa e lunga, il presidente Solari darà appuntamento a tutti nel 2022 – salvo errori dal 3 al 13 agosto – per il giubileo della 75ª edizione. È dunque tempo di bilanci e la prima cosa da dire è che la scommessa più importante e difficile da vincere è stata quella di essere riusciti a fare il festival, e non è poco! Sei mesi fa forse nessuno si sarebbe azzardato a scommettere un franco su questo, ma con coraggio e molto lavoro da parte di tanti Locarno, il Ticino e tutta la Svizzera hanno potuto godere del piacere di tornare al cinema in Piazza Grande e nelle diverse sale del festival.

Certo le statistiche ci dicono che vi è stata una diminuzione del 50 per cento spettatori, compresi molti giornalisti, ma se decine di migliaia di affezionati amici del festival hanno potuto tornare a vedere film, incontrarsi, discutere, assistere a incontri con registi e attori, questa è una grande e importante vittoria. Sono state prese tutte le precauzioni, è stato necessario introdurre la prenotazione obbligatoria, nei momenti di maggior affollamento è stato verificato anche il green pass, ma tutto è filato liscio, nessuno si è lamentato, per fortuna i no-vax non si sono fatti sentire, escludendo i soliti leoni della tastiera sui social…

La seconda scommessa vinta è stata quella del cambio di direzione artistica. Lili Hinstin è riuscita a rilasciare interviste in cui dichiarava di essere dovuta partire da Locarno perché osteggiata in quanto donna, accusando di misoginia tutta la Svizzera e il suo milieu culturale. Non vale la pena rispondere a queste polemichette, che lasciano il tempo che trovano, e concentriamoci invece sul nuovo direttore, Giona Nazzaro, che ha dato buoni segnali. soprattutto ha dimostrato di conoscere e rispettare le diverse anime del festival, da una parte costruendo un cartellone per la piazza con film di valore e adatti a quel pubblico, proponendo titoli di qualità e nello stesso tempo spettacolari. Vogliamo ricordare alcuni esempo come ‘Rose’ di Aurélie Saada, una magnifica prova d’attrice per Françoise Fabian. Pur essendo un’opera prima, Saada ha dimostrato una capacità di raccontarci la storia di questa famiglia tunisina di religione ebraica e di questa donna che, rimasta vedova a 78 anni, ha ancora voglia di vivere e amare. Ma abbiamo visto film di tutti i generi, da un ritratto spietato del gulag sovietici degli anni 50 al neo western di ‘Ida Red’. Dimentichiamo la parentesi ‘Monte Verità’, anzi dimentichiamo il film, ma possiamo ritenerci soddisfatti dalla diversità delle opere viste, senza dimenticare due film di animazione legati entrambi a riflessioni critiche sulla nostra società.

Diversità che abbiamo trovato anche nel Concorso, dove abbiamo visto una commedia di costume catalana, ‘Sis Dies Corrents’, divertente e acuto spaccato di vita quotidiana a Barcelona, e nel contempo un poliziesco islandese con un’inedita coppia di sbirri omosessuali, ma perfettamente rispettoso delle regole del cinema di genere. Dimentico molti altri titoli di valore come il bello ma confuso film russo ‘Medea’, ma quello che mi preme sottolineare è che in questi 11 giorni di festival abbiamo potuto gustare un quadro della cinematografia di oggi eterogeneo e di qualità, ed è un bel risultato. Si potrebbe ancora parlare della retrospettiva che ha permesso a molti di riscoprire uno dei grandi autori del cinema italiano, ma sicuramente tanti spettatori sono riusciti a scoprire tra i 209 titoli presentati altre opere di valore. Il festival di Locarno è vivo, pieno di energie nonostante i tre quarti di secolo. Aspettiamo fiduciosi la prossima edizione di Giona Nazzaro.

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