le-emozioni-di-luce-di-dante-spinotti
ULTIME NOTIZIE Culture
Scienze
8 ore

Vaiolo delle scimmie, riscontrati sintomi atipici

Uno studio ha rivelato che le persone affette dall’attuale epidemia ha accusato meno febbre e più lesioni genitali
Spettacoli
12 ore

Forever Marilyn, il mito della diva tra foto e memorabilia

A sessant’anni dalla sua morte (avvenuta il 4 agosto 1962), a Torino si inaugura oggi una mostra piena di chicche
Spettacoli
12 ore

Per Vasco il bilancio del tour è... ‘Senza parole’

Dopo un tour che in un mese l’ha portato in giro per tutta Italia, il rocker si dice ‘Travolto e stravolto da 701’000 dichiarazioni d’amore’
Incontri
16 ore

Officina Beltrami. Cogliere il rumore del mondo

Intervista all’autore di ‘Il mio nome era 125’ e ‘Cercate Fatima Ribeiro!’, ma anche di tanto altro. Matteo racconta i suoi passi nella narrazione.
Spettacoli
23 ore

Ida Nielsen è ‘una tipa tosta, tostissima’, da bass heavy funk

Carriera personale ed eredità artistica di Prince: a colloquio con la Funk Princess che questa sera sarà sul palco di Ascona con The Funkbots, dalle 23.30
Spettacoli
1 gior

‘Riflessioni musicali’ e ‘Cantar di storie’ con i Vent Negru

La rassegna dello storico gruppo di musica popolare inizierà il 7 luglio a Berzona e andrà avanti per tutto il mese, con una serie di concerti
Scienze
1 gior

La siccità aumenta il rischio di diarrea nei bambini piccoli

L’allarme arriva da uno studio condotto negli Stati Uniti. Il disturbo è nel mondo una tra le principali cause di morte nei bimbi sotto i cinque anni.
Arte
1 gior

Crampiarcore, la prima edizione alla Rada

Pop up interdisciplinare con musica dal vivo, graffiti e prodotti locali il 9-10 luglio a Locarno
Scienze
1 gior

Premio Möbius all’Usi, quando la realtà è sotto attacco

‘Discorsi d’odio, notizie false, metaversi’: questo il tema della 26esima edizione del Möbius 2022, all’Usi di Lugano il 14-15 ottobre
Spettacoli
1 gior

Dee Dee Bridgewater e Ida Nielsen: JazzAscona chiude col botto

Domani sera andrà in scena la proposta conclusiva della rassegna. Si parte da mezzogiorno con il lunch musicale per finire col burlesque di Trixie
Spettacoli
1 gior

In ‘Brothers’ ci sono Andrea e Luca, ci sono i Make Plain

Novità non solo organizzative al Cavea Festival (1-2 luglio): il gruppo lancia sul palco per la prima volta il nuovo pezzo dell’album in uscita nel 2023
Ceresio Estate
2 gior

‘Ciò che piace’ al Trio Quodlibet

Schubert, Penderecki e Beethoven, domenica 3 luglio alle 19 nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Sorengo. Intervista alla violista Virginia Luca
Scienze
2 gior

Covid, gatto infetta la veterinaria con uno starnuto

È la prima volta che viene confermato un caso di trasmissione da gatto a uomo
Arte
2 gior

‘Genova città fragile’ a Lugano fino al 15 luglio

Proroga per la mostra ‘Genova città fragile. Una città in mostra’ che rimane nella Limonaia di Villa Saroli fino al 15 luglio
Spettacoli
2 gior

JazzAscona una nottata all’insegna delle note di mescolanza

Domani sera le proposte musicali del festival vedranno susseguirsi sui palchi le Sister Cities Band, con Ari Teitel, Four Deb, Nojo 7, Ashlin Parker
Spettacoli
2 gior

Crivellaro e Bovet aprono il Festival organistico di Magadino

Martedì 5 luglio si terrà il 1° concerto della 60esima edizione che è dedicato a uno dei fondatori e al connubio fra sonorità dell’organo ed elettroniche
Culture
2 gior

Simenon: ‘Con la pietà di Čechov e la spietatezza di Gogol’

Scrittore della mediocrità, si dice, perché la conosceva bene. Non solo ne era circondato, ma vi era ben piantato. Ma scriveva ininterrottamente.
Spettacoli
2 gior

Niente Metallica, in 11’000 chiedono il rimborso del biglietto

Rischio deficit per gli organizzatori dell’‘Out in the Green’ di Frauenfeld, rimasto orfano all’ultimo, causa Covid, della band più attesa
Spettacoli
2 gior

Sean Ardoin: il cajun nelle vene

Erede e innovatore della grande tradizione creola, il musicista zydeco spiega perché è importante coltivare e promuovere la propria eredità culturale
Arte
3 gior

Thomas Hoepker, protagonista di una mostra e un film

La Bildhalle di Zurigo dedica al fotografo Magnum una retrospettiva. E domani esce nelle sale svizzerotedesche il documentario di Nahuel Lopez.
Spettacoli
3 gior

James Bond, il prossimo film può attendere

La produttrice dei film dell’agente 007, Barbara Broccoli, ha annunciato che nessun nuovo lungometraggio verrà girato prima di due anni
13.08.2021 - 17:42

Le emozioni di luce di Dante Spinotti

Intervista al direttore della fotografia italiano, Pardo alla carriera al Locarno film festival

Che poi volevo guardare solo qualche minuto, diciamo la prima ora, di ‘Heat’ di Michael Mann. giovedì – anzi venerdì che ormai la mezzanotte era appena passata – sera in Piazza Grande. Ovviamente sono rimasto – e in buona compagnia, tenendo conto che è un film di quasi trent’anni fa visto e rivisto – fino alla fine, fino allo scontro all’aeroporto tra Al Pacino e Robert De Niro, una scena dominata dalle forti luci di atterraggio che si accendono e spengono. Grandi emozioni, ma meglio chiarire: siamo qui a parlare di quello che è un classico del cinema non per criticare i nuovi film che il direttore artistico del festival Giona Nazzaro ha portato in Piazza; per quanto le delusioni non siano mancate, abbiamo avuto anche delle belle sorprese (ne citiamo giusto due: ‘The Alleys’ di Bassel Ghandour e ‘Sinkhole’ di Kim Ji-hoon). Parliamo di ‘Heat’ perché è il film con cui Piazza Grande ha reso omaggio a Dante Spinotti, direttore della fotografia italiano – è nato in Friuli – dalla solida carriera nel cinema di Hollywood, al quale è stato consegnato il Pardo alla carriera: un maestro della luce ma, come ha insistito quando lo abbiamo incontrato, nel cinema le scelte non sono mai fini a sé stesse. «Non è che usi una luce perché è bella o carina, ma perché ha una funzionalità, perché è al servizio della storia».

La carriera di Dante Spinotti spazia, come accennato, dal cinema italiano (ha lavorato con Ermanno Olmi, Giuseppe Tornatore, Lina Wertmüller) a quello di Hollywood, firmando altri cult come ‘L.A. Confidential’ di Curtis Hanson o, sempre di Mann, ‘L'ultimo dei Mohicani’, dedicandosi anche a blockbuster come ‘X-Men: The Last Stand’ di Brett Raitner e ‘Ant-Man and the Wasp’ di Peyton Reed. «Sa, scegliere il film è come scegliere un matrimonio – ci spiega quando gli chiediamo com’è lavorare a produzioni così differenti –, non è che scegli con chi sposarti per un motivo particolare, perché ha i capelli di quel colore o è vestita in quel modo, ma perché è quella giusta». E quindi? «Ogni tanto è divertente fare un film di fantasia, ma è più interessante un film come Heat la sfida che narra una storia in termini molto realistici che devi rendere in maniera bella, eccitante, ‘sexy’ per il pubblico che vede. A volte bisogna prendere una persona che entra dalla porta e si siede a un tavolo, ma ci sono molti modi per farlo».

Dante Spinotti, come descriverebbe il contributo del direttore della fotografia al film?

Sa, ha tanti ruoli. Uno dei più pratici è gestire – per questo si chiama “direttore” – il reparto della fotografia quindi operatori, assistenti, macchinisti, elettricisti, insomma quelli che preparano le inquadrature prima che arrivino gli attori. E già questa è una discreta responsabilità perché abbiamo l’obbligo non solo di fare bene, ma anche di fare in fretta.

E dal punto di vista più artistico?

Quello che facciamo è interpretare una storia: leggere la sceneggiatura, capirla bene e cercare di immaginarsi un linguaggio – ovviamente in dialogo con il regista. Capire culturalmente che cosa è il film, da dove viene questo film: non è che usi una luce perché è bella o carina, ma perché ha una funzionalità. La macchina sarà sempre in movimento? Avremo delle inquadrature ferme? Macchina a mano? Ogni scelta deve avere una ragione che dipende da come si vuole raccontare il film, dal linguaggio che usa. È la cosa più difficile, per noi.

E poi l’illuminazione, la luce. La luce del film dipende da noi e anche lei deve avere una funzione. Cerchiamo fare in modo che l’illuminazione porti un tipo di emozione visiva che aiuti il racconto della storia del film. C’è un momento di felicità? La luce deve rappresentare quella felicità. Un momento di dramma, di attesa, di romanticismo, di nostalgia? La luce deve aiutare.

In ‘Heat’ c’è una scena in cui le luci giocano un ruolo particolare: Robert De Niro e Amy Brennan in auto di notte, entrano in tunnel illuminato abbagliando lo spettatore. È vero che è una scena nata per caso?

Sì. Non mi ricordo se abbiamo imbucato per errore quella strada – non credo perché in quei casi la polizia è avvertita e si stabilisce con precisione il percorso –, forse è stata l’urgenza del momento hai i due attori pronti, mancano poche ore all’alba, li fai entrare in auto e parti con le riprese. Fatto sta che il tragitto passa da quel tunnel che è molto illuminato. Vedo questa luce che salta per aria e penso che possa essere un regalo inaspettato. E in quel momento sento il regista che mi dice: “Dante mi raccomando non cambiare il diaframma”.

C’è quindi stato questo momento non pianificato. Ma non è stato il solo: tutti parlano del tunnel ma ci sono stati altri due regali inaspettati.

Ovvero?

Siamo in macchina con Al Pacino e i suoi uomini, stanno correndo verso la banca rapinata da De Niro. Stiamo girando e a un certo punto, per un problema tecnico, le luci che dentro l’auto illuminano gli attori si spengono. Non ci siamo fermati, siamo andati avanti a girare e alla fine il regista ha tenuto quella ripresa.

C’è stata poi la lite tra Val Kilmer e Ashley Judd: nel film sono marito e moglie e mentre litigano Val Kilmer lui tira un oggetto verso una libreria. Nella libreria c’è una lampada da tavolo, probabilmente con una luce potenziata per le riprese, e questa si rompe facendo esplodere la luce per un attimo. Regali strepitosi. 

Questi ‘regali’ sarebbero arrivati anche se, invece che in pellicola, si fosse lavorato in digitale?

La differenza è che se hai la pellicola non dormi la notte, se hai il digitale vai a letto sereno. Molto meglio il digitale: il cambio tecnologico è secondo straordinario, quasi come l’avvento del sonoro.

Con la pellicola puoi andare a fare una lettura con l’esposimetro, ma non sai veramente quale è il vero impatto: ci aggiravamo come degli zombie con gli esposimetri chiedendoci “ma vedrò fuori da questa finestra o no?”. Un po’ l’idea la avevi, ma quando hai un monitor ad alta precisione, una camera digitale di altissima qualità come ormai sono quelle che si usano nel cinema, sai esattamente quello che succede e lo puoi controllare.

Il digitale ha in tutto raggiunto la resa della pellicola, quindi?

Sì. E va detto che ormai le pellicole passano tutte dal digitale, perché le sale hanno tutti proiettori digitali. Potrei pensare di usare la pellicola se dovessi fare un film d’epoca, ma recentemente ho lavorato a un film con mio figlio e c’è una sequenza in bianco e nero e una delle possibilità era girarla in pellicola ma alal fine abbiamo riprodotto il bianco e nero della Kodak Plus-X con una precisione e una bellezza di gamma straordinarie.

Ci può raccontare come è arrivato a Hollywood?

Hollywood è sempre stato un sogno, per me: quando ho lasciato la Rai per diventare un libero professionista avevo come obiettivo quello ed ebbi la fortuna di incontrare Dino De Laurentiis. Lui cercava tecnici e collaboratori che non fossero di Hollywood ma arrivassero dall’Inghilterra o dall’Italia e un direttore di produzione, Lucio Trentini, gli ha fatto il mio nome. De Laurentiis mi invitò a New York, dove ora c’è il palazzo di Trump: un incontro molto simpatico e firmai per un contratto di due anni.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
dante spinotti locarno 74 pardo alla carriera
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved