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13.08.2021 - 15:39
Aggiornamento: 18:54

Dalla magia della Nigeria a una Roma pandemica

Abbiamo visto ‘Zeros and Ones’ di Abel Ferrara e ‘Juju Stories’ dei nigeriani C.J. "Fiery" Obasi , Abba T. Makama e Michael Omonua

dalla-magia-della-nigeria-a-una-roma-pandemica

Si avvia alla conclusione il Festival di Locarno numero 74 e il suo concorso che, prima delle tre ore del film cinese, ha proposto due intensi film provenienti da mondi tanto diversi come la Nigeria e gli Stati Uniti. Idee di cinema lontane e lontane anche le tematiche. Aggiungiamo che l'autore del film occidentale è un settantenne mentre i tre autori nigeriani hanno ognuno la metà della sua età. Riusciamo a capire anche lo spirito dei due film uno riflessivo l'altro spumeggiante, carico di futuri. Stiamo parlando di ‘Juju Stories’ dei tre registi C.J. “Fiery” Obasi , Abba T. Makama e Michael Omonua e di ‘Zeros and Ones’ di Abel Ferrara.

Tema del primo è appunto lo juju, una specie di meno drammatico vudu diffuso in tutta la Nigeria, in ogni strato sociale. E la pandemia che ha segnato profondamente il nostro mondo da più di un anno. I registi di ‘Juju Stories’ sono preziosi protagonisti del mondo del cinema di oggi, C.J. “Fiery” Obasi è già in programma alla prossima Mostra del cinema di Venezia con il suo ‘Mami Wata’, Abba T. Makama era alla Berlinale quest'anno e Michael Omonua era anche lui alla Berlinale con ‘Rehearsal’ con cui poi ha vinto a Valencia. I tre hanno fondato un collettivo, il Surreal16 Collective, che si ispira come missione al movimento Dogma 95, distinguendosi per un approccio surreale. Proprio la diffusione surreale nel XXI secolo di un rito collettivo come il juju ha portato gli autori a questo film collettivo, tre episodi scritti e girati in modo indipendente da ognuno, ma con una identica squadra tecnica composta dalla fotografia di Femi Awojide, dal montaggio di Chinedum Okerengwor e dalle musiche di Philippe Razol. Hanno in parte anche condiviso un cast composto da Belinda Yanga Agedah, Don Ekwuazi, Bukola Oladipupo, Paul Utomi, Elvis Poko, Nengi Adoki, Timini Egbuson. I tre episodi sono ‘Love Potion’, diretto da Michael Omonua, dove incontriamo una donna ancora non sposata che decide di servirsi di uno juju, in questo caso una bevanda magica fatta dall’acqua del lavaggio di un morto e dal suo sangue mestruale, per rubare l'uomo di cui si è innamorata alla donna che lo sta per sposare. Il regista in conferenza stampa ha raccontato che l’uso dell’acqua con cui si sono lavati i morti era diventata notizia quando un ristoratore la usava per cuocere i risotti! Il secondo episodio, ‘Yam’ diretto da Abba Makama, racconta di un allegro vagabondo che trova del denaro apparentemente abbandonato e lo raccoglie attirandosi istantaneamente uno juju; il regista ha raccontato che non è una leggenda metropolitana: si legge spesso di malcapitati che, in conseguenza di questa azione, si viene trasformati in qualche animale e di più vengono portati in commissariato. Il terzo e ultimo episodio, il più inquietante, è diretto da C.J. “Fiery” Obasi e si intitola ‘Suffer The Witch’ in cui una storia di amicizia si trasforma in una insana gelosia condita con la morte. Un film che regala emozioni e soprattutto un incredibile sguardo sul mondo femminile nigeriano, fatto senza remore, mostrando le varie sfaccettature di una realtà complessa fatta da tante ragazze che studiano e lavorano, ma anche di prostitute e di femmine che restano l’ultimo legame con la magia di una terra tradita. Applausi.

Di buon rilievo è anche ‘Zeros and Ones’ coproduzione tra Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti per un Abel Ferrara alle prese a Roma con la pandemia. Un film giocato sull'emozione del vuoto e del buio dove una strana storia di spie, religione, fratelli nemici, omicidi e droga, si perde tra le strade vuote di una città eterna e unica, in notti che raccontando la sua incredibile bellezza e il peso che ha nel suo essere fulcro di millenaria fede. Non si adombra nel film l'amore di Ferrara per questa città, che per la prima volta dopo la ‘Roma città aperta’ di Roberto Rossellini viene vista in un simile momento di disperazione qual è stato il lungo lockdown che ha ispirato questo film. Ferrara coglie gli affetti meno frequenti della città e anche se va in Piazza Vittorio la trova sguarnita di quel popolo che non è solo arredo. È il dolore della solitudine nella vita che non c’è, nella mancanza di sogno e futuro, e allora le storie che attrici e attori interpretano non sono che, godardiamente, solo ombre che agitano su quell’impenetrabile schermo che è la Città dei Cesari. Tra gli interpreti: Ethan Hawke, in doppio ruolo, Cristina Chiriac, Phil Neilson, Valerio Mastandrea, Dounia Sichov, Babak Karimi, Korlan Madi, Mahmut Sifa Erkaya, Anna Ferrara, non un elenco ma ombre che vagano ancora nella mente dello spettatore.

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