CHI Blackhawks
1
NY Islanders
4
fine
(0-0 : 0-1 : 1-3)
NAS Predators
2
LA Kings
1
fine
(0-0 : 0-1 : 2-0)
MIN Wild
6
WIN Jets
5
fine
(2-2 : 1-1 : 2-2 : 1-0)
EDM Oilers
3
ANA Ducks
4
2. tempo
(3-2 : 0-2)
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fuori concorso
12.08.2021 - 19:120
Aggiornamento : 19:47

Quando la sorpresa arriva dalla cripta

Un horror italiano ci riporta, come ambientazione e come sapore cinematografico, agli anni Ottanta

Qualcuno ieri mi ricordava con una certa malinconia i tempi, neanche troppo lontani, in cui al Festival si poteva ancora assistere a delle proiezioni di mezzanotte. Erano film strani, eccentrici, mi diceva il mio interlocutore, ma a volte si facevano anche delle belle scoperte. Pur orfana delle proiezioni di mezzanotte, qualche interessante scoperta, con relativo alone di eccentricità, la rassegna locarnese la riserva comunque anche quest’anno a fine giornata. E se n’è compiaciuto chi, nella serata di mercoledì – ma sarà proiettato ancora oggi, giovedì 12, alle 21.30 al Rialto e domani, venerdì 13, alle 21 al Palavideo –, ha scommesso su ‘Il mostro della cripta’, l’horror italiano realizzato da Daniele Misischia e proposto Fuori concorso.

Per la verità il titolo del film di primo acchito lasciava un po’ perplessi. Cosa c’è di più scontato di un film che racconta di un mostro che si nasconde in una cripta? In realtà, il punto di forza del film è proprio la scelta, precisa e sistematica, di puntare su dei riferimenti espliciti alla letteratura e al cinema dell’orrore e, più diffusamente, alla cultura popolare degli anni ‘80, il decennio nel quale il film è ambientato. Se la bicicletta BMX rivela subito la citazione e l’omaggio a maestri quali Steven Spielberg o Stephen King, e se la musica di Sabrina Salerno, e l’abbigliamento dei giovani, ci riportano ai mitici anni Ottanta e alla moda dei paninari, ciò che rende godibilissima la narrazione è l’abilità con cui questi e altri riferimenti vengono collocati nel contesto di una trama sapientemente costruita e ritmata. La bravura di Misischia consiste appunto nell’esprimere in modo sobrio l’idea centrale del postmodernismo: che di fronte a quella che Fukuyama chiama la fine della storia, e nell’impossibilità di dire qualcosa di veramente nuovo, il valore dell’arte sta nella reinterpretazione inedita e consapevole dei maestri recenti e passati. Il risultato è un film con un budget modesto ma brillante e senza sbavature, che soddisfa tanto il palato dei cinefili quanto le attese di spettatori meno esigenti.

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