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12.08.2021 - 12:510
Aggiornamento : 16:45

La libertà di Yaya e Lennie, tra Corto Maltese e Steinbeck

Intervista al regista Alessandro Rak che questa sera porterà il pubblico di Piazza Grande in una Napoli diventata giungla impenetrabile a causa del riscaldamento globale

Questa sera in Piazza Grande torna il cinema d’animazione con il lavoro del regista italiano Alessandro Rak. ‘Yaya e Lennie – The Walking Liberty’ è ambientato in un futuro prossimo in cui, in seguito a una catastrofe ambientale, la terra è completamente invasa da una giungla impenetrabile. Qui incontriamo i due protagonisti, la ribelle Yaya e il gigante buono Lennie, in fuga dai militari di una Istituzione che vuole imporre a tutti il proprio ordine autoritario e incrociando la strada di improbabili rivoluzionari.

Alessandro Rak, quale è il target di ‘ Yaya e Lennie’?

La Mad Entertainment, la società di produzione con la quale collaboro da ormai tre film, lavora su un concetto di low budget legato anche a un’idea di maggiore libertà nel sondare il mercato. Perché se devi mettere in moto una macchina come quella della Disney, devi essere certo di rientrare dei costi e devi quindi centrare il tuo target; per noi il rischio c’è comunque ma abbiamo una maggiore libertà di ricerca.Aggiungo che ‘target’ è spesso una parola spiacevole, per chi si sente un artista o comunque fa un’attività creativa: è molto legata al mercato, a un materialismo che non riguarda la poetica. Ma credo ci sia un corrispondente poetico: a chi è dedicato questo film? Questa storia è nata innanzitutto dalle istanze delle persone che lo hanno realizzato: il target è il team che ci ha lavorato, i produttori, i loro genitori, i figli e i nipoti… qui dentro c’è una ricerca di trasversalità, di un target abbastanza vasto. Anche se poi realizzare un “cartone animato” è una scelta che di per sé va a ridurre il target, perché molti non hanno familiarità con il cinema d’animazione e lo relegano, e lo regalano, alle fasce più giovani. Il nostro, per i temi affrontati, non è un film per bambini piccoli… dei ragazzi più grandicelli vedono invece cose ben più dure delle asprezze presenti nel nostro film e penso che lo possano guardare, anche se senza cogliere tutto.

Contrariamente ad altri Paesi, nel cinema italiano non c’è una tradizione di cinema d’animazione adulto.

Sì, è cosa un po’ più rara ma negli ultimi anni si sta avendo una crescita alla quale speriamo di aver anche noi contribuito. Perché l’animazione si presta a qualsiasi tipo di narrazione e anzi credo che il cinema sia una branca dell’animazione. Quando fai animazione puoi mettere tutto quello che vuoi, anche immagini del reale. Alla fine, i film pieni di effetti speciali sono film d’animazione anche loro…

Ci muoviamo all’interno della fantascienza post-apocalittica. Quali sono le fonti di ispirazione?

La fonte originaria non era né fantascientifica né post-apocalittica: ‘Uomini e topi’ di John Steinbeck. Anche se qualcosa di post-apocalittico in realtà c’è, perché la Grande depressione è stata anche quello, per come l’America pensava di essere prima di quella crisi.Poi l’idea di partenza è stata seppellire di giungla tutto quello che ci circonda, facendola riemergere in maniera per noi giocosa – molti dei reperti che vengono fuori sono legate alla città di Napoli, ma è un divertissement nostro che si aggiunge alla dimensione universale della storia.

E Orwell con ‘1984’?

C’è un ragionamento sull’idea di società, ma come riferimenti direi più ‘Walden ovvero Vita nei boschi’ di Henry David Thoreau, ‘Émile’ e ‘Il contratto sociale’ di Rousseau con il tema del buon selvaggio. Si tratta di idee più datate, di un’epoca in cui si vedevano gli effetti dell’industrializzazione, la formazione delle metropoli e in queste trasformazioni avevi già la contraddizione con la natura, la formazione di una regola sociale come negazione delle libertà degli individui. Allora si metteva in discussione quello in cui ci si stava infilando, mentre adesso ci siamo dentro e ragioniamo meno sul senso delle norme e delle regole.

Tra i tanti riferimenti del film, Corto Maltese con il suo tipico cappello e, in una delle prime scene, la linea della vita…

Sei uno dei pochi che ricorda questo particolare!Inizio dal cappello: è chiaro che c’è un riferimento a Corto Maltese e al senso di libertà che il fumetto di Hugo Pratt portava con sé.Per l’altra cosa: il film ha molto forte il tema del libero arbitrio, se siamo noi a determinare le cose o se sono le cose a determinare noi. E il famoso atto – famoso per noi appassionati – di Corto Maltese che si taglia la linea della vita sulla mano per decidere della propria sorte centra pienamente questo tema.

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