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Alberto Lattuada nel 1991 (foto: Gorup de Besanez)
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04.08.2021 - 13:57
di Ugo Brusaporco

Alberto Lattuada, l'amante del cinema

La Retrospettiva torna ad esplorare la storia del cinema italiano attraverso Alberto Lattuada, fine artigiano, sopravvalutato o sottovalutato, dalla 40ennale carriera

Cos'è una Retrospettiva? Quanto importante è l’averla per un Festival Cinematografico? Perché Cannes non ha una Retrospettiva e a Berlino e a Locarno è uno dei momenti fondamentali per il Festival? Alla prima domanda potremmo rispondere che una mostra retrospettiva mira a illustrare i momenti di un processo evolutivo nel campo artistico, tecnico… Di più: è uno sguardo verso la strada già percorsa, un tentativo di trovare radici per conoscere meglio avvenimenti, personaggi, situazioni, che precedettero nel tempo e che hanno potuto determinare le condizioni attuali. Alla seconda domanda ci basti rispondere con la perdita di cultura cinematografica in un mondo in cui anche le università che si occupano di cinema preferiscono parlare dell'oggi e di un banale passato piuttosto che indagare nella bellezza e complessità che fanno del Cinema l'Arte perfetta del nostro tempo.

Alla terza, è più difficile rispondere. Cannes è anche mercato e spinta al futuro, per Locarno e Berlino è importante e distintiva tradizione, addirittura a Berlino i primi biglietti esauriti sono quelli per la Retrospettiva. E Locarno, come dimenticare le sue splendide Retrospettive, come quella dedicata a quel Maestro di cinema come regista e attore che è Sacha Guitry, e ora una interessante retrospettiva che spingerà il pubblico a ripensare a tutti gli altri film, quella dedicata a un fine artigiano qual’è il sopravvalutato o sottovalutato, Alberto Lattuada. Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festival scrive: “Alberto Lattuada è l'autore di una filmografia appassionante, ricca, stratificata. Autore dallo sguardo inquieto e curioso, generoso e politico, è stato in grado di conservare la sua singolarità e la sua individualità mettendosi sempre alla prova, sperimentando con i generi cinematografici, senza mai perdere il rapporto con il pubblico...”. Il suo sodale Roberto Turigliatto, curatore della Retrospettiva del Locarno Film Festival, aggiunge: “Sensualità, bellezza, ambiguità, dominio della forma, perfezionismo e sperimentazione caratterizzano l’opera di straordinaria diversità realizzata da un uomo libero, curioso e anticonformista, che oggi è più che mai necessario riscoprire”.

Una cosa ci eravamo dimenticato di dire: una Retrospettiva non è una celebrazione, non un rito comune per esaltare qualcuno. Una Retrospettiva è canto di saggezza. In una splendida, come sempre, recensione di un film di Lattuada, ‘Così come sei’, il fine e attento Giovanni Grazzini, probabilmente il più significativo critico cinematografico italiano del XX secolo, analizzava insieme al film Alberto Lattuada come autore. Era il settembre del 1978, e i lettori del Corriere della Sera leggevano a proposito del film: “…Un fotoromanzo, scritto da Lattuada e Oldoini nell'ottica neo-pagana per cui l'amore è l'unica cosa che cammina sopra le idee e le classi sociali, ma anche nella speranza che visualizzato dal cinema il confronto tra l'uomo maturo stretto dai tabù e le giovanissime decise ad abbatterli assuma evidenze spettacolari. Nei fatti, un film di sfrenato sentimentalismo, che le musiche di Morricone rendono quasi inverecondo, e dove la maggior parte delle vibrazioni sono tinte di rosa, con un erotismo patinato in cui i fantasmi del libertino Lattuada si traducono soprattutto in bellurie fotografiche. Con tutto ciò, Così come sei è forse proprio il film che il pubblico si aspetta da Lattuada, dall'immagine che si è fatta di un autore colto e sensibile ma ossessionato dalla paura della senilità, e perciò sempre in cerca d’un Eden irraggiungibile, popolato di lolite da lanciare, di pigrizie borghesi da vincere e di sensualità estetizzanti da volgarizzare…”.

Comunque imprescindibile

Alberto Lattuada – classe 1914, come Pietro Germi e Vittorio Cottafavi; Antonioni era del 1912 e Fellini verrà nel 1920 – appartiene a una cultura e a un mondo letterario molto datato, a un dannunzianesimo da cui non ha saputo liberarsi, mai completamente. Eppure è una figura imprescindibile nella cultura cinematografica e artistica italiana, non solo perché fondatore della Cineteca Italiana di Milano, con Mario Ferrari e Luigi Comencini, ma anche per la sua collaborazione a ‘Corrente’, la rivista fondata il 1º gennaio 1938 a Milano dal diciassettenne Ernesto Treccani, in cui confluirono intellettuali e artisti come Lucio Fontana, Renato Birolli, Bruno Cassinari, Aligi Sassu, Renato Guttuso... Nomi che contrastarono il fascismo e il suo disprezzo per la persona e la cultura. E proprio in seno a questa rivista che Lattuada maturò, 27enne, la pubblicazione di un suo libro fotografico ‘Cerchio quadrato’ nel 1941. Già nel 1932 aveva fondato insieme ad Alberto Mondadori un periodico quindicinale, ‘Camminare’, in cui lui era il critico d'arte mentre il cugino di Mondadori, Mario Monicelli, era il critico cinematografico. Laureatosi poi in Architettura, aveva collaborato ad altre riviste: ‘Tempo illustrato’, ‘Domus’ su cui scriveva di architettura e arredamento, e ‘Frontespizio’, dove pubblicò dei racconti letterari. Scrive Stefano Della Casa sulla Treccani: “Nel 1941 organizzò anche una sua mostra e un libro di fotografie, ma passò subito al cinema a tempo pieno come aiuto regista di Mario Soldati per ‘Piccolo mondo antico’ e come sceneggiatore di Ferdinando Maria Poggioli per ‘Sissignora’. Tra il 1942 e il 1943 diresse i suoi primi due film volutamente tratti da opere letterarie: dapprima ‘Giacomo l'idealista’, tratto dall'omonimo romanzo di Emilio De Marchi; successivamente ‘La freccia nel fianco’, dal racconto di Luciano Zuccoli. Per l'origine letteraria poterono evitare noie con la censura e vennero criticati da alcuni commentatori in quanto «esercizi di stile formali e calligrafici». In realtà contenevano già quasi tutti gli elementi stilistici del suo cinema futuro: equilibrio interno dell'inquadratura, uso sapiente delle luci e messa in risalto dei dettagli, calibrati movimenti di macchina e controllati stacchi di montaggio, saranno le cifre alle quali Lattuada rimarrà fedele”.

Ed ecco la Retrospettiva, un viaggio alla scoperta di un regista che non ha segnato con ricerca, potenza di linguaggio e premi la storia del cinema italiano, ma che ha contribuito alla storia culturale del suo paese. Non è un Fellini né un Antonioni o un Rossellini, è sicuramente un insostituibile Alberto Lattuada.

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