Blerta Basholli e il film "Dua" un ritratto dell'adolescenza nel Kosovo in guerra
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Blerta Basholli e il film "Dua" un ritratto dell'adolescenza nel Kosovo in guerra

L'opera, coprodotta con la Svizzera e candidata agli Oscar, esplora la ricerca di normalità e felicità di una 13enne a Pristina tra tensioni etniche.

8 ottobre 2026
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A Pristina, Kosovo, alla fine degli anni Novanta, l'adolescente Dua cresce in un clima di tensioni etniche e con la guerra ormai alle porte. La pluripremiata regista albanese kosovara Blerta Basholli parla del suo film "Dua" e della collaborazione con la sceneggiatrice ginevrina Nicole Borgeat.

La tredicenne Dua e sua sorella cantano e ballano nella loro camera di Pristina sul brano "Brazen (Weep)" degli Skunk Anansie: "Why don't you weep, when I hurt you? - Perché non piangi quando ti faccio del male". Alle pareti sono affissi poster di popstar, mentre nella stanza accanto la madre delle due teenager ha le spalle scosse dai singhiozzi. Il padre e il fratello non sono presenti, e questo la dice lunga più di quanto farebbe la loro presenza. È una delle tante scene intense e commoventi del film.

In "Dua" - coprodotto da Kosovo, Svizzera e Francia - l'omonima adolescente cerca di trovare un posto nella società mentre la guerra si avvicina. Gli albanesi, a causa della loro appartenenza etnica, devono temere per la propria vita per strada e - come Dua - frequentano le lezioni in case private. La regista Blerta Basholli sa rappresentare magistralmente la complessità dell'esistenza di un'adolescente in tempo di guerra, riuscendo a mostrare immagini toccanti ed esteticamente accattivanti anche nei momenti più difficili.

La stessa Basholli è cresciuta a Pristina e ha vissuto in prima persona ciò che attraversa la protagonista. "Mi sono portata dietro Dua per molto tempo", spiega la regista in un'intervista a Keystone-ATS a Zurigo. Anche perché, ancora oggi, trova affascinante il modo in cui cercavano di condurre una vita normale: un aspetto che ha voluto mostrare nel suo film. "Cercavamo di organizzare concerti a casa nostra oppure facevamo feste durante il giorno a causa del coprifuoco notturno. Ci impegnavamo comunque a renderle il più romantiche possibile."

Basholli ha scritto la sceneggiatura con la ginevrina Nicole Borgeat. "Quando ho cercato di spiegarle perché facevamo festa mentre fuori si sentivano degli spari, è sembrato un po' strano persino a me." Alla domanda se durante la scrittura si sia basata su dei diari, Basholli risponde: "Mi avevano regalato un diario quando siamo fuggiti da Pristina. Ce l'ho ancora. Ma ho riempito soltanto due pagine. Non volevo andarmene ed era troppo doloroso prendere appunti." La sceneggiatura si basa sui suoi ricordi e sui racconti di amici e parenti.

Borgeat ha poi lavorato su questa prima versione. "Grazie a lei sono riuscita a intrecciare i ricordi e a trasformarli in un film", spiega Basholli. La sceneggiatrice ginevrina l'aveva già affiancata per il fortunato "Hive" (2021). "Anche questa volta è riuscita davvero bene a immedesimarsi nella mia storia, molto personale. Ed è un po' più strutturata di me: ha reso la sceneggiatura più compatta."

Il film "Hive", che ha segnato il suo debutto sul grande schermo, si è aggiudicato, fra gli altri, un Gran premio della giuria, un Premio alla regia e il Premio del pubblico al Sundance Film Festival, negli USA.

Anche "Dua" ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui un premio della Semaine de la Critique al Festival di Cannes, assegnato alla regista e alla co-sceneggiatrice. Inoltre, come già "Hive" nel 2022, il film è stato scelto dal Kosovo come candidatura ufficiale agli Oscar 2027 per il miglior film internazionale. All'ultima edizione dello Zurich Film Festival, terminata domenica, "Dua" era in concorso nella sezione lungometraggi e ha ottenuto una menzione speciale della giuria.

La guerra è un tema che non riesce a lasciarsi alle spalle? "Una volta mi hanno effettivamente chiesto se volessi passare alla storia del cinema come 'regista di guerra'. Naturalmente non voglio assolutamente essere etichettata o rinchiusa in una categoria. Non è stata una scelta consapevole tornare a occuparmi di questo tema", afferma Basholli. "Scelgo temi che mi toccano."

"Dua" ha una dimensione universale e proprio per questo può mettere in discussione punti di vista ormai radicati. Il film colpisce profondamente perché richiama l'attenzione sull'umanità che persiste anche in tempo di guerra.

"Crescere a Pristina come albanese ed essere costantemente discriminata mi ha segnata. Per esempio, proprio come alla protagonista, anche a me è capitato che vendessero del pane raffermo invece di quello fresco, semplicemente per quello che ero. Da un lato mi sentivo piccola, dall'altro non capivo perché dovessimo essere diversi. In fondo anche noi guardavamo MTV, volevamo studiare, volevamo viaggiare, volevamo essere felici."

E riferendosi al presente aggiunge: "A volte dimentichiamo che dietro ai numeri dei rifugiati ci sono persone vere, persone del tutto normali."

Questo testo di Nina Kobelt, Keystone-ATS, è stato realizzato con il sostegno della fondazione Gottlieb e Hans Vogt.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni