In residenza alla Literaturhaus di Zurigo, scrive in persiano su identità, migrazione e personaggi fra due mondi; leggerà a Leukerbad
L'autrice iraniana Aliyeh Ataei è da febbraio "Writer in Residence" (autrice in residenza) alla Literaturhaus di Zurigo. Al Festival internazionale della letteratura di Leukerbad (VS) leggerà dai suoi racconti "Ciechi al rosso". Keystone-ATS l'ha intervistata.
Aliyeh Ataei è nata nell'arida regione di confine tra l'Iran e l'Afghanistan. È qui che la sua identità si è frammentata: "Odio i confini, hanno segnato tutta la mia vita", afferma in un'intervista con l'agenzia Keystone-ATS.
Per lei la questione dell'identità è sempre stata presente, anche se durante l'infanzia non riusciva a distinguere le persone provenienti dall'Iran da quelle provenienti dall'Afghanistan. A Teheran queste appartenenze sembrano più chiare.
Nella capitale iraniana, a seconda delle fonti, vivono circa due o tre milioni di persone di origine afghana. Nei dibattiti politici e sui social media vengono spesso ritenute responsabili dei problemi sociali o economici.
Molti dei personaggi di Ataei vivono a cavallo tra due mondi, spesso circondati da violenza, guerra, estremismo religioso e sfollamento. Anche quando decide consapevolmente di scrivere su qualcosa di completamente diverso, nel corso del processo compare improvvisamente un personaggio migrante o qualcuno alla ricerca di un senso di appartenenza. "A volte ho la sensazione che questi temi siano dei fantasmi che mi seguono. Non importa quanto cerchi di allontanarmi da loro, tornano sempre".
Per Ataei esistono tre tipi di persone: alcune sono come gli alberi e rimangono sempre nello stesso posto; altre lasciano un luogo e si costruiscono una nuova vita altrove; le terze si spostano continuamente per il mondo e sono sempre alla ricerca di qualcosa. "Cerco di capire a quale di queste categorie appartengo e se un giorno potrò tornare indietro e mettere radici anch'io".
Ataei descrive con acutezza, sensibilità e immediatezza. Conferisce ai suoi personaggi - spesso donne - capacità di agire e memoria. Sebbene non viva più in Iran da anni, continua a scrivere in persiano. "La lingua è diventata la mia patria. È ciò che mi mantiene in contatto con me stessa". Di solito la parla solo con i suoi personaggi nella sua mente. Quando a gennaio è tornata in Iran e all'aeroporto tutti parlavano persiano, per un attimo è rimasta sconvolta: "Per un istante ho pensato che non avrei più sentito i miei personaggi".
Si è recata a Teheran per motivi familiari e lì ha visto le tracce delle proteste represse. Quando, a fine febbraio, Israele e gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran, Ataei era già in Svizzera da un paio di settimane. "A volte non c'era quasi nessuno per le strade, tutto sembrava tranquillo. Ma dentro di me la guerra continuava."
Ogni rumore insolito, come ad esempio le campane della chiesa, la spaventava e le sembrava un allarme, una sirena o una bomba. Fortunatamente, è stata avvertita in anticipo delle celebrazioni del Sechseläuten. La cortesia qui in Svizzera le ricorda l'Iran. "Le persone si sforzano molto di preservare la dignità e l'orgoglio. Anche se non tutto mi piace dal punto di vista personale, lo rispetto perché nasce dal desiderio di essere umani e di convivere insieme". Apprezza anche la riservatezza svizzera; in qualità di scrittrice ama la tranquillità.
La sua idea della Svizzera è stata fortemente influenzata da Heidi, la serie animata giapponese che conosce fin dall'infanzia: "Per me Heidi era sinonimo di pace, vita in montagna, semplicità e senso di appartenenza. Questa immagine ha segnato profondamente la mia generazione". Oggi il mondo è cambiato. Per questo motivo, in residenza alla Literaturhaus di Zurigo, dove si trova per una durata totale di sei mesi, sta creando un nuovo personaggio di Heidi, che trasmetta senso di appartenenza e speranza anche a chi cresce in condizioni completamente diverse.
A Leukerbad (VS), Ataei leggerà estratti della sua unica raccolta di racconti finora tradotta in tedesco "Im Land der Vergessenen", la cui versione italiana è "Ciechi al rosso" (Utopia 2026), venerdì alle 14:00 e sabato alle 17:00.
Purché consapevole che il crescente interesse per i suoi testi sia legato all'attuale situazione politica, non sente la responsabilità di spiegare la cultura iraniana o il popolo iraniano. "Scrivo perché voglio raccontare la verità nel modo più sincero possibile, sapendo che la verità non è sempre univoca. La mia unica responsabilità è quella di essere onesta con me stessa", spiega.
Trova paradossale che l'Occidente voglia leggere storie provenienti da regioni in cui le stesse potenze occidentali causano danni. "I Paesi potenti attaccano gli altri, conducono guerre, lasciano dietro di sé distruzione - e poi ci viene chiesto di spiegare le conseguenze. Perché la responsabilità di rendere comprensibile ciò che è accaduto ricade su chi è sopravvissuto?". Per questa domanda non ha una risposta.