Il ricordo/1

La voce dell’indimenticabile Rose

La scomparsa di Franca Canevascini, uno dei grandi personaggi femminili delle scene teatrali e televisive della Svizzera italiana

(Ti-Press)
16 marzo 2026
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Aveva compiuto 90 anni lo scorso 28 agosto: Franca Canevascini poteva e sapeva raccontare con ironia e tenerezza quello che è stato un lungo percorso biografico segnato in famiglia (una famiglia di “verzasca”) dall’emigrazione in America, che ha visto non pochi suoi parenti rimanere oltre oceano ispirando in lei uno dei più noti e riusciti ‘personaggi’ del teatro radiotelevisivo della nostra storia culturale: la ‘Rose’, tornata in Ticino dagli Stati Uniti, innamorata del suo Jack, a cui scrive lettere piene d’affetto e a cui racconta, in una lingua tutta sua, in cui convivono il dialetto verzaschese e l’inglese, quello che pensa e che vive, così come quello che “remembra” (per usare un suo qualificante e suggestivo vocabolo molto ricorrente).

Nata nel 1935 a Tenero (dove si è spenta ieri), Franca Canevascini è rimasta orfana di madre molto giovane: già a quattordici anni le toccava “fare i mestieri” in casa, soprattutto cucire e cucinare. La sua formazione scolastica, non per caso, la porterà a ottenere il diploma di sarta, mentre la passione per la cucina la condurrà, negli anni ’90 a essere protagonista televisiva di un noto e storico programma della Rsi (allora ancora Tsi), ovvero ‘Cosa bolle in pentola’ con Bigio Biaggi. Ma prima, a cominciare dagli anni ’60, si era mostrata naturalmente dotata per la recitazione: partecipa a un concorso indetto dalla Radio (e soprattutto da Sergio Maspoli) per far parte della compagnia dialettale, e lo vince, convincendo il noto regista e autore anche grazie alla sua spontanea imitazione della parlata dei suoi parenti americani.

Nel 1970 nasce la ‘Rose’ con i suoi monologhi e poi in coppia con un altro mostro sacro della nostra scena dialettale, l’indimenticato Quirino Rossi. Presenza fissa nel cast de ‘Il minestrone’, programma radiofonico seguitissimo, passa dalla collaborazione con alcune filodrammatiche alla partecipazione, per tre stagioni, alla tournée del ‘Cabaret della Svizzera italiana’, apparendo sempre più regolarmente anche in televisione, fino all’approdo, come detto, nella cucina del Bigio. Alla cucina Franca Canevascini ha dedicato anche alcune pubblicazioni: si pensi ai volumi, editi da Fontana, di ‘Buon appetito Rose’ e di ‘Cibo e vino, connubio divino’.

Con la sua scomparsa se ne va una figura importante e conosciutissima non solo della Rsi, ma del nostro territorio e della sua storia; con l’invenzione della ‘Rose’ ci ha ricordato, con finezza e ironia, quello che è stato un passato, non poi tanto lontano, in cui anche dal Ticino, dalla Svizzera italiana, molti hanno dovuto emigrare e fare i conti con condizioni di vita che hanno avuto testimonianza acuta nei libri, ad esempio, di Giorgio Cheda e in non pochi documentari che la nostra radio e televisione hanno realizzato nel tempo, sin da ‘Riuniti per Natale’. L’animo vallerano, verzaschese, in Franca Canevascini si esprimeva in scena con consapevolezza e naturalezza, come una delle tante e cruciali componenti della nostra realtà, facendo del suo personaggio una sorta di vera e propria ‘maschera’, indimenticabile.

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