Culture

Giuliano da Empoli guarda nell'abisso della politica mondiale

16 settembre 2025
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Poco dopo che la pellicola tratta dal suo romanzo "Il mago del Cremlino" (2022) ha festeggiato la prima mondiale alla Mostra del cinema di Venezia, esce "L'ora dei predatori" dello scrittore, saggista e consigliere politico italo-svizzero Giuliano da Empoli. Si tratta di una raccolta di saggi in forma di diario che ripercorre circa vent'anni di politica mondiale.

Scrivere di politica non è facile al giorno d'oggi, perché ciò che è accaduto ieri potrebbe essere già completamente sorpassato o non essere più di alcuna attualità. Da Empoli cerca di comprendere questo fenomeno nel suo saggio "L'ora dei predatori" (tradotto dal francese per Einaudi, 2025), nel quale descrive le sfide attuali e future che ne derivano.

Come in un diario, corredato sempre dalla data e dal luogo, da Roma nell'ottobre 1998 a Berlino nel dicembre 2024, l'autore illustra momenti della propria carriera politica. Dal 2006 al 2008 Da Empoli è stato consulente dell'allora Ministro della Cultura italiano Francesco Rutelli e dal 2009 assessore alla cultura di Firenze sotto il sindaco Matteo Renzi. Quest'ultimo è diventato presidente del Consiglio dei ministri italiano nel 2014 e Da Empoli il suo consigliere politico.

Lo scrittore fantastica su cosa succederebbe se le persone più potenti del mondo si trovassero improvvisamente tutte nello stesso posto. Scrive di questioni d'attualità all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di giochi di potere tra agenti di sicurezza di diversi Paesi o di una cena alla Fondazione Obama.

Sono osservazioni e assurdità di un mondo che alla maggior parte di noi rimane sconosciuto. Da Empoli sa, ad esempio, che dopo la sua rielezione nel novembre 2024 il presidente americano Donald Trump ha chiamato diversi capi di Stato stranieri per annunciare ridendo: "Ha ha ha, sono tornato!".

La politica, un luogo di predatori

Da Empoli fa la distinzione tra un vecchio e un nuovo mondo. Nella prefazione scrive che il suo "piccolo libro" cerca di "catturare il respiro di un mondo nel momento in cui precipita nell'abisso e la gelida ascesa al potere di un altro che prende il suo posto".

I predatori del nuovo mondo sono da un lato i signori della tecnologia, dall'altro singoli attori del nostro tempo come il presidente argentino Javier Milei, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman o il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo alcune voci, quest'ultimo avrebbe solo finto di recarsi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2024 per indurre Hezbollah a abbassare la guardia. "Nel nuovo mondo, l'ONU è solo un'esca che si usa per colpire i propri nemici quando meno se lo aspettano", scrive Da Empoli nella prima pagina del suo diario da New York, nel settembre 2024. Tali istituzioni democratiche e i diritti umani non avrebbero più il minimo valore nell'ora dei predatori.

Caos e intelligenza artificiale

Come scrittore, Da Empoli vede il proprio ruolo come quello del tipo "di cui non si capisce bene cosa ci faccia lì e che, secondo ogni logica, non dovrebbe essere seduto al tavolo". Osserva, scrive e cerca il senso.

Una cosa è chiara: negli ultimi 20 anni, il campo d'azione della politica si è notevolmente spostato. Oggi la campagna elettorale e la propaganda avvengono soprattutto nel settore digitale, dove da alcuni anni si aggiunge anche l'intelligenza artificiale (IA). Da Empoli vede con occhio critico il fatto che Trump affidi intere parti del suo governo alla Silicon Valley e prevede un "futuro post-umano senza il minimo meccanismo di sicurezza".

L'autore paragona il disorientamento medio nei confronti della tecnologia a "Il castello" o "Il processo" di Franz Kafka. Infatti, alla fine nessuno sa realmente come l'IA prenda le decisioni; nemmeno gli sviluppatori lo sanno. Da Empoli vede quindi un futuro cupo: "La finestra temporale in cui sarebbe stato ancora possibile istituire un sistema di regolamentazione si è chiusa oggi".

Al più tardi nelle note e nella bibliografia alla fine del libro diventa chiaro quante conoscenze politiche, storiche, tecniche o letterarie Da Empoli presuppone in queste 100 pagine. Ciò solleva la questione di chi dovrebbe effettivamente leggere questo libro. Perché alla fine rimane una descrizione di cose già note, una caduta senza via d'uscita nell'abisso, che in parte si legge in modo divertente, in parte è sovraccarica di riferimenti.

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