Culture

Nel mirino della Leica, 100 anni di un racconto nuovo

Da Wetzlar, cittadina tedesca nella quale è nata, prende il via la festa per la fotocamera che ha scritto la storia

Appuntamenti anche a Dubai, Milano, New York, Shanghai e Tokyo
(Keystone)

Il celebre volto di Che Guevara, la bimba nuda e terrorizzata in strada dopo un bombardamento al napalm in Vietnam, il miliziano spagnolo colpito a morte da un proiettile, James Dean avvolto in un cappotto scuro sotto la pioggia a New York, l'immagine mossa dei soldati americani sulla spiaggia dello sbarco in Normandia, il pugno in primo piano di Cassius Clay, i soldati russi che issano la loro bandiera sul Reichstag nella Berlino liberata dal Nazismo, il marinaio che bacia l'infermiera a Times Square come simbolo della guerra finita. Sono alcuni tra i momenti memorabili dei cento anni di storia entrati nel mirino della Leica, la mitica macchina fotografica che ha rivoluzionato il racconto per immagini e ha accompagnato la vita di grandi maestri, da Alberto Korda a Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Elliott Erwitt, Gianni Berengo Gardin, Sebastião Salgado, Steve McCurry.

Alla Fiera della Primavera

La prima fotocamera 35 mm prodotta in serie, più pratica e maneggevole, fu presentata proprio un secolo fa alla Fiera di Primavera di Lipsia. Per anni ci aveva lavorato l'ingegnere ottico Oskar Barnack mettendola a punto nello stabilimento della Leitz a Wetzlar, a 60 chilometri da Francoforte. La cittadina tedesca ha festeggiato il compleanno particolare di Leica – dal nome di Ernst Leitz, il fondatore dell'azienda che poi la produsse, e Camera, macchina fotografica – per una settimana alla fine dello scorso giugno con tre grandi mostre aperte fino a settembre, eventi, un'anteprima del film documentario ‘Leica, A Century of Vision’ con alcuni tra i più grandi fotografi del nostro tempo e un'asta di una delle fotocamere più rare della storia, la Leica serie 0 n. 112 del 1923, battuta per 7,2 milioni di euro. Con il motto “Cent'anni di Leica: testimone di un secolo”. Le celebrazioni della macchina fotografica si snodano in appuntamenti anche a Dubai, Milano, New York, Shanghai e Tokyo, con progetti culturali ed edizioni speciali del prodotto come la Leica M11 100 Years of Leica ‘Wetzlar Germany’ limitata a cento esemplari. “La fotografia, in quanto medium, è estensione tecnologica dell'uomo. E così Leica è stata determinante nell'evoluzione dell'espressività fotografica del Novecento, con un impatto profondo sul fotogiornalismo e sulla fotografia di reportage”, dice all'Ansa Giovanni Fiorentino, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell'Università della Tuscia e presidente della Società Italiana per lo Studio della Fotografia (Sisf).

KeystoneCarrellata

Racconto visivo

Piccola, facile da maneggiare permettendo di scattare le foto in sequenza con qualità e rapidità, “la Leica ha contribuito a trasformare la fotografia in forma di racconto visivo immediato e personale. Ha reso possibile una nuova libertà espressiva portando l'obiettivo dentro la realtà e al centro dell'azione”. Già molto prima della stagione del fotogiornalismo epico, osserva il docente, fotografi come Ilse Bing e André Kertész mostrarono che questa macchina poteva diventare un prolungamento dello sguardo, ideale per esplorare la modernità urbana, la vita quotidiana e la sperimentazione formale. “La Leica serviva a vedere diversamente, prima ancora che a documentare. Lo ‘sguardo portatile’ aprirà la strada al fotogiornalismo e alla fotografia umanista dei decenni successivi”. Ilse Bing, ricorda Fiorentino, è una delle prime fotografe a usare sistematicamente la Leica per fotografia d'arte, di strada e di moda, sperimentava con angolazioni insolite, geometrie urbane, contrasti forti. Il suo ‘Autoritratto con Leica’ (1931) “rappresenta un'immagine potente e modernissima per l'epoca: la fotografa è allo specchio con la Leica puntata verso di sé, un gesto di consapevolezza professionale straordinario per una donna negli anni 30”.

Testimone silenziosa

La Leica viene accolta in contesti d'uso molto diversi, “per rompere con la fotografia statica del passato generando un linguaggio dinamico e moderno”, spiega il docente citando Alexander Rodchenko, tra i punti di riferimento del Costruttivismo russo e Lucia Moholy, moglie di László Moholy-Nagy, intellettuale legata al Bauhaus, tra le prime donne a usare la fotografia come documentazione attiva del pensiero architettonico e artistico moderno, e ancora Henri Cartier-Bresson e Robert Capa come i modelli del fotografo perennemente con la Leica al collo, il cuore del Novecento, i padri di Magnum e del reportage moderno. “Nell'Italia del secondo Novecento – osserva – fotografi come Gianni Berengo Gardin e una serie infinita di fotoreporter, molti ancora attivi oggi, hanno raccontato le trasformazioni della società italiana del dopoguerra attraverso il mirino della Leica, compagna di viaggio e testimone silenziosa dei grandi cambiamenti storici, adottata da fotografi umanisti, militanti, artisti e giornalisti, capaci di trasformare la cronaca in memoria visiva".

Fino al 21 settembre a Wetzlar si possono visitare le mostre ‘The Pleasure of Seeing’, all'Ernst Leitz Museum, dedicata a Joel Meyerowitz, pioniere della fotografia a colori e testimone visivo della società americana dagli anni Sessanta; ‘Augenzeuge’ (Testimone oculare), alla Leica Galerie, sulla testimonianza intensa e coraggiosa di Édouard Elias, fotogiornalista francese impegnato a raccontare le crisi umanitarie del nostro tempo; ‘These Are the Days’, raccolta intima e personale di scatti del musicista e fotografo Jamie Cullum.

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