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Pippo Pollina (Facebook official)
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laR
 
02.01.2022 - 16:52

Tra le ‘Canzoni segrete’ di Pippo Pollina

A Zurigo, a casa del cantautore di origine siciliana, per la presentazione del nuovo album in uscita il prossimo 7 gennaio

di Elda Pianezzi
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È avvenuta in una grigia giornata di novembre – nell’intimità della sua casa di Zurigo, davanti a un gruppetto di giornalisti – la presentazione del nuovo album di Pippo Pollina. Disponibile in via ufficiale su CD e vinile solo a partire dal 7 gennaio, l’opera, intitolata ‘Canzoni segrete’, è composta da 14 brani, 13 dei quali inediti. In attesa dell’uscita, su YouTube si può già ascoltare il primo brano: ‘Una musica anche domani’. Online le altre canzoni saranno invece disponibili solo su iTunes, a pagamento quindi. Una decisione, questa, che in ambito musicale si discosta dalla pratica, dovuta anche alla pandemia, di essere presenti in contemporanea su più piattaforme digitali. È un passo coraggioso, un modo diverso di affrontare la crisi dell’industria discografica, afflitta sia dal calo delle vendite che dal lungo periodo di assenza di concerti dal vivo. Le canzoni, bloccate dal lockdown, sarebbero dovute uscire a gennaio di quest’anno. L’attesa ha permesso a Pippo di lavorarci sopra un po’ più a lungo, fra Palermo, Parigi, la Svizzera e la Germania.

Come si intuisce dal titolo, l’opera ha un carattere raccolto, frutto – come chiarisce il produttore Michael Musiol – di un periodo difficile, costellato da eventi familiari tristi, a volte tragici. Sono canzoni segrete perché, spiega Pippo, figlie di un processo di evoluzione artistica: “Da giovani si ama condividere le proprie scoperte e le proprie passioni con una larga cerchia di amici. Invecchiando si tende invece a tenere per sé e per pochi cari ciò che più si ama. Con la musica succede qualcosa di simile: ci sono canzoni che preferisco condividere in modo limitato. Se una cosa viene spartita fra tanti è come se perdesse peso, sostanza”. Con questo album Pippo Pollina si apre al grande pubblico, infondendo però alle sue canzoni una dimensione privata, di raccoglimento. Una contraddizione, questa, dettata anche dall’età: Pollina non vuole rischiare di trasformarsi in una macchietta, come succede per esempio ai musicisti che negano il passare del tempo imitando sé stessi da giovani.

Durante la tournée promozionale che si terrà in Svizzera nella prossima primavera saranno presenti anche 100 bambini della scuola Rheinau di Coira tra gli 8 e i 12 anni, che daranno vita a un coro davvero originale.

Alla fine della presentazione, Pippo trova il tempo di rispondere velocemente a qualche nostra domanda.

Raccontaci qualcosa su ‘Léo’, l’unica canzone non inedita dell’album. Com’è nata?

‘Léo’ è stata scritta insieme a Georges Moustaki in omaggio a Léo Ferré. L’idea d’inserirla nell’album mi è venuta dopo aver avuto conosciuto Celia Reggiani, pianista e musicista, figlia del famoso Serge Reggiani musicista (anche lui) e attore. Con lei ho dato vita a un duetto in italiano e francese. Da Léo Ferré sono rimasto folgorato da ragazzo, ascoltando ‘La solitude’ in traduzione italiana, un brano che mi avevano consigliato nel negozio di dischi dove andavo all’epoca.

Nell’album vi sono generi musicali diversi, dal rock, al blues, al folk fino ad arrivare alla musica classica o al bolero. In quale di questi ti senti più a tuo agio?

Anche se appaiono molto diversi, i brani sono legati da un filo conduttore. Nei miei 35 anni di carriera musicale ho sempre cercato di “sporcare e bagnare” le canzoni in tutte le acque possibili, facendo in modo che si contaminassero con gli stili più disparati. L’importante per me è che al centro rimangano ben saldi melodie e testi.

A eccezione di ‘Abbiamo tutti’ (critica al mondo commerciale e alla ricerca della notorietà), queste tue ultime canzoni sono generalmente personali e intimiste. Hai temporaneamente rinunciato ai temi politici?

No, i miei interessi non sono cambiati. Passando da una fase all’altra della vita si dà più importanza a certi temi piuttosto che ad altri. Al momento sono le questioni legate all’interiorità – la nascita, la vita la morte, gli addii – che sono per me più urgenti. L’album contiene comunque anche un’altra canzone che tocca un argomento sociale di grande rilevanza: Pizzolungo, dedicata a Margherita Asta, la sopravvissuta a una strage di mafia che ha perso la madre e i due fratelli.

Ascoltando il nuovo album ci sono sonorità che ricordano Guccini, Paolo Conte, Enrico Ruggeri, Battiato o De Andrè. È una scelta?

Io faccio parte di una scuola, una scuola nobile. È quindi naturale che ogni tanto, qua e là, nella mia musica siano presenti elementi che vi fanno riferimento. Cerco però di andare sempre per la mia strada non facendomi influenzare troppo.

Nei paesi di lingua tedesca rappresenti l’italianità. Ti capita di non essere compreso o di sentirti ridotto a uno stereotipo?

Dipende dall’interlocutore: succede se non è in grado di andare oltre, facendomi domande che non permettono risposte più articolate e meno ovvie. Io non ho problemi a staccarmi dagli stereotipi e a presentare la mia personale forma d’italianità.

Spesso chi emigra è un animale esotico all’estero e un incompreso in patria. Che rapporto hai con la Sicilia e con l’Italia?

Non mi lamento: ho buon rapporto con le mie origini. Certo, scegliendo di abitare qui ho deciso di dare più attenzione a un pubblico non italofono, quindi il processo di diffusione della mia musica in Italia risulta più rallentato, anche se dove arriva di solito mette radici. Cerco comunque di rimanere in contatto il più possibile con la mia terra natia portandomi appresso il bagaglio di esperienze accumulate all’estero.

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