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04.12.2021 - 10:35

Il Duo Kirsch sul ponte del tempo

Martedì 7 dicembre al Teatro Foce, Stefano Moccetti (chitarra) e Anton Jablokov (violino), progetto nato tra il Csi e il lockdown

di B.D.
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‘Godiamo del privilegio di avere a disposizione cinquecento anni di compositori e relative tecniche compositive’

Partiamo dal nome. «Ne abbiamo cercato a lungo uno che fosse facile da ricordarsi. Ma doveva essere un nome da spendere anche al di fuori del Ticino. E poi volevamo che dicesse qualcosa». Nello specifico, «esprimere il nostro desiderio di essere una ciliegina sulla torta, sulla vita di chi ascolta». E quindi Duo Kirsch, che in ordine assolutamente casuale sono: Stefano Moccetti (chitarra classica), luganese formatosi nel locale conservatorio sotto la guida di Lorenzo Micheli, Master in Music Performance nel 2019, oggi dottorando in corso presso il TU Dublin Conservatory of Music and Drama. E poi Anton Jablokov (violino), nato nel 1989 in Slovacchia, a Bratislava, da una famiglia di musicisti, formatosi in Svizzera e Germania, Master of Specialized Performance nel 2017, studi con Sergej Krylov a Lugano e i palchi più prestigiosi d’Europa insieme al fratello nei Violin Brothers (attesi il prossimo anno da un’arena da 9mila posti). Jablokov che è anche il nostro interlocutore nel presentare il duo che martedì 7 dicembre alle 20.30 al Teatro Foce di Lugano, affascinato dalla musica popolare e dall’improvvisazione, porta il proprio stile personale che unisce classico e tradizionale. Con uno scopo: «Vorremmo che la nostra musica piacesse a tutti, non soltanto ai fruitori di quella classica».

Con Brahms a far da ponte

Le affinità elettive tra Moccetti e Jablokov – a parte l’essere di famiglie assai numerose (il primo batte il secondo con sei fratelli a cinque) – sbocciano a Lugano durante gli anni di Conservatorio, ostacolate dalla frenetica attività di Jablokov in Irlanda e Inghilterra. «Lo scorso anno, dopo tre mesi di lockdown passati a studiare da solo, mi sono chiesto chi in Ticino avrebbe potuto suonare con me. E mi sono ricordato di Stefano». La ritrovata collaborazione ha avuto una prima sua ufficialità la scorsa estate in occasione del LongLake Lugano Festival, sulla scia di brani e arrangiamenti originali scritti a quattro mani, per un concerto che inizia dalla classica e che ha in Brahms un ponte che porta a – tra gli altri – Saint-Saëns e ‘Tico-tico’, e a composizioni proprie. «Stiamo scrivendo variazioni sulla Follia, tema medievale sul quale si sono calati già più di 150 compositori. Stiamo affinando la nostra versione, in cui iniziamo dal Barocco per fare un viaggio attraverso vari stili».

Jablokov si spende anche in ambiti jazzistici, «un’altra delle cose nate durante la pandemia, in occasione di uno spettacolo teatrale del quale, con Danilo Boggini, ero tra i musicisti. Durante le pause abbiamo suonato del jazz e Danilo mi ha chiesto di entrare nel suo progetto manouche». Che oggi si chiama Hot Club de Suisse e che per Jablokov rappresenta un piccolo flashback: «Ho ascoltato sin da piccolo Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. Mio padre, violinista classico, quando avevo 14 anni mi regalò un loro disco. Non mi ci ero mai cimentato, lo sto facendo ora».

Cinquecento anni di scelta

Il Duo Kirsch, per il momento, resta duo, almeno nei progetti più immediati: «Stiamo componendo in questo modo e non manca assolutamente nulla. Stefano fa cose difficilissime sulla chitarra, non serve altro. In futuro, se dovesse esserci un’orchestra, ci penseremo. Anche con mio fratello, in Irlanda, è accaduto così: da un organico piccolo, una volta arrivati sui grandi palchi, abbiamo adattato le composizioni a un organico più esteso». Già il duo chitarra classica-violino, tra l’altro, è un piccolo evento: «Malgrado Paganini suonasse entrambi gli strumenti e componesse suonate per questa combinazione – spiega Jablokov – la nostra non è l’accoppiata più frequente che ci sia. Almeno non frequente come quella tra violino e pianoforte. Oggi, finalmente, ci aiutano i microfoni. In passato, la difficoltà di questa convivenza stava nel problema di non riuscire a suonare nelle grandi sale, per il fatto che la chitarra classica non ha un suono sufficientemente potente per equilibrare quello del violino».

Per chiudere, un tributo ai predecessori, decisamente molti: «Godiamo del privilegio di avere a disposizione cinquecento anni di compositori e relative tecniche compositive. Possiamo scegliere da un’infinità d’ingredienti, e a volte è anche difficile». (biglietti su www.biglietteria.ch).

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