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24.11.2021 - 10:59
Aggiornamento : 16:07

Calicantus, ‘Somebody to love’ tra Losone e Montreux

È ‘una botta di vita’ il tributo del coro diretto da Mario Fontana a Freddie Mercury, del quale oggi ricorrono i trent’anni dalla morte

di B.D.

Mario Fontana ha l’età per ricordarsi di quando uscì ‘Somebody To Love’. Meno il suo Calicantus, scuola di canto da cui il coro, nato a Locarno due anni dopo la morte di Mercury. Che cade oggi, trent’anni dopo. Ma con il ‘Bohemian Rhapsody’ film, chi siano stati i Queen lo sanno anche i bimbi dal Fontana diretti. Per l’occasione, la scorsa estate, il direttore ha preso con sé il coro da concerto (quelli tra i 10 e i 19 anni) e l’ha portato a Montreux per registrare un personalissimo tributo a Freddie Mercury e indirettamente alla canzone (ma vale anche il viceversa). Un tributo, il ‘Somebody To Love’ del Calicantus, da oggi su YouTube con i colori dell’arcobaleno. «La versione del brano nasce nel 2019 – spiega Fontana – ma coltivavo la possibilità di avere un giorno una ministoria che trattasse del tema dell’arcobaleno, concetto dal quale ognuno può trarre il significato che preferisce, tanto quello di pace che quello di libertà sessuale. Di questa disperata, fortissima richiesta d’amore che arriva dalla canzone abbiamo parlato con i ragazzi. Abbiamo anche parlato di come 30-40 anni fa l’omosessualità fosse una parola quasi impronunciabile».

‘Somebody To Love’ è la prima di due produzioni. Presto seguirà il Calicantus alle prese con ‘Don’t Stop Me Now’, in un ordine un po’ scombussolato dalle restrizioni pandemiche, tutt’altro che lievi in fatto di cori. «L’idea non è la cover, non è l’imitazione, ma una almeno temporanea ‘bolla’ in cui i giovani possano convogliare la propria gioia, quei giovani ai quali affidiamo il futuro e che nella trasparenza e spontaneità dell’approcciare il mondo e la vita sono in grado di legittimare qualsiasi differenza. Freddie Mercury, inoltre, porta il discorso su piani ulteriori, non ultimo quello dell’Aids, altra occasione di riflessione».

Il video è un’esplosione di colori, sorrisi, corse sui prati e ‘istantanee’ dai luoghi cardine della Montreux di Mercury, statua inclusa, chiuso da un ‘grazie’ alla Mercury Phoenix Trust per la concessione di filmare nei Mountain Studios che furono all’interno del Casinò. La musica e altre immagini live arrivano invece dalla Losone dello Studio Canaa di Mauro Fiero, che in questa ‘Somebody To Love’ tutta ticinese suona il basso, e con lui Mirko Roccato alla chitarra, Andi Appignani al pianoforte e Italo Pesce alla batteria, con voce solista affidata a Zeno Gatti. «Montreux ha emozionato tutti, non solo i giovani più rockettari», spiega il direttore. «È stata un’infarinatura di musica rock anche per i più piccini, venuti a conoscenza, per esempio, che il primo concerto dei Rolling Stones fuori dal Regno Unito si tenne lì, o dell’incendio durante il concerto di Frank Zappa, che portò i Deep Purple a scrivere ‘Smoke On The Water’. È stato un momento speciale, è stato un sentirsi valorizzati». Complice uno dei Freddie Tours che a Montreux portano i turisti sulle tracce, ampie e visibili, dei Queen.

[...] Ooh, each morning I get up I die a little / Can barely stand on my feet [...]

«Un viaggio con quaranta giovani è stato impegnativo – conclude Fontana –, ma siamo abituati a uscire dai confini ed era importante che ciò accadesse in questo particolare momento storico in cui si riprende a fare, ma con la sospensione sempre presente, anche nella sua irrazionalità. I giovani hanno la necessità di sentirsi parte di qualcosa d’importante, sanno cosa c’è da fare nel mondo ma possono immaginarlo soltanto se negli adulti vedono tracce di audacia». Il video è quindi, anche, «una botta di vita per tirarli su e tenerli coinvolti. L’incidenza di consultazioni pedopsichiatriche, soltanto in Svizzera, è altissima e a quell’alzarsi e sentirsi morire di cui canta Mercury nella prima strofa, a quel riuscire a malapena a stare in piedi rispondiamo con lo stimolo, con l’alzarsi e correre e andare per il mondo, perché la vita è qui».

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